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Economia: per Ben Bernanke USA meglio dell’Europa, ecco perché

Economia: per Ben Bernanke USA meglio dell'Europa, ecco perché

L’economia mondiale rischia una forte compressione a causa del peggioramento delle condizioni finanziarie in tutto il pianeta, mentre le pressioni della guerra e le fluttuazioni valutarie stanno mettendo in difficoltà i Paesi più deboli. Il concetto espresso da Ben Bernanke preannuncia un livello di allarme a cui i responsabili politici devono prestare molta attenzione. L’ex Governatore della Federal Reserve e neo premio Nobel all’economia ha tracciato un quadro sulla situazione generale in occasione della conferenza stampa presso la Brookings Institution di Washington. “Anche se i problemi finanziari non iniziano un episodio, nel tempo, se l’episodio peggiora le condizioni finanziarie, possono aggiungere al problema e intensificarlo, quindi è qualcosa a cui penso che dobbiamo davvero prestare molta attenzione”, ha detto.

Bernanke ha rimarcato però una differenza che esiste tra gli Stati Uniti e le altre parti del mondo. In USA il contesto è migliore rispetto alla crisi globale del 2008, ma in Europa il sistema finanziario potrebbe andare sotto pressione a causa della crisi energetica determinata dalla guerra Russia-Ucraina. Quanto ai mercati emergenti, questi “stanno fronteggiando una situazione di forza del dollaro e di deflussi dei capitali”, ha sottolineato.

 

Economia: il ruolo determinante della Fed

La Federal Reserve ormai rappresenta il punto di equilibrio del sistema economico mondiale. Secondo Josep Borrell, alto rappresentante dell’Unione Europea, la Banca Centrale americana sarà responsabile di una recessione dell’economia mondiale perseguendo la sua politica di aumento sistematico dei tassi d’interesse. A giudizio di Bernanke, l’istituto guidato da Jerome Powell deve affrontare una sfida molto difficile nel tentativo di pianificare un atterraggio morbido per l’economia, dove l’inflazione si abbassa senza però innescare una contrazione economica.

Con Bernanke alla guida, la Fed è riuscita a raggiungere l’obiettivo di inflazione del 2% nel 2012, avendo cura di gestire gli alti e bassi dell’economia in quel periodo. “Quello che dovrebbe essere tenuto a mente è che l’obiettivo di inflazione è un obiettivo a medio termine”, ha detto l’economista, “non deve essere soddisfatto entro sei mesi o qualcosa del genere”. La Banca americana si prepara ora a un altro corposo rialzo del costo del denaro nella riunione dell’1-2 novembre. Negli ultimi tre incontri il tasso di riferimento è stato aumentato sistematicamente di 75 punti base e le attese sono per la stessa linea nei due meeting che rimangono fino alla fine dell’anno.

Una qualche forma di accomodamento monetario non è in alcun modo contemplato, soprattutto dopo gli ultimi dati sull’occupazione americana che hanno rilevato un mercato del lavoro in ottima salute. La Fed, infatti, presta grande attenzione a come si muove la forza lavoro in USA per decidere se forzare la mano o meno nella sua stretta monetaria. Se su quel fronte non ci sono preoccupazioni, l’istituto centrale vede la strada più libera per stringere senza l’assillo di creare disoccupazione nel Paese. “I responsabili politici inizieranno a bilanciare i loro obiettivi gemelli di stabilità dei prezzi e massima occupazione nella definizione della politica monetaria”, ha affermato Bernanke.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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