Economia USA: soft landing, stagflazione o crollo? Ecco 3 scenari possibili
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Economia USA: soft landing, stagflazione o crollo? Ecco 3 scenari possibili

Economia USA: atterraggio morbido, stagflazione o crollo? ecco 3 scenari possibili

Le discussioni su quale sarà il destino dell’economia USA nei prossimi mesi si fanno sempre più incandescenti, con svariati temi che si intrecciano tra di loro aumentando le incertezze per chi deve prendere delle decisioni politiche. La situazione in effetti è molto ingarbugliata. L’inflazione è la mina vagante che rischia di radicarsi in maniera devastante nel tessuto economico del Paese, frantumandolo con una recessione molto pericolosa. Soprattutto ora che famiglie e imprese hanno iniziato a vedere la luce dopo il terribile periodo pandemico, con il mercato del lavoro che ha recuperato i milioni di occupati sterminati 2 anni fa e si è avvicinato allo stato di piena occupazione.

Adesso vi è la Federal Reserve di mezzo. Per oltre 10 anni dopo la grande crisi del 2008 la Banca Centrale è stata un’ancora di salvezza per l’economia e i mercati finanziari; ora il suo ruolo è di difficile interpretazione. La sua politica aggressiva sui tassi e sulla circolazione del denaro è un male necessario per dare uno stop all’inflazione, impedendole di fare altri danni. Il prezzo da pagare però può essere molto alto: stagflazione e crollo dei mercati.

Ogni giorno che passa peraltro risulta sempre più sbiadito quel messaggio di atterraggio morbido di cui si è parlato a lungo e visto più come una speranza che come una reale possibilità di accadimento. Purtroppo l’impressione è che l’impatto non sarà affatto morbido né riguardo l’economia né con riferimento alle Borse. E il crollo dei mercati finanziari in questo 2022 lo sta ribadendo a gran voce.

 

Economia USA: gli scenari possibili

Ma al di là delle sensazioni, è possibile un atterraggio morbido? Il rebus da risolvere riguarda i salari e l’inflazione. Un aumento delle buste paga, cosa quasi scontata vista la carenza di manodopera, sosterrà la domanda ed eviterà forse una recessione. Nel contempo però acuirà lo squilibrio nel mercato tra la domanda e l’offerta, dati i vincoli alla catena di approvvigionamento. Di conseguenza, scatenerà una nuova ondata di inflazione e quindi maggiore inasprimento dalla Fed. Ma anche qui, l’enigma. Quanto sarà intenso l’inasprimento? Troppo lento non servirà per arrestare la crescita dei prezzi per i beni e servizi; troppo forte limiterà la domanda e potrebbe comportare un crollo delle attività.

A questo punto si possono immaginare 3 scenari, uno ottimistico e gli altri 2 un po’ di meno. Il primo scenario consiste in una Banca Centrale che attraverso l’inasprimento riesce a contenere la pressione sui salari, facendo scendere gradualmente il tasso d’inflazione. In questo modo si evita il tracollo finanziario mantenendo alta la crescita dei consumi, sebbene a un ritmo un po’ più lento per via delle restrizioni monetarie.

Il secondo scenario comprende un atterraggio non proprio morbido della Fed, la quale assumerà un atteggiamento aggressivo che fa abbassare i prezzi degli asset. Condizioni finanziarie più aspre significano aumento delle insolvenze e le crisi soprattutto nei mercati emergenti tracciano un contesto esterno poco favorevole per l’economia USA. Alla fine l’inflazione sarà anche abbattuta, ma pagando un salasso in termini di recessione che porta a perdita di produzione e ricchezza.

Il terzo scenario riguarda una politica della Fed che indebolisce i settori dell’economia sensibili ai tassi d’interesse, evitando però il crollo finanziario a livello di sistema. In questo caso l’inflazione persiste e riduce il potere d’acquisto delle famiglie. A ciò si unisce un maggiore costo di finanziamento che porta a un calo dei consumi e degli investimenti. L’economia entra in un circolo vizioso di recessione e inflazione costantemente sopra l’obiettivo del 2%.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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