Elezioni Mid Term: 5 punti chiave sul fronte dell'energia
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Elezioni Mid Term: 5 punti chiave sul fronte dell’energia

Energia: 5 punti chiave con le elezioni di medio termine in USA

Le elezioni di Mid Term negli Stati Uniti d’America si avvicinano e per l’energia rappresentano un momento molto importante sotto vari aspetti. L’appuntamento è all’8 novembre, esattamente due giorni dopo che prenderà il via il COP27, la conferenza mondiale sul clima quest’anno ospitata dall’Egitto, dove partecipano i principali rappresentanti dei vari Paesi a livello mondiale. Se alle elezioni dovessero spuntarla i repubblicani, tradizionalmente meno attenti alle questioni climatiche e più propensi alla produzione energetica, la presenza USA alla COP27 rischia di perdere di credibilità. Ma anche il seguito a livello governativo sarebbe di difficile gestione per i due anni che mancano alle urne presidenziali, dal momento che l’attuale inquilino alla Casa Bianca, Joe Biden, troverebbe parecchi ostacoli nella realizzazione dei suoi piani energetici a forte inclinazione ecologica.

 

Energia: ecco cosa potrebbe cambiare dopo le elezioni di mid-term

Queste elezioni di medio termine, quindi, hanno un forte significato per l’energia che potrebbe essere esplicato in 5 punti. Il primo si basa sulla guerra politica. Con i repubblicani in controllo del Congresso, la strategia energetica degli USA potrebbe essere orientata verso una maggiore produzione nazionale di gas e petrolio, snellimento della burocrazia e spostamento della catena di approvvigionamento fuori dalla Cina. Lo scontro con Pechino, quindi, potrebbe diventare più aspro, il che avrebbe sicuramente un certo impatto dal punto di vista energetico.

Il secondo punto riguarda l’energia green. I democratici in maggioranza punteranno sul lancio dell’Inflation Reduction Act, che prevede un pacchetto di spesa di 370 miliardi di dollari sottoforma di incentivi all’energia pulita che è stato approvato questa estate. Se dovessero spuntarla i repubblicani, questi dovrebbero avere una maggioranza di due terzi alla Camera e al Senato per abrogare il disegno di legge, cosa obiettivamente molto difficile. Tuttavia, potrebbero ostacolare le procedure per ottenere i finanziamenti per l’energia pulita durante i negoziati sul bilancio, interrompendo la fluidità delle operazioni governative.

Il terzo punto concerne la guerra a Big Oil sulla crisi climatica. I democratici hanno dato battaglia finora alle grandi aziende produttrici di combustibili fossili, ritenute responsabili dei cambiamenti sul clima, attraverso percorsi che hanno interessato audizioni fiume nel Congresso e indagini giudiziarie. Se i repubblicani dovessero conquistare Camera e Senato molti “processi” potrebbero arrestarsi e anzi indirizzarsi verso le politiche di spesa dell’Amministrazione Biden. Ad esempio, lo schieramento della destra americana potrebbe mettere in discussione l’uso delle riserve strategiche di petrolio da parte del Presidente USA e sondare la spesa nell’Inflation Reduction Act e nella legge bipartisan sulle infrastrutture.

Il quarto punto fa riferimento ai criteri ESG. I repubblicani hanno sempre visto gli investimenti ambientali, sociali e di governance come un tentativo della sinistra di fare guerre culturali nella politica energetica verso l’industria americana dei combustibili fossili. Questi investimenti rischiano di essere messi a freno con una maggioranza repubblicana, che tenterebbe di arginare ad esempio gli sforzi della Securities and Exchange Commission di effettuare imposizioni sulle emissioni di gas serra aziendali e su altre informazioni pertinenti ai rischi climatici. In questo contesto, i repubblicani potrebbero esortare grandi società di gestione come BlackRock ad aumentare i finanziamenti verso i combustibili fossili e ad abbandonare le velleità sugli ESG.

Il quinto punto si basa sui prezzi della benzina, argomento sempre molto acceso negli Stati Uniti. I repubblicani quest’anno ne hanno fatto un tema chiave per attaccare i loro avversari quando l’impennata dei prezzi del petrolio aveva fatto schizzare i prezzi alla pompa di benzina a oltre i 6 dollari al gallone questa estate. Adesso i prezzi si sono molto raffreddati, sebbene rimangano più alti di oltre il 60% da quando Biden è diventato Presidente alla Casa Bianca. Questo potrà diventare argomento di discussione rovente se dovessero manifestarsi altri focolai, con le pressioni che si farebbero più fitte per un maggiore utilizzo dei combustibili fossili qualora i repubblicani dovessero conquistare il Congresso.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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