Elon Musk: ecco perché acquisto Twitter riaccende scontro con SEC

Elon Musk: ecco perché acquisto Twitter riaccende scontro con SEC

Elon Musk: ecco perché acquisto Twitter riaccende scontro con SEC

A Wall Street Elon Musk ha fatto scalpore in questi giorni con l’acquisto di un pacchetto azionario del 9,2% di Twitter. Adesso però rischia di scontrarsi nuovamente con la Securities and Exchange Commission. Il motivo è di carattere procedurale. La Commissione di Borsa statunitense infatti impone di rivelare, attraverso un deposito normativo, le partecipazioni che superano il 5% del capitale dell’azienda acquisita entro 10 giorni. Musk lo ha fatto? Sì, ma con ritardo.

L’Amministratore Delegato di Tesla ha accumulato azioni del social network fino al 14 marzo, poi 11 giorni dopo ha lanciato il sondaggio su Twitter chiedendo ai followers se la piattaforma rispettasse o meno la libertà di parola e cosa bisognerebbe fare. In realtà il miliardario di origine sudafricana aveva già fatto, ma il punto è che il deposito normativo è arrivato lunedì 4 aprile, ossia ben 21 giorni dopo l’ultima tranches di acquisti di azioni Twitter.

 

Elon Musk: scontro senza fine con la SEC

Cosa rischia adesso Elon Musk dopo l’ultimo affronto all’Autorithy americana? In realtà molto poco, perché la SEC in situazioni del genere commina speso una multa che si aggira intorno ai 100 mila dollari, niente rispetto al patrimonio di circa 300 miliardi di dollari dell’uomo più ricco del mondo. La questione è un’altra, ovvero che continua la querelle tra l’istituto di regolamentazione statunitense e l’enfant prodige. Una situazione pesante che si trascina dal 2018, quando Musk fu accusato dalla SEC di rilasciare dichiarazioni false e fuorvianti agli investitori.

Nell’occasione, il CEO di Tesla annunciò proprio con un tweet che stava valutando di rendere privata Tesla a 420 dollari per azione e di ottenere finanziamenti assicurati. La reazione dei mercati fu molto violenta, con le azioni che salirono di prezzo in maniera forsennata e l’accordo annunciato che non vide mai la luce. Alla fine Musk raggiunse un compromesso con la SEC, pagando una multa di 20 milioni di dollari insieme a Tesla e rinunciando in via temporanea alla Presidenza della società.

Inoltre, era stata stabilita un’approvazione preliminare dei tweet di Musk se questi avrebbero potuto poi influenzare il prezzo delle azioni. Patto che non fu rispettato, perché il CEO nel 2020 ha twittato che le azioni Tesla avevano un prezzo troppo alto, facendo crollare le quotazioni e innescando la reazione furiosa della SEC. Quell’anno, Musk accusò l’agenzia americana di essere una commissione per l’arricchimento degli short seller e ironizzò in un post scrivendo che nell’acronimo SEC, la parola di mezzo è Elon.

L’ultimo capitolo delle baruffe tra i 2 si è avuto quest’anno, quando l’Autorità USA ha citato in giudizio Musk dopo che costui aveva chiesto ai suoi milioni di follower se dovesse vendere o meno il 10% delle azioni Tesla. Anche lì probabilmente la decisione era già stata presa. L’unica cosa certa è che le azioni del produttore di auto elettriche persero rapidamente di valore e questo non sfuggì all’occhio vigile dall’agenzia statunitense.

 

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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