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Energia: 5 risultati dalla guerra Russia-Ucraina

Energia: 5 risultati dalla guerra Russia-Ucraina

La guerra Russia-Ucraina ha generato sconquassi sotto il profilo finanziario per Mosca, con l’esclusione da SWIFT di 7 banche russe e il congelamento di 630 miliardi di dollari di riserve estere della Banca di Russia; meno dal punto di vista dell’energia. Sotto il profilo energetico infatti ancora non si sono configurate catastrofi, sebbene ci siano tutte le condizioni perché ciò avvenga nei prossimi giorni.

La situazione infatti è in continua evoluzione e misure estremamente restrittive sembrano inevitabili alla luce del fatto che il Premier russo Vladmir Putin non sembra intenzionato ad arretrare di un passo dai suoi intenti espansionistici e belligeranti. Finora comunque alcuni grandi effetti nel settore dell’energia si sono avuti. Questi i 5 principali.

 

Esodo delle grandi compagnie energetiche dalla Russia

Inizialmente Shell, Equinor e British Petroleum si sono tirate fuori dalla produzione in Russia, tagliando le partnership con il colosso energetico statale Gazprom. In seguito si sono aggiunte ExxonMobil e TotalEnergies che hanno annunciato di abbandonare i loro progetti nel territorio. Altri come Wintershall, partner di Gazprom nel gasdotto Nord Stream, hanno deciso di chiudere i rapporti con Mosca. La sensazione è che ormai ci sarà una reazione a catena e presto o tardi le più grandi aziende energetiche troveranno più conveniente ritirarsi che continuare.

 

Embargo in arrivo

Ancora in Europa si continua ad acquistare petrolio russo, con le quotazioni che sono arrivate a 140 dollari al barile, il massimo dal 2008. Tuttavia, la direzione che vuole prendere l’Occidente è quella di mettere l’embargo sulle importazioni di greggio proveniente dalla Russia. Il Canada ha già vietato l’import, gli Stati Uniti stanno valutando se farlo anche senza l’appoggio degli alleati. Europa e Gran Bretagna sono più titubanti, ma l’impressione è che presto potrebbero cedere. Putin potrebbe anticipare tutti però auto sanzionandosi.

 

Rilasci strategici

Nell’ultima riunione del 2 marzo, l’OPEC+ ha stabilito un aumento dell’offerta di 400 mila barili di petrolio come da attese. Questo non è abbastanza per contenere i prezzi record che potrebbero continuare a salire se vi dovesse essere un’interruzione dell’output da Mosca. Così L’Agenzia Internazionale per l’Energia ha annunciato il rilascio dalle scorte strategiche per 60 milioni di barili, con la metà proveniente dagli Stati Uniti.

 

Diversificazione energetica

Uno sforzo in comune da parte dei Paesi occidentali è quello di ridurre la dipendenza energetica dalla Russia. Al riguardo c’è un grande movimento generale. Il Canada vorrebbe rianimare l’oleodotto Keystone XL, l’American Petroleum spinge per un maggior sostegno federale per le trivellazioni, la Germania sta rinviando la chiusura delle centrali nucleari, ma soprattutto in Europa si stanno cercando alternative a gas e petrolio russo, magari attraverso le energie rinnovabili. In Italia in particolare si sono infittiti negli ultimi giorni i rapporti con Qatar e Algeria per vedere se ci sono le condizioni per rimpiazzare almeno in parte le forniture da Mosca.

 

L’Europa verso il GNL americano

Il desiderio dell’Europa di affrancarsi dal gas russo per molti significherà una maggiore domanda di gas naturale liquefatto proveniente dagli Stati Uniti. Secondo Mike Sabel, amministratore delegato di Venture Global LNG, la decisione recente dell’UE di includere il GNL nella sua tassonomia degli investimenti sostenibili darà fiducia agli sviluppatori americani, incoraggiando contratti a più lungo termine e investimenti nelle infrastrutture per sostenere la domanda.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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