Energia nucleare: il Giappone riapre la più grande centrale del mondo

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Il Giappone ha compiuto oggi un passo storico sul fronte dell’energia nucleare, riaprendo la più grande centrale del mondo a quasi quindici anni dal disastro di Fukushima. L’esigenza di ridurre progressivamente la dipendenza dai combustibili fossili ha portato a rivalutare una fonte energetica bandita per anni, soprattutto per ragioni legate alla sicurezza e allo smaltimento delle scorie radioattive. In Giappone esistono 33 reattori ancora operativi, di cui 14 già riavviati. Tuttavia, la centrale di Kashiwazaki-Kariwa, situata a circa 220 km a nord-ovest di Tokyo, rappresenta una vera pietra miliare per il Paese. In questo articolo:

 

  • Disastro di Fukushima: un ricordo ancora vivo
  • Energia nucleare: cosa rappresenta il riavvio del reattore
  • Energia nucleare: le tappe principali della ripartenza giapponese
  • Energia nucleare: in Italia un percorso complicato

 

Disastro di Fukushima: un disastro ancora vivo

Il riavvio del reattore nucleare rappresenta una vittoria politica per il governatore della prefettura di Niigata, Hideyo Hanazumi, che ha ottenuto l’appoggio dell’assemblea locale. “Questo è un traguardo, ma non è la fine”, ha dichiarato ai giornalisti dopo il voto. “Garantire la sicurezza dei residenti di Niigata non ha un termine”. Tuttavia, non tutti i legislatori si sono espressi a favore. La centrale offre la prospettiva di nuovi posti di lavoro e di bollette elettriche più basse, ma la paura di quanto accadde quasi quindici anni fa è ancora viva tra la popolazione. Il disastro di Fukushima avvenne l’11 marzo 2011, quando un terremoto di magnitudo 9.0 e il successivo tsunami colpirono il Giappone nord-orientale. Il sisma causò il blackout della centrale di Fukushima Daiichi, impedendo il raffreddamento dei reattori. Tre di questi andarono in fusione del nocciolo, con esplosioni di idrogeno e il rilascio di materiale radioattivo. Non ci furono decessi diretti dovuti alle radiazioni, ma oltre 18.000 persone morirono a causa del terremoto e dello tsunami. Tra 1.000 e 2.000 decessi indiretti sono stati successivamente collegati alle evacuazioni forzate, allo stress e alle difficili condizioni di vita nel periodo post-disastro. Dopo la votazione di oggi, circa 300 manifestanti hanno espresso il loro dissenso, esponendo striscioni con la scritta “No al nucleare”.

 

Energia nucleare: cosa rappresenta il riavvio del reattore

Kashiwazaki-Kariwa ha una capacità totale di 8,2 gigawatt, sufficiente ad alimentare alcuni milioni di abitazioni. Il riavvio previsto porterà online un’unità da 1,36 GW già il prossimo anno, mentre un’altra unità con la stessa capacità dovrebbe entrare in funzione intorno al 2030. L’obiettivo è ridurre la dipendenza da gas e petrolio importati, a fronte di una domanda energetica destinata ad aumentare nel prossimo decennio, spinta anche dal boom dei data center per l’intelligenza artificiale particolarmente energivori. Secondo i dati governativi, il Giappone ha importato 10.700 miliardi di yen (circa 68 miliardi di dollari) in gas naturale liquefatto e carbone nel 2024. Il Paese si è posto l’obiettivo di raddoppiare la quota del nucleare fino a circa un quinto del mix energetico entro il 2040. In questo contesto, il primo ministro Sanae Takaichi ha sostenuto il riavvio dei reattori per rafforzare la sicurezza energetica nazionale.

La centrale di Kashiwazaki-Kariwa è gestita da TEPCO (Tokyo Electric Power Company Holdings, la stessa che gestiva l’impianto di Fukushima), la principale compagnia elettrica del Giappone, che fornisce energia all’area metropolitana di Tokyo e a gran parte della regione del Kantō. All’inizio dell’anno, TEPCO ha promesso di investire 100 miliardi di yen (641 milioni di dollari) nella prefettura nei prossimi dieci anni, nel tentativo di ottenere il sostegno dei residenti di Niigata. “Restiamo fermamente impegnati a non ripetere mai più un simile incidente e a garantire che i residenti di Niigata non vivano mai un’esperienza del genere”, ha dichiarato il portavoce dell’azienda, facendo riferimento al disastro di Fukushima.

 

Energia nucleare: le tappe principali della ripartenza giapponese

Dopo lo shock del 2011, che ha profondamente segnato il Paese, il Giappone ha voltato le spalle al nucleare per diversi anni, anche a costo di mettere sotto pressione il proprio fabbisogno energetico. La decisione delle autorità fu netta: spegnere progressivamente tutti i reattori. Il cambio di sentiment è iniziato nel 2015, con il riavvio dei primi due reattori giudicati conformi ai nuovi standard di sicurezza. Nel frattempo, il governo ha inserito l’energia nucleare nella strategia nazionale per la sicurezza energetica e la riduzione delle emissioni. La crisi energetica globale e l’aumento dei costi dei combustibili fossili hanno ulteriormente accelerato il processo. Nel 2022, il Giappone ha annunciato un deciso cambio di rotta, puntando apertamente sul nucleare e avviando programmi per prolungare la vita degli impianti esistenti. Nel 2024 è arrivato il via libera politico a grandi centrali come Kashiwazaki-Kariwa, fino alla decisione odierna.

 

Energia nucleare: in Italia un percorso complicato

In Italia il ritorno al nucleare è un’ipotesi di lungo periodo, più che una soluzione immediata. Secondo il Politecnico di Milano, serviranno almeno dieci anni prima di vedere un primo impianto operativo, e il contributo al mix energetico resterà marginale fino al 2040. Anche nello scenario più ottimistico, un ruolo più significativo arriverebbe solo verso il 2050. Nel frattempo, il governo ha avviato le modifiche del quadro normativo, ma restano numerose incognite su tempi, costi e accettabilità sociale. I mini-reattori modulari (SMR) sono spesso indicati come una soluzione più flessibile, ma al momento risultano pochi, costosi e in ritardo rispetto alle promesse iniziali. I reattori avanzati di IV generazione (AMR) sono ancora in fase di ricerca, mentre la fusione nucleare rimane una prospettiva affascinante ma lontana dall’applicazione commerciale. Per i prossimi decenni, quindi, le vere alternative restano le fonti rinnovabili, i sistemi di accumulo, l’efficienza energetica e il potenziamento delle reti, mentre il nucleare, se mai tornerà in Italia, lo farà con molta cautela e tempi lunghi.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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