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ETF petrolio: la proposta di VanEck si concentra sugli USA

Un pozzo petrolifero

In un mondo che accelera verso la dismissione delle fonti fossili di energia VanEck ha fatto una scelta in controtendenza, sia nei confronti del trend appena citato, sia della sua storia di prodotti su temi innovativi. La società di gestione olandese ha infatti deciso di lanciare un nuovo ETF “pure play” sul petrolio. La ragione della scelta nasce dall’osservazione realistica dello scenario energetico globale, ancora pesantemente spostato verso le fonti energetiche fossili. La novità del VanEck Oil Services UCITS ETF (IE000NXF88S1) non è il tema scelto per l’investimento, il petrolio, ma la concentrazione nelle fasi dell’upstream, l’estrazione e le forniture di strumentazioni per l’estrazione.

 

Il petrolio non ci abbandonerà così presto

Il mix energetico primario globale registrato nel 2021 nel Global Energy Outlook di Resource for the Future vede le fonti fossili ancora nelle prime tre posizioni. Prodotti petroliferi, gas naturale e carbone costituivano ancora l’80% del mix. Per quanto riguarda l’Europa, sempre nel 2021 il mix era composto per il 34% da prodotti petroliferi, per il 23% da gas naturale, per il 17% da energie rinnovabili, per il 13% da nucleare e per il 12% da carbone e fossili solidi.

Con lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina il processo di transizione verso le energie rinnovabili ha accelerato. Tuttavia le emergenze di breve termine sono state affrontate con un aumento dell’utilizzo delle fonti fossili. “Il petrolio è tornato a essere un tema di importanza critica per la maggior parte dei paesi del mondo – ha commentato Martijn Rozemuller, amministratore delegato di VanEck Europe -. In molti paesi i combustibili fossili sono diventati una questione di sicurezza nazionale e l’importanza di un approvvigionamento sicuro e dell’indipendenza energetica è diventata evidente”.

Inoltre, il trend di abbandono delle energie da fonti fossili sarà molto più lento di quanto si possa pensare. Le proiezioni del World Energy Outlook 2022 dell’International Energy Agency indicano una contrazione dall’80% nel mix attuale – livello stabile da decenni, sottolinea l’Iea – al 75% entro il 2030 e poco sopra il 60% a metà del prossimo secolo. Sempre secondo il WEO 2022, il picco nella domanda globale di petrolio si raggiungerà solo a metà degli anni ’30.

Il grafico mostra il picco della domanda di petrolio previsto dal IEA
Il picco della domanda di petrolio è previsto nel 2024 con gli impegni di transizione energetica assunti dalle nazioni ma solo al 2035 se le politiche energetiche attuali rimarranno invariate – Fonte_ IEA World Energy Outlook

 

“Gli obiettivi dell’Accordo di Parigi comporteranno un cambiamento fondamentale nel settore energetico ma i combustibili fossili tradizionali come il petrolio possono contribuire alla transizione graduale verso un’economia a zero emissioni in questo contesto” commentano da VanEck, mentre Rozemuller aggiunge: “Le energie rinnovabili sono attualmente ancora costose e di difficile accesso. L’energia solare, l’energia eolica e l’idrogeno rappresentano attualmente circa il 5% del consumo energetico totale, mentre il petrolio rappresenta circa il 30”.

 

Come investe l’ETF di VanEck sul petrolio

Il VanEck Oil Services UCITS ETF offre la possibilità di investire nelle principali società del settore dell’estrazione petrolifera quotate negli Stati Uniti. Si tratta, quindi, di un portafoglio di investimento concentrato su una sola area geografica, gli USA, che alla rilevazione del 30 aprile 2023 ne rappresentavano quasi il 90% del portafoglio. Quote minoritarie, intorno al 5% erano investite in azioni britanniche e delle isole Bermuda.

L’approccio è “pure play”: le società in cui l’ETF investe generano la maggior parte dei propri ricavi nel settore dell’estrazione petrolifera o della fornitura di attrezzature e servizi per l’industria estrattive del petrolio. Il benchmark di riferimento è l’indice MarketVector US Listed Oil Services 10% Capped Index, composto da 25 azioni del comparto quotate negli USA e caratterizzate dalla maggiore liquidità.

A fine maggio 2023 il titolo più “pesante” è Baker Huges con l’11,11%, leggermente sopra il livello massimo di presenza che ogni titolo può raggiungere all’interno del portafoglio. Shlumnerger segue con il 10,25%. Poco sotto il 10% si posizionano Halliburton e Tenaris (quotazione NYSE). L’ETF è ad accumulazione dei dividendi, con ribilanciamento del portafoglio trimestrale, ha un patrimonio di 2,7 milioni di dollari e un Total Expense Ratio dello 0,35% annuo. Viene classificato come articolo 6 nella normativa SFDR.

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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