EUR/CHF sotto la parità, la Banca Centrale svizzera pronta a intervenire
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EUR/CHF sotto la parità, la Banca Centrale svizzera pronta a intervenire

EUR/CHF sotto la parità, la Banca Centrale svizzera pronta a intervenire

Il cambio EUR/CHF è sceso fin sotto la parità durante gli scambi asiatici questa notte. Bisogna risalire al 2015 per trovare questi livelli. Allora però il mercato valutario subì forse il più grande shock della sua storia, con il crollo dell’euro del 40% sul franco svizzero in un solo giorno, a seguito della decisione a sorpresa della Swiss National Bank di rimuovere il peg a 1,20 sul cross fissato 4 anni prima. Oggi invece è la situazione generale a livello geopolitico che sta spingendo gli investitori a liberarsi della moneta unica, per le ripercussioni che la guerra Russia-Ucraina avrà sull’Europa, e a dirigersi sulla divisa elvetica, considerata da sempre bene rifugio nei momenti di grande tensione.

Il pericolo imminente ora temuto dagli operatori di mercato è che gli Stati Uniti agiscano singolarmente imponendo l’embargo alle esportazioni di petrolio russo facendo ulteriormente impennare i prezzi della materie prima, che nella giornata di oggi si sono spinti fino a quasi 140 dollari al barile, massimo dal 2008. Questa per l’Europa sarebbe una mazzata tremenda, perché vedrebbe acutizzarsi fortemente una crisi energetica che già sta devastando il conto economico di famiglie e imprese.

Negli ultimi 12 mesi l’EUR/CHF ha perso circa il 10% e secondo Daisaku Ueno, chief currency strategist presso Mitsubishi UFJ Morgan Stanley Securities Co. a Tokyo, non è possibile stabilire razionalmente quando la discesa verrà interrotta, almeno finché non si avrà qualche indizio sulla fine dell’invasione Russia in Ucraina. L’esperto aggiunge anche che le valute dei Paesi più vicini alla war zone sono quelle più colpite da un’eventuale reazione di Mosca alle sanzioni impartite dall’Occidente.

 

 

EUR/CHF: interverrà ancora l’SNB?

La Banca Centrale svizzera ha riferito di essere pronta a intervenire per rallentare il rafforzamento ulteriore del franco. Questo almeno risulta dalle parole del membro del Consiglio di Amministrazione dell’istituto, Andréa Maechler, in un’intervista alla stampa svizzera. Dopo il fattaccio del 2015, secondo gli esperti di mercato valutario in realtà l’SNB aveva fissato un altro floor tacito a un livello più basso rispetto a quello precedente. Si era parlato di una base di 1,10, ma poi le forti pressioni del mercato che richiedeva franchi avrebbe spinto l’istituto guidato da Thomas Jordan ad abbassare ulteriormente la posta a 1,05.

Adesso che l’EUR/CHF è arrivato alla parità, quanto bisognerebbe contare effettivamente sulle mosse della Banca Centrale che in passato ha dato palese dimostrazione di scarsa affidabilità? Ray Attrill, stratega della National Australia Bank Ltd, ritiene che l’SNB sia stata più tollerante nei confronti della propria valuta nell’ultimo anno, ma inevitabilmente ci saranno limiti che non potranno essere superati. Tuttavia, se il calo dell’EUR/CHF dipende più da una debolezza generalizzata della moneta unica che dalla forza di quella elvetica, la Banca Nazionale svizzera sarà frenata nella sua azione, sottolinea Attrill.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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