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EUROZONA, FRENATA DEI PREZZI ALLA PRODUZIONE INDUSTRIALE

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I prezzi alla produzione industriale nell’Eurozona registrano nel mese di maggio una nuova e significativa contrazione: -0,3%. Il dato supera il -0,1% di aprile e sorprende in negativo le previsioni del mercato, che attendevano un aumento dello 0,3%. Si tratta invece del peggior dato degli ultimi quattro mesi, e il secondo più basso dell’anno dopo gennaio, la cui contrazione è stata dello 0,8%. Negli ultimi cinque anni, il rialzo dei prezzi più importante risale a febbraio 2017: +1,1%, mentre per trovare il ribasso più forte occorre tornare indietro a due anni prima febbraio 2015: -1,1%.

SU BASE ANNUALE
Su base annuale invece prezzi sono aumentati del 2,6%,  ben al di sotto delle aspettative (3,2%) e del dato precedente (2,9%), per quella che di fatto è la più bassa inflazione del settore dall’aprile 2018. La frenata dei costi si registra per l’energia (6,6% dal 7,7% di marzo), beni intermedi (1,2%, dall’1,3%)) e beni strumentali (1,5%, a marzo 1,6%). Inflazione stabile per i beni di consumo durevoli: 1,5%, mentre il prezzo dei beni di consumo non durevoli è aumentato dello 0,7% (dallo 0,1% del mese precedente).

POCA CRESCITA IN ITALIA
Tra le maggiori economie dell’Eurozona, i prezzi aumentano più lentamente per l’Italia (2,8% dal 3,6%) e in Spagna (2,3% dal 2,5% di marzo), al contrario si registra una crescita più rapida per la Germania (2,6% dal 2,5%) e Francia (2,2% dal 2% del mese precedente).


source: tradingeconomics.com

TENDENZE E ANALISI STORICA
Tornando ai  rilevamenti su base mensile, il cui indice misura il cambiamento dei prezzi dal punto di vista del venditore, perché praticati dai produttori nazionali di beni e servizi, dal 1981 il dato ha guadagnato una media di 80,19 punti, raggiungendo il massimo storico di 106,2 nel mese di ottobre dell’anno scorso e un minimo storico di 49,1 punti nel gennaio 1981.

MOVIMENTI DI MERCATO
Indicatore chiave dell’inflazione al consumo, l’indice dei prezzi alla produzione industriale prende in considerazione tre aree di produzione: l’industria, le materie prime e la fase di lavorazione. Il dato negativo non ha influito in maniera sostanziale sull’andamento dell’euro, che anzi ha guadagnato terreno nei confronti del dollaro americano, sfondando quota 1,13 per la prima volta dal 18 aprile scorso.

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Redazione

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