Exor: “Dall’anno più difficile” di Stellantis alla cessione di Gedi

Articolo sponsorizzato

Condividi su

Ascolta questo articolo

C’è una frase, nella lettera agli azionisti di John Elkann, che più di ogni altra aiuta a capire la natura del 2025 di Exor: non un anno semplicemente negativo, ma un anno di presa di coscienza. “Il valore di mercato delle nostre principali partecipazioni ha influenzato negativamente il net asset value, mentre abbiamo rafforzato in modo significativo la nostra flessibilità finanziaria”. È un passaggio lineare, quasi sobrio, ma dentro contiene il cuore di una trasformazione profonda.

Perché i conti della holding della famiglia Agnelli-Elkann raccontano una doppia dinamica: da un lato la riduzione del valore, dall’altro un rafforzamento della struttura finanziaria che raramente si era visto in questi termini. Soprattutto raccontano un cambio di approccio, nel tono e nella sostanza, che emerge con chiarezza dalla lettera agli azionisti.

In questo articolo:

  • Exor, i numeri del 2025
  • John Elkann: “L’anno più difficile per Stellantis”
  • Il valore di Ferrari
  • Juventus, il ritorno alla stabilità sportiva e finanziaria
  • Exor e la cessione di Gedi ad Antenna Group
  • Le altre partecipazioni di Exor
  • Cassa e dividendi

Exor, i numeri del 2025

Per capire questa evoluzione bisogna partire dai numeri, ma anche spiegare cosa rappresentano davvero. Il principale indicatore utilizzato per valutare Exor è il net asset value, o Nav, cioè il valore netto degli attivi. In termini semplici, è la differenza tra il valore di tutte le partecipazioni detenute dalla holding e i suoi debiti. È, di fatto, la misura più diretta della ricchezza complessiva del gruppo.

Nel 2025, questo indicatore è sceso a 33,2 miliardi di euro, con una contrazione superiore al 13% rispetto all’anno precedente. A questo si affianca il gross asset value, pari a 37,1 miliardi, che rappresenta invece il valore lordo degli attivi prima della sottrazione del debito. Anche questo dato è in calo, a conferma di una dinamica che ha colpito l’intero portafoglio.

La ragione principale di questa flessione è da ricercare nell’andamento delle principali partecipazioni quotate, e in particolare in Stellantis. Ed è proprio da Stellantis che Elkann sceglie di partire nella sua lettera, con un tono che, per una holding storicamente misurata nella comunicazione, appare quasi sorprendente per livello di autocritica.

John Elkann: “L’anno più difficile per Stellantis”

Il 2025 viene definito senza ambiguità l’anno più difficile”, segnato addirittura da una perdita record e da un forte calo di valore. Ma è nella spiegazione delle cause che emerge la novità. Elkann non si limita a citare fattori esterni, come cambiamenti normativi e dazi, ma entra nel merito delle scelte industriali: una politica di riduzione dei costi troppo aggressiva, che ha compromesso la capacità produttiva e la qualità; una spinta verso l’elettrificazione più veloce della domanda reale; un progressivo allontanamento dalle preferenze dei clienti.

Il passaggio è esplicito: l’azienda si è spinta “troppo lontano rispetto alle preferenze dei clienti” e la correzione è stata “severa”. È una presa di posizione rara, che rompe con il linguaggio spesso più prudente delle grandi holding e che segnala la volontà di affrontare direttamente le criticità. I numeri, del resto, sono difficili da ignorare. Dopo un 2023 da record, con ricavi pari a 189,5 miliardi di euro e un utile netto di 18,6 miliardi, Stellantis ha visto nel giro di due anni un deterioramento drastico: nel 2025 i ricavi sono scesi a 153,5 miliardi e il gruppo ha registrato una perdita netta di 22,3 miliardi. Un ribaltamento che Elkann utilizza come esempio di quanto rapidamente possano cambiare le performance in un’industria complessa.

Il 2025 diventa così “un anno di resa dei conti”, un periodo dedicato a rivedere l’intera organizzazione, identificare gli errori e avviare un percorso di correzione. Non a caso, lo stesso Elkann ha assunto temporaneamente il ruolo di amministratore delegato, dedicando, come racconta, centinaia di ore a visitare stabilimenti e centri di ingegneria, incontrando direttamente dipendenti e stakeholder.

Elkann in Stellantis ha dato vita a una rivoluzione sostanziosa che ha portato anche a decisioni drastiche sul piano contabile. Stellantis ha registrato nel 2025 oneri straordinari per circa 25 miliardi di euro, legati a una revisione profonda delle strategie e alla pulizia del bilancio. Un impatto significativo, ma considerato necessario per “ripristinare la flessibilità strategica” e ridurre i rischi futuri.

Il valore di Ferrari

Accanto a Stellantis, il secondo pilastro del portafoglio resta Ferrari, e qui il tono cambia radicalmente. Se per il gruppo automobilistico globale prevale l’autocritica, per la casa di Maranello emerge una narrazione di continuità e successo. Ferrari ha chiuso il 2025 con ricavi in crescita del 7%, a 7,1 miliardi di euro, e con un Ebit in aumento del 12%. Ancora più significativo è il margine operativo, che si attesta al 29,5%, confermando livelli di redditività tra i più elevati dell’intero settore industriale. La domanda resta molto solida, con un portafoglio ordini che copre già fino alla fine del 2027.

Eppure, anche qui Elkann introduce un elemento di realismo. Il mercato, osserva, ha reagito con una certa cautela dopo il Capital Markets Day, temendo che la crescita futura possa essere meno accelerata di quanto sperato. Ma la risposta della holding è chiara: il valore di Ferrari non si misura sulle aspettative di breve periodo, ma sulla capacità di offrire esperienze uniche e di crescere in modo controllato.

“Se qualcosa deve durare, deve crescere con gradualità”, è il principio richiamato nella lettera. Una filosofia che si riflette anche nel piano al 2030, che prevede circa quattro nuovi modelli all’anno e ricavi intorno ai 9 miliardi, con un Ebitda di almeno 3,6 miliardi. Obiettivi ambiziosi, ma costruiti su una logica di equilibrio tra espansione e sostenibilità. Il confronto tra Stellantis e Ferrari è, in questo senso, emblematico: da un lato un gigante industriale alle prese con una trasformazione complessa, dall’altro un marchio che ha fatto della disciplina il proprio vantaggio competitivo.

Juventus, il ritorno alla stabilità sportiva e finanziaria

Il 2025 è stato anche un anno di consolidamento per Juventus, dopo anni di difficoltà interne ed esterne che avevano inciso sulle performance sia sul campo sia nei conti. La lettera di Elkann sottolinea come Exor sia intervenuta in maniera mirata, assumendo la responsabilità dove necessario e sostenendo il club attraverso un aumento di capitale di quasi 100 milioni di euro. Parallelamente, la holding ha supportato importanti cambiamenti nella leadership sportiva e dirigenziale, con l’obiettivo di riportare stabilità e chiarezza nella gestione della società.

Sul piano sportivo, la Juventus Women ha vissuto un’annata eccezionale, conquistando il double nazionale con Serie A e Coppa Italia, e aggiudicandosi anche la Supercoppa Italiana nel gennaio 2026. La squadra maschile, invece, ha cominciato a mostrare segnali di miglioramento dopo la nomina di Luciano Spalletti a capo allenatore nell’ottobre 2025. Il tecnico ha portato nuova energia nello spogliatoio, ristabilendo determinazione e voglia di vincere, elementi fondamentali per una squadra che mira a tornare ai livelli più alti del calcio europeo.

Sul fronte economico, la Juventus ha registrato un significativo miglioramento dei risultati. I ricavi sono cresciuti del 34% rispetto all’anno precedente, attestandosi a 530 milioni di euro, grazie soprattutto al ritorno della squadra maschile in Champions League. La perdita netta si è ridotta del 71%, scendendo a 58 milioni di euro, confermando un percorso di sostenibilità finanziaria e rafforzamento patrimoniale. Durante l’anno, il club ha rinnovato il contratto con Adidas fino alla stagione 2036/37 per un totale di 408 milioni di euro e ha esteso fino al 2028 l’accordo di sponsorizzazione front-of-shirt con Jeep, del valore di 69 milioni di euro.

Infine, Juventus ha confermato la propria strategia di valorizzazione del talento giovane, rinnovando il contratto del promettente Kenan Yildiz fino al 2030, segnale concreto dell’impegno di Exor a costruire basi solide per il futuro del club. La lettera richiama anche le parole del leggendario Omar Sivori: “Qui bisogna sempre lottare e, quando sembra che tutto sia perduto, continuare a credere. La Juve non molla mai”, come emblema della filosofia sportiva e della resilienza che Elkann intende sostenere attraverso la proprietà del club.

Exor e la cessione di Gedi ad Antenna Group

La cessione di Gedi segna la conclusione di una lunga storia industriale e culturale. Exor, e prima ancora la famiglia Agnelli, sono stati protagonisti dell’editoria italiana per oltre un secolo, con partecipazioni che hanno incluso testate come La Stampa, la Repubblica e, in passato, anche il Corriere della Sera.

Nella lettera, Elkann ricostruisce questo percorso con un tono che mescola orgoglio e realismo. Sottolinea il ruolo svolto nel garantire l’indipendenza editoriale e nel sostenere i giornali nei momenti difficili, ma riconosce anche che il settore ha affrontato “sfide strutturali crescenti”, legate in particolare alla trasformazione digitale. Il punto centrale è chiaro: oggi un gruppo editoriale, per essere sostenibile e indipendente, deve avere scala internazionale, capacità tecnologiche e modelli di business diversificati. Condizioni che, nonostante gli sforzi, Gedi ha faticato a raggiungere. Da qui la decisione di cercare un nuovo proprietario.

L’accordo è stato raggiunto con Antenna Group dell’imprenditore greco Theodore Kyriakou che, secondo quanto riferito negli scorsi mesi da Borsa&Finanza, vedrebbe coinvolto anche l’italo-canadese Andrea Iervolino con una quota di minoranza pari al 20%. L’operazione prevede la cessione del 100% di Gedi per circa 120 milioni di euro. Anche se non ufficializzata, Exor specifica che la cifra “riflette un valore contenuto rispetto agli investimenti originari, a conferma delle difficoltà del settore”. Tuttavia, per Exor il punto non è la massimizzazione del prezzo, ma l’individuazione di un soggetto in grado di garantire sviluppo industriale.

Nel suo comunicato ufficiale, Antenna Group, attivo in 22 Paesi tra Europa, Nord America e Australia, con 37 canali televisivi e due piattaforme di streaming, indica chiaramente le direttrici strategiche: sviluppo e internazionalizzazione dei brand, investimenti in contenuti e tecnologia, rafforzamento della presenza digitale. Allo stesso tempo, viene ribadito l’impegno a mantenere l’indipendenza editoriale, elemento che Elkann considera fondamentale.

Sul piano organizzativo, il gruppo greco assume il controllo strategico, mentre la gestione operativa viene inizialmente mantenuta in continuità, per garantire una transizione ordinata. Parallelamente, è previsto uno scorporo di alcune attività: La Stampa, in particolare, seguirà un percorso separato, con la vendita al gruppo SAE e il coinvolgimento di investitori locali per preservarne il radicamento territoriale.

Per Exor, la cessione di Gedi non è solo un’operazione finanziaria, ma una scelta di posizionamento. Significa uscire da un settore in cui la holding non ritiene più di poter creare valore in modo distintivo, e liberare risorse da destinare ad ambiti più coerenti con la propria strategia.

Le altre partecipazioni di Exor

Nel mezzo si colloca un portafoglio sempre più articolato, in cui trovano spazio partecipazioni come Philips, CNH, Iveco Group e una serie di investimenti non quotati. Anche qui, il 2025 restituisce un quadro eterogeneo. Philips mostra segnali di ripresa, con ricavi in crescita e margini in miglioramento, mentre CNH attraversa una fase ciclica negativa legata al settore agricolo.

Iveco, invece, rappresenta uno dei casi più interessanti, con una trasformazione strategica che porterà alla combinazione con Tata Motors e alla cessione della divisione difesa a Leonardo. Un’operazione che valorizza il gruppo 5,3 miliardi di euro e che riflette una logica di consolidamento industriale.

Sul fronte finanziario, Exor mostra una disciplina crescente. Il debito è gestito attraverso emissioni obbligazionarie con scadenze medie di sei anni e un costo medio del 2,8%, mentre la leva finanziaria target viene ridotta dal 20% al 15%, a testimonianza della volontà di mantenere un profilo creditizio solido.

Cassa e dividendi

La generazione di cassa, come detto, è uno degli elementi centrali dell’anno. Le dismissioni e i dividendi incassati più che compensano gli investimenti, pari a circa 1,4 miliardi, e le distribuzioni agli azionisti, che includono oltre 1,1 miliardi tra dividendi e buyback. In questo contesto, la proposta di un dividendo di 0,49 euro per azione assume un significato preciso: garantire continuità nella remunerazione, pur in presenza di un calo del valore complessivo.

Ma è sul piano strategico che si coglie il vero cambio di passo. Elkann parla apertamente di “semplificazione”, “focalizzazione” e “prudenza” come parole chiave per il 2026. L’obiettivo è ridurre la complessità del portafoglio e concentrare le risorse su un numero più limitato di grandi partecipazioni, dove Exor può esercitare un’influenza più diretta.

Le dismissioni annunciate, tra cui quelle di Iveco, Gedi, Lifenet e NUO, dovrebbero generare complessivamente circa 2 miliardi di euro, con un ritorno superiore a 1,4 volte il capitale investito. Ma, sottolinea Elkann, la scelta degli acquirenti non è stata guidata solo dal prezzo, bensì dalla capacità di garantire uno sviluppo futuro alle aziende cedute.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

Ricevi gratis la copia di Borsa&Finanza

Ottieni la copia digitale del nostro magazine e resta aggiornato su mercati, economia e scenari finanziari