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Fed: 3 tagli dei tassi nel 2024, Borse in rialzo

Fed: 3 tagli dei tassi nel 2024, Borse in rialzo

La Fed e i mercati hanno trovato una nuova armonia. Fino ad oggi gli investitori avevano viaggiato su un binario diverso rispetto a quello della Banca centrale USA che ripetutamente aveva minacciato ulteriori rialzi dei tassi di interesse fino a quando l’inflazione non sarebbe tornata in linea con l’obiettivo del 2%. La riunione di ieri sera ha proposto una Federal Reserve finalmente più accomodante, in linea con i desideri del mercato.

Per il 2024, infatti, saranno 3 i tagli dei tassi di interesse non due come precedentemente indicato dalle intenzioni dei banchieri centrali del Fomc. Le nuove proiezioni di politica monetaria diventano meno aggressive e il tono utilizzato dal presidente Jerome Powell in conferenza stampa è stato molto più rilassato rispetto al recente passato.

Le Borse hanno gradito il cambiamento. Wall Street ha chiuso la seduta di mercoledì in forte rialzo, con l’indice S&P 500 che ha registrato un guadagno dell’1,37%, per la prima volta superiore all’1% dopo 19 sessioni. Il Nasdaq invece è salito dell’1,38%. Sul fronte obbligazionario il rendimento dei titoli di Stato a 10 anni è scivolato sotto la soglia del 4% per la prima volta da agosto. Il sentiment positivo della Borsa americana si è trasmesso ad altri mercati. Prima a quelli asiatici, con l’eccezione di Cina e Giappone, e poi stamane alle Borse europee che appaiono ben intonate in attesa dell’esito della riunione di oggi della BCE.

 

Fed: i punti salienti della riunione

Ci sono alcuni punti nel meeting di ieri che vale la pena di sottolineare. Innanzitutto le proiezioni dei banchieri centrali della Fed sui tassi, il cosiddetto “dot plot”. Ora il Comitato di politica monetaria della Fed prevede che il costo del denaro scenderà di 75 punti base nel 2024 e di 100 punti base nel 2025 per stabilizzarsi tra il 2,75% e il 3% nel 2026.

Davanti ai giornalisti Powell non ha chiarito quali saranno i criteri utilizzati per decidere quando iniziare a tagliare, ma ha indicato che “la Banca centrale è molto concentrata sul non aspettare troppo a lungo per tagliare, in modo da assicurarsi che i tassi non rimangano troppo alti per famiglie e imprese”. Il cambio di tono è stato reso possibile dal raffreddamento dell’inflazione e dalle aspettative per una crescita più lenta e una disoccupazione più elevata nel 2024. In relazione a ciò Powell ha precisato che gli effetti delle strette monetarie dell’ultimo anno e mezzo devano ancora manifestarsi nell’economia.

Un altro punto importante nella dichiarazione di politica monetaria della Fed riguarda l’aggiunta della parola “qualsiasi” nella frase relativa alle condizioni in base alle quali la Fed prenderebbe in considerazione (qualsiasi) ulteriore inasprimento. “Abbiamo aggiunto la parola ‘qualsiasi’ come riconoscimento del fatto che siamo probabilmente al picco o vicino al picco per questo ciclo” ha spiegato Powell.

Questi segnali hanno messo in secondo piano i rischi citati dal governatore in merito al considerare la vittoria sull’inflazione come cosa fatta. Powell ha ribadito che, se necessario, la Fed potrebbe nuovamente alzare i tassi di interesse. Il presidente della Federal Reserve ha voluto mettere in guardia sul fatto che un costo del capitale più basso possa innescare un’ondata di prestiti, di consumi e investimenti di imprese e famiglie rimettendo in moto l’inflazione e vanificando tutto il lavoro dell’istituto centrale.

 

Il parere degli analisti

Gli esperti di mercato hanno analizzato le motivazioni che stanno dietro il cambiamento di posizionamento della Banca centrale statunitense e hanno messo in luce i rischi che ne derivano. Secondo Michael de Pass, responsabile del trading sui tassi presso Citadel Securities, la Fed “sembra che stia trovando conforto nel ritmo del calo dell’inflazione, nel fatto che l’attuale livello dei tassi sia abbastanza restrittivo e nel fatto che gli effetti della restrizione monetaria precedente devono ancora esplicarsi completamente”.

A giudizio di Jason Pride, capo della strategia di investimento e della ricerca di Glenmede, le ultime proiezioni economiche della Fed sembrano indicare un atterraggio morbido. “Tuttavia, non c’è mai stato un caso in cui i tassi siano rimasti così alti per così tanto tempo senza causare danni collaterali per l’economia” ha commentato.

Dean Maki, capo economista di Point72 Asset Management ha invece avvertito sul rischio che l’economia e il suo robusto mercato del lavoro continuino a sfidare le prospettive di rallentamento, impedendo il calo dell’inflazione. L’esperto ritiene che ci siano alcuni settori come il tempo libero, l’ospitalità e l’assistenza sanitaria in cui la domanda di lavoro risulta essere molto sostenuta. “Non è così ovvio che il mercato del lavoro in questo momento sia coerente con l’obiettivo del 2% della Fed” ha detto.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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