Fed: come si comportano le azioni prima e dopo rialzo tassi?
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Fed: come si comportano le azioni prima e dopo rialzo tassi?

Fed: come si comportano le azioni prima e dopo rialzo tassi?

Il grande dibattito che sta andando in scena in questo momento negli ambienti finanziari riguarda cosa farà la Fed nella prossima riunione di marzo in tema di tassi d’interesse. Sembra ormai scontato che la Federal Reserve effettuerà il primo aumento del costo del denaro da 3 anni, il punto semmai è quanto sarà l’entità. C’è chi scommette su un ritocco di 25 punti base, mentre alcuni si spingono oltre e pronosticano una stretta dello 0,5%.

Quest’ultimo scenario è il più temuto dai mercati finanziari, perché vorrebbe dire che l’istituto monetario a stelle e strisce imprimerà una sterzata alla sua politica monetaria che farà pensare a un anno di grande austerità. Dal 1989 a oggi ci sono stati 40 aumenti dei tassi d’interesse, ma solo in 5 casi si è verificato in una volta un rialzo di 50 basis point. Questo potrebbe essere il sesto? Osservando i dati sull’inflazione e collegandoli a quello che succede sul fronte occupazionale, il timore è tutt’altro che campato in aria.

Il costo della vita è arrivato al 7,5%, il più alto degli ultimi 4 decenni. Nel contempo un tasso di disoccupazione al di sotto del 4% lo avvicina al target del 3,5% della Fed, che sancisce il livello di piena occupazione. Uno degli aspetti che fanno invece pensare a una linea morbida da parte dell’istituto guidato da Jerome Powell riguarda la spaccatura che vi è all’interno del FOMC tra falchi e colombe sulle decisioni da prendere, il che potrebbe spingere il Governatore alla fine a procedere con maggiore cautela.

 

Wall Street: ecco cosa succede con un rialzo dei tassi dello 0,5%

Ma cosa succede di solito nei mercati azionari poco prima e poco dopo un aumento del tasso ufficiale di sconto di 50 punti base da parte della Fed? La storia dice che nelle settimane antecedenti vi è in media un calo. Dal 1994 a oggi l’S&P 500 è diminuito dello 0,8% nelle 2 settimane prima, il Dow Jones dell’1,2% e il NASDAQ del 3%. Nelle 3 settimane successive all’annuncio il quadro si inverte, con il principale indice americano che cresce dell’1,3%, il Dow Jones che aumenta dell’1,4% e l’indice tecnologico che sale del 3%. Quindi le perdite verrebbero in parte recuperate. La situazione si fa più interessante se si allarga l’orizzonte temporale e si prende in considerazione ciò che succede nei 12 mesi successivi, con una crescita dei 3 indici compresa tra il 18,7% e il 22,5%.

Tutto questo è reso ancora più evidente quando l’aumento dei tassi arriva per contenere l’inflazione generata dalla crescita. Il problema questa volta è che il carovita non scaturisce solo da un boom della domanda, ma anche e soprattutto dalla carenza degli approvvigionamenti. Quindi sarà da verificare quale sarà l’impatto totale nelle diverse variabili che reggono l’equilibrio dell’economia. I prezzi delle azioni dovrebbero mantenersi alti con tassi maggiori fino a quando questi ultimi non intaccano la domanda facendo calare gli utili aziendali.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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