Ci siamo. L’attesa per la riunione della Fed sta per finire. Nel pomeriggio di oggi prenderà il via una due giorni intensa che avrà come focus sia il dato economico, con la decisione sul taglio dei tassi di interesse, sia il già labile equilibrio istituzionale tra l’amministrazione Trump e il presidente della Fed Jerome Powell. Equilibrio peraltro già ampiamente compromesso dalle continue accuse del presidente americano e dalla sua volontà di entrare a piedi uniti sulle decisioni della Fed stessa, mettendo a dura prova la sua indipendenza politica.
Una partita delicata e incerta che al momento segna sul tabellone il seguente risultato: 1 a 1. Se la Corte d’Appello del D.C. Circuit ha permesso alla Fed di segnare un punto nella sua partita per l’indipendenza, respingendo la richiesta dell’amministrazione Trump di rimuovere Lisa Cook dal board della Fed, contestualmente il Senato ha piazzato un colpo a favore del presidente Usa: la conferma della nomina di Stephen Miran come nuovo membro. Una nomina arrivata in fretta, forse troppo. Come evidenziato da Reuters, di solito il Senato conferma dopo diversi mesi la nomina di un governatore della Fed. Nel caso di Miran ci sono volute meno di sei settimane.
In questo articolo:
- Trump vs Fed: la partita è aperta
- Il probabile taglio dei tassi
Trump vs Fed: la partita è aperta
La Corte d’Appello ha ritenuto che le accuse mosse dalla Casa Bianca (legate a presunte irregolarità ipotecarie anteriori alla nomina) non costituivano, in quella fase processuale, una base convincente per espungere una governatrice dal board “per giusta causa”. La notizia che ha rappresentato un segnale di rassicurazione sulla continuità procedurale della Fed. Sul fronte opposto, la conferma da parte del Senato di Stephen Miran dà al presidente un avamposto dentro l’istituzione che decide i tassi di interesse. Tant’è che arriva proprio nella finestra temporale che precede la decisione sui tassi.
È bene ricordare che, oltre ad aver ricoperto fino a poco tempo fa la carica di Chair of the Council of Economic Advisers alla Casa Bianca, Miran in passato ha pubblicamente manifestato posizioni favorevoli all’idea di un’interazione più stretta tra esecutivo e politica monetaria. La conferma, oltre alla tensione politica, solleva interrogativi pratici. Come rivelato da Reuters, Miran ha dichiarato che prenderà un congedo non retribuito dal suo incarico alla Casa Bianca, ma i suoi legami con l’amministrazione hanno scatenato le critiche dei democratici che l’hanno accusato di essere un “burattino” del presidente.
Miran potrà votare domani? La risposta tecnica è chiara nella procedura: un governatore è formalmente membro del board dopo la conferma e dopo aver prestato giuramento (è previsto che il giuramento venga prestato entro quindici giorni dalla notifica di nomina). Tuttavia, nella prassi moderna il giuramento e le formalità possono essere accelerate per consentire a un governatore di sedere subito ai tavoli decisionali. In termini politici e pratici, dunque, la conferma del Senato rende altamente plausibile la sua partecipazione al voto, ma la partecipazione effettiva dipenderà da una rapidità amministrativa che, oggi, non è una mera formalità.
Il probabile taglio dei tassi
Secondo le previsioni degli analisti, Miran dovrebbe dissentire dalla decisione di politica monetaria, preferendo un taglio dei tassi più consistente, anche se non necessariamente pari ai diversi punti percentuali richiesti da Trump. D’altronde, in qualità di Chair del Council of Economic Advisers della Casa Bianca, Miran ha più volte affermato di ritenere che i dazi non avrebbero spinto l’inflazione e che altre politiche dell’amministrazione, incluse quelle sull’immigrazione, avrebbero contribuito ad alleviare le pressioni sui prezzi, riducendo la domanda di alloggi.
Nei fatti, la decisione della Fed non sarà soltanto il frutto dell’interpretazione dei dati su inflazione e mercato del lavoro. Sarà anche un test politico, una misura della tenuta delle regole non scritte che finora hanno separato la politica fiscale e l’esecutivo dalla conduzione della politica monetaria. Ossia: la Fed deciderà in base ai numeri, ma i numeri verranno pesati in un clima di forte pressione politica. Le attese dei mercati e degli economisti convergono su una riduzione di 25 punti base. C’è però qualcuno che punta su un taglio più sostanzioso. Le elaborazioni del Cme Fedwatch assegnano infatti una probabilità del 4% a un maxi taglio di 50 punti base.









