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Fed: i trader sono tornati accomodanti sui tassi di interesse

Fed: i trader sono tornati accomodanti sui tassi di interesse

I mercati stanno nuovamente scontando una posizione accomodante della Federal Reserve (Fed). Dopo un periodo in cui gli investitori si aspettavano che la Banca centrale americana ritardasse oltremodo a tagliare i tassi di interesse, in particolare dopo le recenti voci di possibili ulteriori strette, ora i trader degli swap sui tassi scommettono che il costo del denaro verrà abbassato a novembre e non a dicembre come previsto in precedenza.

Altre situazioni che si stanno verificando nei mercati finanziari rafforzano una prospettiva più accomodante. Il mercato delle opzioni registra un aumento delle call rispetto alle put sui titoli del Tesoro a 10 anni. Questo significa che ora gli investitori intendono coprirsi da un aumento dei prezzi delle obbligazioni conseguente al calo dei tassi di interesse. Al riguardo, il premio pagato per la copertura è salito ai massimi da febbraio. Inoltre, secondo i dati forniti dalla Commodity Futures Trading Commission, nella settimana fino al 28 maggio, gli hedge fund hanno coperto posizioni corte sui futures del Tesoro a 10 anni per quasi 200 mila contratti. A ciò si aggiunge anche il fatto che il mercato azionario continui a salire, soprattutto riguardo il settore tecnologico, segno eloquente che gli investitori vedono un contesto meno restrittivo nei prossimi mesi.

 

 

Fed: ecco perché il mercato ora sconta tagli più rapidi

A dare forza ai dati sui mercati finanziari sopra esposti, alcuni rilasci macroeconomici che hanno trasmesso più fiducia al mercato. A partire dall’indicatore preferito dalla Fed: l’indice dei prezzi al consumo core, che ha visto un rallentamento nell’ultimo mese. L’attesa ora è per venerdì, quando verranno pubblicati i dati sul mercato del lavoro. L’istituto guidato da Jerome Powell guarda con attenzione al numero dei nuovi occupati e alla crescita dei salari negli Stati Uniti, perché da qui potrebbe rimettersi in modo un pericoloso meccanismo inflazionistico. Tuttavia, sembra che rispetto a qualche tempo fa, in cui l’America sfornava a ripetizione posti di lavoro, ci sia una certa inversione di tendenza. “La prossima mossa che la Fed farà sarà in definitiva quella che protegge la forza del mercato del lavoro, piuttosto che quella in cui deve combattere l’inflazione, che riteniamo sia generalmente sotto controllo”, ha affermato Kelsey Berro, gestore di portafoglio a reddito fisso di JPMorgan Asset Management.

Ad ogni modo, la Fed si muoverà dopo la Banca centrale europea, che dovrebbe fare la prima mossa sul fronte dei tassi domani con un taglio da un quarto di punto. Si tratta di un’anomalia, perché di solito è la Banca centrale a stelle e strisce a condurre il gioco in tema di politica monetaria, mentre la BCE la segue a ruota. Ancora i falchi all’interno del FOMC pressano affinché la Fed mantenga un atteggiamento poco accomodante. Ieri, ad esempio, il presidente della Federal Reserve Bank di Minneapolis, Neel Kashkari, aveva angosciato i mercati quando ha detto che nessuno aveva completamente “tolto dal tavolo gli aumenti dei tassi”. Quanto sia credibile questa affermazione non è dato di saperlo, ma gli investitori vedono il primo taglio più vicino.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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