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Fed: per le grandi banche il taglio dei tassi non avverrà prima di giugno

Fed: per le grandi banche il taglio dei tassi non avverrà prima di giugno

Domani si apre la due giorni di riunione della Federal Reserve (Fed) che terminerà mercoledì sera con la conferenza stampa di Jerome Powell. Non dovrebbero esserci grandi novità, con i tassi di interesse che sono attesi fermi nell’intervallo 5,25%-5,50%. L’attenzione massima sarà concentrata però su ciò che dirà il governatore ai giornalisti in merito a quando potrebbe arrivare il primo taglio del costo del denaro. Dai verbali della Fed del 30-31 gennaio, pubblicati il mese scorso, emerge che tra gli alti funzionari della Banca centrale americana vi è ancora molta incertezza.

La lettura sull’inflazione di febbraio ha frenato l’istituto monetario. L’indice dei prezzi al consumo è salito al 3,2% su base annua, oltre il 3,1% di gennaio, livello atteso anche dagli analisti. Ciò significa che  l’inflazione è un nemico ancora ostico da abbattere. A inizio mese, Powell ha suggerito che la Fed non è lontana dal primo taglio, ma ha anche precisato che il percorso dell’inflazione verso l’obiettivo di lungo periodo del 2% debba dare garanzie di stabilità. Nel meeting di questa settimana, i responsabili politici della Banca centrale statunitense aggiorneranno le proiezioni economiche per la prima volta da dicembre. Ciò farà capire quali saranno le intenzioni della Fed in merito alla politica monetaria di quest’anno, specialmente in materia di tagli dei tassi di interesse.

 

Fed: quando avverrà il primo taglio?

Il tema su quando avverrà la riduzione dei tassi sta alimentando il dibattito tra gli economisti. La scorsa settimana, un sondaggio eseguito da Reuters ha rilevato che una larga maggioranza ritiene che la Fed farà la prima mossa a giugno. Ciò è in linea con le previsioni del CME FedWatch, sebbene recentemente l’indicatore abbia abbassato la probabilità dal 60% al 53%. Un sondaggio invece eseguito da Chicago Booth riporta che la tempistica del primo taglio sia divisa tra luglio e settembre.

“La Fed vuole davvero tagliare i tassi, ma i dati renderanno più difficile farlo”, ha detto Jason Furman, economista dell’Università di Harvard. “Mi aspetto che l’ultimo miglio dell’inflazione si riveli piuttosto ostinato”. A giudizio di Vincent Reinhart, ex alto funzionario della Fed e ora capo economista di Dreyfus e Mellon, il calendario politico – con le elezioni presidenziali che si terranno a novembre – influenzerà la decisione sui tassi. “I dati dicono che il momento migliore per tagliare i tassi è settembre, ma la politica dice giugno. Non si vuole iniziare a farlo così a ridosso di un’elezione”, ha detto.

Le grandi banche invece optano per giugno come data fatidica. Non c’è unanimità invece per quanto riguarda il numero dei tagli. Goldman Sachs, UBS, JPMorgan, Bank of America e Citigroup ritengono che le sforbiciate saranno tre di un quarto di punto ciascuna. Morgan Stanley e Wells Fargo pensano invece che alla fine la Fed arriverà a quattro per un totale di 100 punti base.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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