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FMI: ecco i rischi per la stabilità finanziaria globale

FMI: ecco i rischi per la stabilità finanziaria globale

L’FMI lancia un allarme: la stabilità finanziaria internazionale rischia di vacillare per tutta una serie di ragioni che vanno dall’inflazione, ai debiti elevati e alle politiche monetarie che incidono soprattutto su quelle economie che si stanno riprendendo ancora dalla pandemia. 

A farne le spese potrebbero essere i mercati emergenti, il cui 20% del debito sovrano viene scambiato a livelli di difficoltà. L’aumento del prezzo delle materie prime, soprattutto quelle alimentari, sta creando stress nelle finanze pubbliche, afferma il Fondo Monetario Internazionale, e in questo può nascere il pericolo di disordini di carattere politico e sociale. 

L’istituto sovranazionale rileva come il 60% dei Paesi con un basso reddito si trovi in grosse difficoltà, con il rischio di sofferenze incontrollabili. A livello mondiale, il rapporto debito/PIL si è ridotto nel 2021, nonostante una crescita del debito totale del 28% rispetto al PIL. Tuttavia, l’FMI prevede una stabilizzazione del rapporto a livelli più alti se paragonato ai livelli pre-pandemici per la maggior parte delle Nazioni.

 

Il ruolo della Cina

La Cina svolge un ruolo chiave, secondo l’FMI. A causa di Pechino, il debito/PIL dei mercati emergenti nel 2024 sarà del 18% in più, mentre nelle economie avanzate la crescita del rapporto sarebbe del 9%. Togliendo il Dragone dal paniere, l’aumento del debito rispetto al PIL potrebbe essere solo del 6%. 

La situazione debitoria cinese complica anche i piani delle Autorità di rendere più stabile il settore immobiliare, dovendo per giunta affrontare la situazione Covid-19 che sta dilagando nel Paese e che potrebbe limitare notevolmente l’attività economica. 

Il mercato immobiliare cinese alimenterebbe quello che è il rischio di credito, essenzialmente perché i Governi locali dipendono dagli introiti che scaturiscono dalla vendite dei terreni. Il danno per le famiglie e le imprese potrebbe essere elevato, per questo i responsabili di Pechino arriverebbero ad adottare misure fiscali per cercare di smorzare l’impatto.

 

La Fed e la sua politica monetaria

La Federal Reserve potrebbe essere un’altra fonte di rischio, afferma l’FMI. Quest’ultimo osserva che nella comunicazione della sua politica monetaria, è importante che la Banca Centrale USA sia chiara per evitare qualsiasi movimento disordinato dei mercati. 

Finora l’inasprimento monetario della Fed non ha determinato una fuga di capitali molto ampia dai mercati emergenti, ma vi è uno spostamento di flussi da un Paese all’altro. Ad esempio, il Brasile che produce ed esporta materie prime beneficia di afflussi di capitale; mentre l’Egitto che importa grano da Ucraina e Russia coinvolte nel conflitto, si trova a registrare deflussi di denaro.

 

Le criptovalute come fattore di rischio

Un altro fattore di rischio citato dall’FMI riguarda le criptovalute. Da quando sono state introdotte le sanzioni contro la Russia, i volumi di scambio di criptovalute contro alcune divise dei mercati emergenti si sono accresciuti. Questo potrebbe contrastare con gli sforzi di stabilizzazione finanziaria dei responsabili politici di quei Paesi. Alla fine l’istituto segnala però che ci siano poche prove che le risorse crittografiche vengono utilizzate per aggirare le sanzioni.

 

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