Francia: l’autunno caldo dei rating, i prossimi appuntamenti

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Il divario Italia-Francia nei giudizi delle agenzie di rating si è assottigliato arrivando anche a invertirsi, anche se per ora non stabilmente. La tendenza è sfavorevole per Parigi che ha subito il secondo taglio di rating in una settimana. Dopo Fitch, è toccato a Dbrs dare un colpo di forbice al merito di credito della Francia, portandolo da AA high ad AA, a causa di “un deterioramento delle prospettive per le finanze pubbliche in un contesto di prolungata crisi politica”. Al contrario, l’Italia ha ricevuto una promozione da Fitch, con il rating passato a BBB+ dalla tripla B e outlook stabile. 

Le notizie erano attese e oggi i rendimenti dei titoli di Stato di entrambe le nazioni sono in calo su tutte le scadenze. Tuttavia, è importante notare che lo spread Btp/Oat a 10 anni si è praticamente annullato. Uno scenario inimmaginabile oltre un decennio fa, quando la crisi del debito sovrano in Europa aveva spinto il divario a oltre 400 punti base e che potrebbe continuare a sorprendere in vista degli appuntamenti importanti che attendono la Francia in questo autunno. In questo articolo:

 

  • In arrivo l’autunno caldo
  • Italia-Francia: due tendenze all’opposto

 

Francia: in arrivo altri tagli al rating

I prossimi mesi saranno incandescenti per la Francia. Le agenzie di rating rimanenti esprimeranno il loro giudizio tra ottobre e novembre. La prima a pronunciarsi sarà Moody’s il 24 ottobre. Il giudizio attuale è Aa3 con outlook stabile. Gli analisti di S&P’s si esprimeranno invece il 28 novembre. In quest’ultimo caso il rischio bocciatura è più forte visto che attualmente il debito francese viene valutato AA- con outlook negativo. Il nuovo governo di Sébastien Lecornu deve dare dimostrazione di aver invertito la rotta rispetto al recente passato, ma l’impresa sarà tutt’altro che semplice con un parlamento frammentato, le proteste dei cittadini e uno scenario difficile per il debito pubblico. 

Per contro l’Italia deve confermare il suo momento di grazia, a partire dalla prossima Legge di bilancio, con i partiti della maggioranza che devono ricucire gli strappi derivanti dalle differenze di vedute sulle tasse. Una spaccatura irrimediabile all’interno della coalizione sembra  improbabile e un accordo dovrebbe essere scontato. Anche per l’Italia arriveranno nei prossimi mesi i giudizi delle agenzie di rating. Il 10 ottobre il debito italiano sarà sottoposto all’analisi degli analisti di S&P’s che attualmente mantengono BBB+ con outlook stabile. Appena una settimana dopo sarà la volta di Dbrs che parte da BBB high con outlook positivo. Chiude l’anno Moody’s con l’appuntamento previsto per il 21 novembre e un giudizio attuale a Baa3 con prospettive positive. Ecco il calendario dei prossimi rating di Italia e Francia: 

 

  • Italia: 10 ottobre, S&P’s;
  • Italia: 17 ottobre, Dbrs;
  • Francia: 24 ottobre, Moody’s;
  • Italia: 21 novembre, Moodys’;
  • Francia: 28 novembre, S&P’s.

 

Italia-Francia: due tendenze opposte

Quanto sta accadendo alla seconda e terza economia europea è frutto di una tendenza a livello economico, finanziario e politico decisamente all’opposto. Nel 2011 la Francia era il punto di riferimento nell’Eurozona per gli investitori, mentre l’area mediterranea della regione era affossata da un debito pubblico fuori controllo. Il mercato considerava quello transalpino un modello di stabilità e di rettitudine, grazie a un’economia nazionale in crescita e a un debito pubblico ben al di sotto dei livelli di guardia.

In verità, qualche downgrade da parte delle agenzie di rating è arrivato in quegli anni anche per la Francia che ha perso i suoi punteggi più alti. Tuttavia, la situazione si è stabilizzata a partire dal 2017 con l’elezione di Emmanuel Macron alla presidenza della Repubblica. I suoi piani per la crescita hanno convinto sia il mercato che le società di valutazione, quindi nulla è successo fino all’aprile 2023, quando Fitch ha abbassato il rating della Francia per la prima volta.

Nel frattempo c’è stata la pandemia, che ha costretto tutti i Paesi europei a sforare pesantemente sul rapporto deficit/Pil imposto al 3% dalle regole di Bruxelles. Il problema è che anche quando le acque si sono calmate, la spesa della Francia in rapporto alla sua produzione è stata appena più bassa rispetto a quando Macron è entrato in carica. Soprattutto è risultata la più alta tra le economie avanzate (statistiche Ocse).

A una spesa alta non è corrisposta una raccolta dalle tasse altrettanto elevata. Macron ha portato avanti un’agenda che ha previsto grandi tagli fiscali per le aziende per stimolare la crescita economica e compensare i costi della pubblica amministrazione. Il piano però non ha funzionato in quanto il deficit francese si è mantenuto stabilmente ben oltre la fatidica soglia del 3% e il debito pubblico del Paese ha raggiunto il 114% del Pil. In termini assoluti, l’indebitamento francese è superiore a quello italiano (3.345 miliardi di dollari vs 3.056 miliardi a fine agosto 2025), ma in rapporto alla produzione è ancora più basso (in Italia il rapporto debito/Pil è al 137%) perché la Francia ha un Pil maggiore.

Il declino economico/finanziario si accompagna a una crisi politica in Francia. Da tre anni non si vede un governo sorretto da una maggioranza parlamentare stabile e nel periodo si sono succeduti ben cinque primi ministri. L’ultimo governo è caduto a settembre e sempre per lo stesso motivo: le riforme fiscali non hanno trovato il supporto dell’Assemblée Nationale, che ora chiede un cambio di rotta: tassare le aziende e i ricchi per stabilizzare i conti pubblici. 

L’Italia ha potuto superare il periodo devastante della crisi del debito sovrano, grazie all’aiuto della Banca centrale europea che ha impedito il tracollo dei titoli di Stato e l’impennata dei rendimenti a livelli insostenibili attraverso una massiccia operazione di acquisto sui mercati.

Una volta che l’autorità monetaria ha allentato la presa, però, i mercati hanno mantenuto la fiducia sull’Italia grazie a una inusuale stabilità politica. Il governo Meloni è retto da una maggioranza parlamentare forte e si è approcciata all’Europa in maniera sobria sotto il profilo dei conti pubblici. Il Paese è ancora zavorrato da un debito pubblico monstre che frena la crescita in quanto lo Stato deve pagare decine di miliardi di interessi che impediscono di fare gli investimenti necessari. Nell’ultimo trimestre, Roma ha registrato un calo del Pil, e per quest’anno ha dimezzato il suo obiettivo di crescita ad appena lo 0,6%, nonostante i quasi 200 miliardi di euro provenienti dal Recovery fund dell’Unione europea.

Il Paese però non dà segnali di instabilità e si sta impegnando per risanare le finanze pubbliche grazie anche alla digitalizzazione dei processi di controllo fiscale e a un più ampio utilizzo di pagamenti tracciabili. L’Italia ha anche raggiunto un avanzo primario (differenza tra entrate e uscite se non si considera il costo del debito), il che è un passo avanti importante. Per questo, al momento, la nazione riscuote il consenso degli investitori sui Btp. “Il venir meno del tradizionale premio dell’Italia rispetto alla Francia segna una rottura storica nelle norme del mercato obbligazionario, evidenziando come una disciplina fiscale più forte e una relativa stabilità politica stiano rimodellando la percezione del rischio sovrano nell’area dell’euro”, ha affermato la capo economista di Bloomberg Economics, Simona Delle Chiaie.

 

 

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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