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Francia: la composizione del debito pubblico un rischio con le elezioni

Nell'immagine, l'incendio alla cattedrale di Notre Dame de Paris

La Francia sta vivendo momenti di tensione con l’approssimarsi delle elezioni del 30 giugno – 7 luglio. Il mercato obbligazionario è in ansia perché dai sondaggi risulta che le forze di estrema destra ed estrema sinistra potrebbero prendere le redini del Parlamento francese, affossando il partito Renaissance di Emmanuel Macron, uscito con le ossa rotte dalle urne europee del 6-9 giugno scorso.

Gli investitori temono che la realizzazione dei programmi elettorali del Rassemblement national di Marine Le Pen e del Nouveau front populaire che riunisce il Partito socialista, la France insoumise, il Partito comunista, i Verdi e altre forze di sinistra, possano per mettere in difficoltà i conti dello Stato sollevando preoccupazioni sulla sostenibilità fiscale.

Stando alle intenzioni di voto, il partito di Le Pen potrebbe superare il 34% dei consensi, diventando prima forza politica nel Paese. Il punto è capire cosa farebbe la leader di RN una volta alla guida del governo. Sembra improbabile che Le Pen possa dar seguito alle promesse delle elezioni francesi del 2017, quando dichiarò di voler far uscire la Francia dall’Unione europea. In questi giorni, forse per un opportunistico calcolo elettorale, ha usato toni molto più mansueti. Tuttavia “c’è il rischio potenziale che si ripeta una ricorrenza delle dinamiche che si sono viste nel 2017” ha affermato Max Kitson, strategist dei tassi di Barclays.

 

Francia: perché preoccupa il debito pubblico

L’agitazione dei mercati obbligazionari è un lusso che la Francia non potrebbe permettersi, visto il debito pubblico elevato. Una risalita estemporanea dei rendimenti rischia di inasprire ulteriormente le finanze del Paese, esacerbandone i rapporti con l’Europa. Ma perché il debito francese desta così tante preoccupazioni? La risposta la troviamo nella sua composizione. A differenza di altri grandi Paesi, la Francia ha una maggiore presenza straniera nella composizione del debito pubblico. Per la precisione, secondo i dati forniti da Barclays Research con riferimento al 31 dicembre 2023, gli investitori esteri possiedono circa il 50% dei titoli di Stato transalpini, a fronte del 28% in Italia, del 30% negli Stati Uniti, del 30% in Spagna e del 45% in Germania. Il resto del debito francese è in mano alla Banca centrale per circa il 20%, alle banche domestiche per il 15% e ad altre istituzioni non bancarie per un altro 15%.

La forte predominanza straniera è molto importante perché “gli investitori escono più rapidamente dal mercato ogni volta che ci sono problemi”, ha osservato Erjon Satko, strategist dei tassi di Bank of America. “L’elevata quota di proprietà straniera potrebbe significare che ci vorrà più tempo prima che i costi di finanziamento della Francia si stabilizzino”, ha aggiunto Satko.

 

Una buona notizia

C’è però una buona notizia, che potrebbe alleviare le preoccupazioni in corso: la bassa quota detenuta dalle banche nazionali. Questo significa che gli istituti finanziari “possono essere incoraggiati affinché acquistino maggiormente sul mercato dei titoli di Stato francesi, se necessario”, ha suggerito Patrick Saner, responsabile della strategia macro di Swiss Re. Secondo i calcoli di BofA, le aziende di credito possono acquistare complessivamente altri 616 miliardi di euro di debito francese. Ciò diminuisce il rischio che le turbolenze del mercato obbligazionario si riversino sul sistema finanziario innescando una crisi generale come quella del 2011. “Un circolo vizioso tra banche e obbligazioni sovrane è stato al centro della crisi del debito della zona euro”, ha ricordato Saner.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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