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Franco svizzero: uno sguardo sul 2024, rimarrà ancora forte?

L'immagine mostra un re bianco su una scacchiera, davanti a cui sono schierati dei pedoni neri

Il franco svizzero e vicino ai massimi storici contro l’euro. Il che significa, di converso, che il cambio EUR/CHF è sui minimi storici. La valuta unica europea il 7 dicembre  scorso ha toccato il minimo a 0,9403. Potrebbe scender ancora di più? “Sì” risponde Enrico Lanati, cambista professionista e responsabile di CambiaValute.ch, il punto di riferimento per cambiare dollari, euro e franchi svizzeri nel Canton Ticino. “Non c’è ragione per cui questa tendenza debba cambiare prossimamente” aggiunge. Secondo Lanati il franco svizzero rimarrà forte per tutta la prima metà del prossimo anno. Quali sono le variabili da monitorare per capire in che direzione si muoverà il cross?

Il grafico a candele dell'EUR/CHF nell'ultimo anno. Evidente la perdita di quota nella seconda parte dell'anno.
Il cambio EUR/CHF nel 2023 – Fonte: Bloomberg

Il sostegno della SNB al franco svizzero

La settimana scorsa si sono riunite, nella stessa giornata, sia la Swiss National Bank (SNB) che la Banca centrale europea (BCE). Entrambe hanno deciso di non cambiare il livello dei tassi di interesse, rispettivamente a 1,75% e 4,5%, ed entrambe si sono mantenute neutrali con riferimento a eventuali tagli dei tassi di interesse nel 2024. Il cambio EUR/CHF ha reagito con un movimento a favore di euro che però è stato completamente riassorbito il giorno seguente. La nuova settimana è iniziata poi con il segno negativo.

“Con riferimento a BCE e BNS – riprende Lanati – nonostante si parli di tagli dei tassi di interesse, secondo me questi non arriveranno troppo presto. I primi a tagliare saranno gli Stati Uniti, che comunque hanno tassi più elevati, e solo successivamente l’Europa e la Svizzera. In Svizzera non c’è particolare fretta”.

In effetti sia Christine Lagarde (BCE) che Thomas Jordan (SNB) stanno combattendo lo stesso nemico: l’inflazione. Anche se il tasso di crescita dei prezzi al consumo è molto più forte in eurozona che in svizzera – rispettivamente 2,4% e 1,4% nel mese di novembre – il banchiere centrale svizzero è costretto a guardare alle scelte della collega per evitare di importare inflazione dai Paesi dell’area euro. Inoltre sia la BCE che la SNB intravedono rischi di un recupero dei prezzi al consumo. Per l’eurozona dovuti alle dinamiche salariali, con un adeguamento ancora in corso. Per la Svizzera provenienti “da un aumento dei prezzi energetici e dei canoni di affitto nonché dell’aumento dell’imposta sul valore aggiunto” come si legge nell’esame trimestrale sulla situazione economica e monetaria pubblicato il 14 dicembre dalla stessa SNB.

“L’unico motivo della SNB per tagliare i tassi di interesse potrebbe venire dalla necessità di svalutare il franco svizzero” aggiunge Lanati. Tuttavia finora Jordan non ne ha mostrato l’intenzione. Al contrario, a partire dal giugno del 2022 la Swiss National Bank ha scelto di favorire un apprezzamento del franco acquistandolo sui mercati in cambio di riserve di altre valute per 100 miliardi. Anche questa scelta, che equivale a una restrizione monetaria, è stata fatta per evitare un aumento indesiderato dell’inflazione. Una strategia che ha avuto successo.

 

Le tensioni geopolitiche favoriscono gli asset rifugio

Gioca a favore del franco anche lo scenario geopolitico globale. Il conflitto tra Hamas e Israele è sempre a rischio di espandersi, coinvolgendo altre nazioni. Nei giorni passati gli attacchi dei ribelli Houthi dallo Yemen alle imbarcazioni che si approssimavano allo stretto di Bab el-Mandeb, hanno riportato in alto la tensione.

Sul fronte orientale dei confini europei prosegue il confronto tra la Russia e l’Ucraina che ha messo a dura prova l’unità dei membri dell’Unione europea. “In scenari di incertezza come quelli attuali gli investitori si coprono con i cosiddetti beni rifugio come l’oro o le valute forti. Di solito lo yen, il dollaro USA e il franco svizzero” spiega Lanati. Tuttavia lo yen in questo momento è fuori gioco vista la politica monetaria ultra espansiva della Bank of Japan e l’enorme differenziale nei tassi di interesse, ancora negativi in Giappone. Rimangono il dollaro USA e il franco svizzero con la prima che però subisce il peso dell’entità dei deficit gemelli.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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