Gas naturale: l'Africa è un'opportunità per sostituire la Russia? - Borsa e Finanza

Gas naturale: l’Africa è un’opportunità per sostituire la Russia?

Gas naturale: l'Africa un'opportunità per sostituire la Russia?

L’Africa potrebbe essere una buona opportunità per colmare almeno in parte il vuoto che lascerebbe la riduzione di forniture del gas naturale russo all’Occidente, impegnato a ridimensionare gradualmente la dipendenza da Mosca. Stati Uniti, Unione Europea e Gran Bretagna stanno valutando la ricerca di progetti di gas naturale liquefatto proveniente da Paesi come Angola, Congo, Nigeria e Mozambico. L’operazione non è semplice e probabilmente non riuscirebbe a sostituire completamente le importazioni russe, per quanto potrebbe aiutare a sostenere l’offerta limitando le quotazioni eccessive del combustibile.

Alcune grandi compagnie energetiche occidentali come British Petroleum, TotalEnergies, Exxon Mobil ed ENI hanno già una presenza importante nel Continente africano. BP è quella posizionata meglio in quanto sta moltiplicando gli sforzi per portare avanti un progetto di GNL nell’Africa subsahariana, soprattutto nei giacimenti di gas di Tortue, un’area che si trova al confine tra Senegal e Mauritania.

ENI fungerà da intermediario tra Angola e Congo, che hanno deciso di incrementare le forniture di gas verso l’Italia. Al riguardo recentemente il Ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio ha viaggiato in questi 2 Paesi e in Mozambico per stabilire nuove partnership per la fornitura di GNL, nell’ottica di una diversificazione dell’approvvigionamento energetico e del sostegno al settore manifatturiero italiano che ha estrema necessità di energia.

Gas naturale: le difficoltà operative in Africa

Fare breccia in Africa non sarà facile per l’Occidente, comunque. Le ragioni sono soprattutto di natura politica, legata alla stabilità dei Governi che potrà ripercuotersi sugli accordi commerciali. Il Mozambico ad esempio è ricchissimo di riserve di gas naturale e ha fatto gola a molte major del settore energetico. Tuttavia, il Paese è alle prese con l’insurrezione islamica che negli ultimi anni hanno forzato la chiusura di alcune strutture produttive. In Guinea, resta sempre vivo l’interesse per lo sviluppo del progetto Fortuna FLNG, ma le compagnie sono frenate dagli attacchi di pirateria che si sono avuti negli ultimi anni.

Invece in Senegal, Mauritania e Angola una maggiore stabilità politica e fiscale potrebbe consentire un aumento degli investimenti. In Nigeria la crisi derivante dalla guerra Russia-Ucraina potrebbe favorire l’attrattiva per il progetto del treno GNL 7, su cui hanno partecipato aziende come Saipem e che dovrebbe entrare in funzione nel 2026. La struttura sarà in grado di aggiungere ulteriori 1,2 miliardi di metri cubi ai progetti di gas naturale nigeriano.

In definitiva, Senegal, Mauritania, Nigeria e Angola sono nella posizione migliore per aumentare la produzione ma, come sostengono alcuni analisti, la maggior delle nuove forniture non sarà pronta prima della seconda metà del decennio.

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

Post correlati

Coinbase: Cathie Wood non perde la fiducia e accumula azioni

Calpers: ecco cosa ha comprato e venduto il più grande fondo pensione USA

McDonald’s lascia la Russia: a Wall Street cosa fare con titolo?

BSN: cos’è e come funziona la blockchain non crittografica della Cina

Obbligazioni: con prezzi in discesa sono un’occasione d’acquisto?