Gas naturale: prezzi in discesa, cosa fare con la commodity in Borsa?

Gas naturale: prezzi in discesa, cosa fare con la commodity in Borsa?

Gas: prezzi in discesa, cosa fare con la commodity in Borsa?

Il prossimo inverno «non sarà semplice per l’Italia», le tensioni sui prezzi saranno «molto pesanti, faranno male alle famiglie e all’industria», se non passa a Bruxelles la proposta Draghi di un tetto al prezzo del gas naturale. Lo dice a New York l’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi. I messaggi che lancia non sono rassicuranti sul breve termine. Le opposizioni a quell’idea del governo italiano restano forti, perché altri soggetti europei ricavano dei guadagni da un sistema dei prezzi «pieno di distorsioni». E’ lì che si concentra la sofferenza immediata: «Abbiamo un problema di prezzi, non di volumi, perché l’offerta di gas c’è». Nel medio periodo la prospettiva migliora, secondo Descalzi «l’obiettivo del ministro Cingolani di sostituire tutto il gas russo in due anni è mezzo è realistico». Ci aiuta il fatto che l’Eni possiede riserve di gas in molti paesi tra cui Egitto, Libia, Algeria, Ghana, Congo e Indonesia. Non deve quindi andare a comprare gas altrui, deve «negoziare i permessi per trasportarlo» verso l’Italia.

Spingendo lo sguardo ancora più avanti, il chief executive dell’Eni intravvede un futuro migliore. La ragione della sua visita negli Stati Uniti è un sopralluogo presso un impianto pilota della fusione nucleare: il Commonwealth Fusion System (Cfs), un progetto nato dal Massachusetts Institute of Technology (Mit) con l’appoggio del governo federale Usa, e di cui l’Eni è il maggiore azionista privato. Il prototipo sarà operativo nel 2025, l’impianto industriale seguirà nel 2030, mentre a partire da quell’anno Descalzi si aspetta che la fusione nucleare possa conoscere una diffusione importante.

Cominciando da Stati Uniti e Regno Unito, i due paesi all’avanguardia su questo terreno. «Il Congresso di Washington ci crede e vuole destinare fondi importanti alla fusione». La fusione «è il contrario della fissione», sottolinea, ricordando che questa nuova tecnologia «non genera radioattività, non produce scorie». Ha costi bassi, usa come materia prima l’acqua «pesante», cioè non distillata: anche quella di mare. E la consuma in piccole quantità, «da una bottiglia può generare 250 megawatt in un anno». L’investimento iniziale non è enorme, un miliardo per il prototipo, e se si dovesse andare verso tante repliche i costi scenderebbero ancora. «Il mondo non sarebbe più diviso tra chi ha e chi non ha accesso a risorse rare, che siano il petrolio o il gas o i minerali per le batterie dell’auto elettrica. L’acqua pesante ce l’hanno tutti. Le centrali sarebbero piccole.

 

Gas naturale: quotazioni stanno vivendo fase di spiccato ritracciamento, discesa potrebbe continuare

Il Gas Naturale è decisamente impostato al ribasso nel breve termine, anche grazie alla performance molto negativa registrata nella seduta di ieri (-3,57%). Dopo un’apertura in gap down (rimasto aperto nell’intraday), infatti, le quotazioni si sono mantenute tutto il resto della giornata all’interno di uno stretto trading range compreso tra i livelli 6,635 e 6,840.
Tale movimento ha permesso alla commodity di creare un pattern grafico di analisi candlestick assimilabile al “Doji”, indicante una generalizzata indecisione da parte degli operatori. In realtà, avendo il mercato perso più del 30% rispetto al proprio massimo dell’8 giugno scorso, tale configurazione potrebbe essere interpretata come un primo timido segnale che la discesa sia pronta per arrestarsi. D’altro canto siamo vicino ad alcuni minimi precedenti (registrati il 25 aprile e il 10 maggio rispettivamente a quota 6,345 e 6,435) che costituiscono al momento un’importante area di supporto.

In pratica, se il ribasso non è ancora terminato del tutto, ci siamo quasi. Ma, alla luce di quanto illustrato più sopra in merito al “price cap”, rimane comunque presto per avventurarsi negli acquisti, seppur di natura prettamente speculativa per ricoprire il gap rimasto aperto a 6,880 dollari. Meglio attendere maggior chiarezza, soprattutto in questa fase di guerra Russia-Ucraina e potenziale crisi energetica.

L’impostazione grafica, infatti, vede i prezzi stazionare al di sotto dell’indicatore Supertrend mentre sia l’indicatore Parabolic Sar che la media mobile a 25 sono diventati ribassisti da poco. Anche l’indicatore Macd ha appena incrociato il proprio Signal. Inoltre, è da segnalare come l’indicatore RSI sia posizionato nell’area di “neutralità” vicino al livello 36. Dal punto di vista operativo, pertanto, l’ingresso in posizioni long è consigliabile solo al superamento del livello 6,840 con target nell’intorno dei 7,590 dollari, mentre le posizioni ribassiste potranno essere aperte solo alla violazione di quota 6,635 con obiettivo molto vicino al livello 6,345.

 


L’andamento di breve termine del NATURAL GAS

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