Per anni il Giappone è stato considerato il grande malato delle economie avanzate, imprigionato in una lunga stagione di crescita debole, inflazione assente e tassi d’interesse vicini allo zero. Oggi lo scenario è profondamente cambiato. La graduale normalizzazione della politica monetaria della Bank of Japan, il ritorno dell’inflazione, l’aumento dei salari e le riforme sulla governance societaria stanno ridisegnando il profilo del mercato azionario nipponico, riportandolo stabilmente al centro dell’interesse degli investitori internazionali. Dopo il forte rally degli ultimi anni (Nikkei +125% in cinque anni) la domanda è inevitabile: il potenziale è già stato espresso oppure la Borsa di Tokyo può continuare a offrire opportunità? Tra dividendi in crescita, programmi di buyback, investimenti in innovazione e nuovi equilibri macroeconomici, il Giappone sembra aver imboccato una strada diversa rispetto al passato. Borsa&Finanza ne ha parlato con Danilo Verdecanna, responsabile Sud Europa di Asset Management One.
Dopo il forte interesse degli investitori internazionali negli ultimi anni, il mercato azionario del Giappone ha ancora margini di crescita o gran parte del potenziale è già stato espresso?
“Riteniamo che il mercato azionario giapponese presenti ancora interessanti margini di crescita, sostenuti dal processo di normalizzazione dell’economia dopo anni caratterizzati da bassa crescita e inflazione contenuta. Nonostante il forte apprezzamento registrato negli ultimi anni, le valutazioni rimangono nel complesso ragionevoli e il mercato continua a offrire significative opportunità di rivalutazione. Un elemento particolarmente positivo è rappresentato dall’elevata liquidità ancora presente nei bilanci delle società giapponesi. Il progressivo impiego di queste risorse attraverso dividendi, programmi di buyback e investimenti in ricerca e sviluppo costituisce un supporto strutturale che riteniamo possa proseguire nel medio-lungo termine. A ciò si aggiunge l’impegno del governo nel promuovere la crescita economica attraverso investimenti pubblici e privati, una strategia che dovrebbe contribuire a mantenere favorevole il contesto per il mercato azionario”.
La BoJ ha iniziato a normalizzare la politica monetaria dopo decenni di tassi ultra-bassi. Come cambia lo scenario per le imprese giapponesi e il mercato azionario?
“Più che adottare una politica monetaria restrittiva, la Bank of Japan sta procedendo verso una graduale normalizzazione dopo anni di condizioni eccezionalmente accomodanti. Anche dopo i recenti rialzi, i tassi di interesse rimangono contenuti sia in termini assoluti sia rispetto ai livelli osservati negli Stati Uniti e nell’area euro. L’eventuale prosecuzione del percorso di rialzo dei tassi nei prossimi anni (ci aspettiamo che i tassi raggiungano l’1.75%/2% entro il 2027) va letta nel contesto di un’economia che sta tornando a crescere in modo più equilibrato, con un’inflazione positiva e una dinamica salariale più favorevole rispetto al passato. Per questo motivo non riteniamo che la normalizzazione monetaria rappresenti, di per sé, un ostacolo significativo per le imprese giapponesi o per il mercato azionario. Al contrario, essa può essere interpretata come un segnale di maggiore solidità dell’economia e della sostenibilità della ripresa in corso”.
Quali settori ritiene possano trainare il mercato nei prossimi anni?
“Pur adottando un approccio di stock picking e privilegiando quindi la selezione delle singole società rispetto alle scelte settoriali, vediamo diverse aree del mercato giapponese che presentano prospettive interessanti. Il settore finanziario continua a distinguersi grazie a valutazioni ancora contenute e ai benefici derivanti dal graduale aumento dei tassi di interesse, che tende a sostenere la redditività delle banche e di altri operatori finanziari. Guardiamo inoltre con interesse alle società legate ai metalli non ferrosi (rame, alluminio), in particolare a quelle che forniscono componenti e materie prime essenziali per le filiere tecnologiche e per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. In questo ambito riteniamo particolarmente importante individuare aziende che combinino buone prospettive di crescita con valutazioni ancora interessanti. Anche il settore delle costruzioni (non solo civili) offre opportunità selettive. La scarsità di manodopera e le dinamiche demografiche stanno infatti spingendo molte aziende a concentrarsi sui progetti a maggiore valore aggiunto, con effetti positivi sulla redditività”.
Qual è il principale rischio che potrebbe interrompere il momento positivo dell’azionario giapponese?
“Il principale rischio per il mercato giapponese sarebbe un rallentamento economico globale più marcato del previsto, alimentato dall’incertezza geopolitica e da eventuali tensioni sui prezzi delle materie prime, in particolare dell’energia. Il Giappone rimane infatti fortemente dipendente dalle importazioni energetiche e un aumento persistente del prezzo del petrolio potrebbe incidere negativamente sulla crescita e sulla redditività di alcuni settori. Un ulteriore elemento di attenzione riguarda la capacità dell’economia giapponese di consolidare il recente ritorno a un contesto di inflazione moderata e crescita dei salari. Il rischio, sebbene non sia il nostro scenario centrale, sarebbe quello di un ritorno a dinamiche di crescita molto contenuta, simili a quelle osservate in passato”.
Negli ultimi mesi il governo ha invitato i grandi fondi pensione ad aumentare gli investimenti in titoli di Stato giapponesi. Se questa tendenza dovesse consolidarsi, potrebbe sottrarre flussi di capitale al mercato azionario oppure ritiene che le due asset class possano continuare a crescere insieme?
“Sebbene non vi sia stata una richiesta formale, il mercato percepisce una certa moral suasion nei confronti del GPIF (Government Pension Investment Fund), il più grande fondo pensione al mondo, affinché aumenti progressivamente l’esposizione verso alcune asset class domestiche. Attualmente il GPIF detiene una quota significativa del proprio portafoglio in obbligazioni estere (circa il 25%). In un contesto di normalizzazione dei tassi di interesse in Giappone e di rendimenti dei titoli di Stato tornati su livelli più interessanti, è plausibile che una parte degli investimenti possa essere riallocata verso il mercato obbligazionario domestico. Tuttavia, non riteniamo che tale processo debba necessariamente avvenire a scapito dell’azionario giapponese. Più probabilmente, eventuali riallocazioni interesserebbero una parte dell’esposizione ai mercati obbligazionari internazionali. Di conseguenza, crediamo che azioni e obbligazioni giapponesi possano continuare a beneficiare contemporaneamente del processo di normalizzazione dell’economia e dei mercati finanziari del Paese”.









