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Gilt o Linker: ecco cosa comprare con l’inflazione UK elevata

Un vista aerea della città di Londra. È visibile, sulla sinistra, il Parlamento con il Big Ben, la torre dell'orologio

Gilt o Linker, quali obbligazioni comprare? Molti investitori se lo stanno chiedendo in considerazione del volume importante di emissioni che il governo britannico dovrà effettuare secondo il suo piano di spesa pluriennale. La domanda assume grande importanza perché l’inflazione in Gran Bretagna è ancora elevata e il mercato ha bisogno di proteggere il capitale. I dati rilasciati a metà a novembre dall’ufficio di statistica britannico riportano che a ottobre l’indice dei prezzi al consumo nel Regno Unito si è attestato al 4,6% su base annua, in calo rispetto al 6,7% di settembre e al di sotto del 4,8% previsto dagli analisti. Tuttavia si è ancora lontani dall’obiettivo di lungo termine del 2% della Bank of England.

L’Office for Budget Responsability spenderà in quattro anni ulteriori 64 miliardi di sterline in debito pubblico indicizzato rispetto a quanto previsto a maggio, proprio per tener conto di un’inflazione che ancora si presenta ostica.

 

Gilt e Linker: caratteristiche

Secondo il sito del Debt Management Office, la Gran Bretagna ha attualmente in circolazione 62 Gilt e 33 Linker, tutti quotati alla Borsa di Londra. Entrambe le tipologie obbligazionarie generalmente pagano cedole semestrali e possono essere acquistate nelle più comuni piattaforme di trading.

In cosa si differenziano questi due strumenti? I Gilt sono titoli di Stato convenzionali che rimborsano il capitale nominale alla pari e i cui rendimenti dipendono dal prezzo pagato per acquistare le obbligazioni e dalle cedole incassate.

I Linker sono collegati al tasso d’inflazione, ovvero pagano capitale a scadenza e cedole periodiche indicizzati ai prezzi al dettaglio o RPI. Quest’ultimo indice non va confuso con quello dei prezzi al consumo o ICP, rispetto al quale è solitamente più alto. La maggior parte dei Linker collega i pagamenti all’inflazione con un ritardo di 3 mesi. Se quindi il rendimento dei Linker a una certa scadenza è dello 0,5%, significa che tale rendimento è superiore dello 0,5% all’indice dei prezzi al dettaglio. A ottobre l’RPI si è attestato al 6,1%.

 

Quali scegliere ora?

Per fare un paragone in termini di rendimento tra il Gilt convenzionale e il Gilt indicizzato o Linker non si può prescindere dalle previsioni di inflazione. La convenienza dell’uno rispetto all’altro dipende dal fatto che l’RPI risulti superiore o inferiore alle aspettative di mercato. Queste si possono ottenere semplicemente sottraendo dal rendimento di un Linker quello di un Gilt. Ad esempio, se per una scadenza di 5 anni il Linker rende il 6,5% e il Gilt il 4%, l’inflazione attesa – definita anche come tasso di pareggio quinquennale – risulta essere del 2,5%. Attualmente il tasso di pareggio a 5 anni nel Regno Unito è del 3,8%. Ciò implica che se l’inflazione sarà più alta nel periodo, le obbligazioni indicizzate risulteranno più convenienti; in caso contrario, sarebbe stato meglio optare per i Gilt normali.

Dal punto di vista fiscale entrambi gli strumenti presentano dei vantaggi. Le cedole sono soggette a imposta sul reddito, ma la plusvalenza derivante dalla differenza tra il prezzo di vendita (o di rimborso) e quello di acquisto è esentasse. Secondo Laith Khalaf, responsabile dell’analisi degli investimenti di AJ Bell, “non è chiaro se i Gilt convenzionali o i Linker si riveleranno più efficienti dal punto di vista fiscale, in quanto dipenderà dai termini della singola obbligazione, dal prezzo pagato e dal livello della cedola”. Ad ogni modo, Khalaf ritiene che i Gilt indicizzati siano adatti solo a investitori esperti. “Sono complicati. I dati non sono particolarmente diffusi ed è un mercato molto dominato da acquirenti istituzionali che non sono sensibili ai prezzi”, ha affermato.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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