Alla ricerca del risparmio perduto: solo il 41% degli italiani ci riesce

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Le famiglie italiane fanno fatica a risparmiare. In occasione della 101ª Giornata Mondiale del Risparmio, l’indagine annuale Acri-Ipsos fotografa un’Italia più fragile, preoccupata e prudente. Lo studio, condotto su un campione rappresentativo di 1000 adulti tra il 22 settembre e il 6 ottobre 2025, restituisce il ritratto di un Paese in cui il risparmio torna a essere percepito più come difesa che come opportunità.

 

In questo articolo: 

 

  • Per il 57% degli italiani il tenore di vita è peggiorato
  • Lavoro precario, ma cresce la fiducia nel futuro
  • Come risparmiano gli italiani?
  • Il portafoglio degli italiani ancora poco diversificato

 

Per 57% degli italiani il tenore di vita è peggiorato

“Risparmio: tutela, inclusione, sviluppo” è il tema scelto per l’edizione 2025, che risuona però in un contesto di crescente pessimismo. Secondo l’indagine, il 57% degli italiani percepisce un peggioramento del proprio tenore di vita, contro un 43% che lo considera stabile o in miglioramento.

L’Italia continua a muoversi a due velocità. Se da un lato resta elevato il pessimismo verso l’economia nazionale (53% degli intervistati), dall’altro la fiducia migliora a livello locale, dove i pessimisti scendono al 28% e gli ottimisti raggiungono il 26%. La sfiducia sembra dunque più legata al “sistema Paese” che ai contesti territoriali. Il peggioramento macroeconomico è confermato anche dall’Istat: l’indice di fiducia dei consumatori è sceso a 96 punti, ai livelli del 2020.

 

Lavoro precario, ma cresce la fiducia nel futuro

Il fronte lavoro segna la frattura più evidente. Nel 2025 quasi una famiglia su tre (29%) ha vissuto difficoltà lavorative, in netto aumento rispetto al 21% del 2024. Licenziamenti, contratti a termine e riduzione delle retribuzioni hanno contribuito ad alimentare un senso di insicurezza strutturale. Tra gli under 45, l’instabilità occupazionale si traduce in una fiducia personale più volatile: gli ottimisti si riducono, mentre cresce la quota di chi “galleggia” senza prospettive di miglioramento.

Guardando al futuro, gli italiani si dividono quasi equamente: per i prossimi tre anni, il 38% si dice ottimista, il 39% prevede stabilità e il 16% teme un peggioramento significativo.

 

Come risparmiano gli italiani?

La propensione psicologica a risparmiare si rafforza, ma la possibilità concreta di farlo si restringe. Solo il 41% delle famiglie è riuscito ad accantonare qualcosa nel 2025 (dal 46% nel 2024), mentre aumenta al 34% la quota di chi consuma tutto il reddito e al 17% quella di chi deve attingere ai risparmi accumulati. Si tratta del livello più basso dal 2018.

Oltre la metà degli italiani dichiara di “non sentirsi tranquilla se non risparmia”, e il risparmio stesso è sempre più associato a termini come sacrificio (36%) e meno a tranquillità (39%), segno di un cambiamento a livello culturale. Anche se per il 77% degli italiani il risparmio rimane una forma di tutela individuale, cresce anche la consapevolezza del suo valore collettivo; il 60% lo considera, infatti, importante per l’economia nazionale e il 49% come fattore di inclusione sociale. Tra le funzioni più riconosciute: protezione dagli imprevisti, sicurezza economica in vecchiaia e indipendenza finanziaria. Tasto dolente per quanto riguarda le leggi e i controlli che tutelano il risparmio in Italia: solo il 45% li ritiene efficaci, sebbene in lieve miglioramento rispetto al 2024.

 

Il portafoglio degli italiani ancora poco diversificato

Gli italiani rimangono fedeli alla liquidità, con il 64% che preferisce tenere i risparmi fermi sul conto corrente. Il possesso di prodotti finanziari, invece, rimane ancora troppo poco diversificato: l’89% ha un conto corrente, il 23% un’assicurazione vita o un fondo pensione, il 17% buoni postali e solo il 9% strumenti azionari. Quando si investe, prevalgono motivazioni difensive e progettuali.

Come favorire il risparmio? Secondo il 32% degli intervistati attraverso incentivi fiscali, il 27% indica l’educazione finanziaria nelle scuole come priorità, mentre il 23% chiede prodotti semplici e a basso costo.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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