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Gran Bretagna: cosa succede a mutui, risparmi e investimenti con il caos attuale

Gran Bretagna: cosa succede a mutui, risparmi e investimenti con il caos attuale

Negli ultimi 20 giorni in Gran Bretagna è successo di tutto. Il 23 settembre il Cancelliere dello Scacchiere Kwasi Kwarteng ha annunciato un imponente piano di riduzione delle tasse che, insieme al tetto sui prezzi delle bollette, avrebbe comportato per le casse dello Stato un esborso di circa 160 miliardi di sterline in due anni. I mercati dei titoli di Stato sono esplosi perché gli investitori hanno percepito che il piano avrebbe fatto salire in maniera preoccupante il debito pubblico del Paese, essendo finanziato solo con nuovo indebitamento. I fondi pensione hanno cominciato a vendere Gilt a piene mani per coprire le esposizioni sui fondi presi a prestito. La strategia che avevano adottato, di gestire le loro passività a lungo termine attraverso prestiti utilizzati per investire in bond sfruttando l’effetto leva, ha funzionato fino a quando i tassi d’interesse sono rimasti bassi ma quando hanno iniziato a salire e il prezzo delle obbligazioni a scendere si è scoperto un vaso di pandora.

Il terremoto sui mercati obbligazionari ha portato i rendimenti dei titoli di Stato britannici a livelli che non si vedevano dalla grande crisi del 2008. Una reazione ancora più inconsueta per il settore dei titoli pubblici in Gran Bretagna, solitamente calmo. Una reazione che ha costretto, il 28 settembre, la Bank of England a effettuare il primo grande intervento per calmare le acque, con un piano di acquisti di Gilt per due settimane di 65 miliardi di sterline, partecipando alle aste giornaliere per un massimo di 5 miliardi.

In questo lasso di tempo la Banca centrale ha offerto la possibilità ai fondi pensione di liberarsi delle posizioni più esposte e rimettere i conti in ordine. L’effetto sui mercati è stato però di breve durata, il che ha costretto dapprima l’istituto centrale prima a raddoppiare la cifra di acquisto giornaliero a 10 miliardi di sterline e poi a includere anche i Gilt indicizzati all’inflazione. Nel contempo, il 4 ottobre il Governo ha fatto un clamoroso dietrofront su una parte del piano Kwarteng, cancellando l’eliminazione dell’imposta del 45% sui redditi più alti. Oggi termina il programma di acquisti della BoE e si teme che le vendite sul mercato obbligazionario possano ripartire, con i rendimenti a rischio di risalita in maniera pericolosa.

 

Gran Bretagna: ecco le conseguenze del piano Kwarteng

Quanto è successo in Gran Bretagna ha avuto e avrà degli effetti rilevanti sulla popolazione britannica, soprattutto sul fronte dei mutui, dei risparmi e degli investimenti. L’aumento dei rendimenti si è riflesso in maniera rapidissima sui costi ipotecari, che sono arrivati ai livelli più alti dalla crisi finanziaria del 2008. Questo è un segnale pessimo, perché i prezzi delle case in Gran Bretagna sono a valori record e quindi per un soggetto diventa ancora più difficile accedere a un mutuo. Potrebbe essere il preludio per un crollo della domanda di case. Secondo i sondaggi dei creditori ipotecari Nationwide e Halifax, la crescita dei prezzi immobiliari stava già rallentando; con l’aumento dei costi dei mutui la domanda si ridurrà ulteriormente.

C’è da temere una crisi immobiliare con riflessi a livello finanziario? Molto dipenderà dalla BoE e da come si muoverà l’inflazione. L’istituto guidato da Andrew Bailey ha come priorità la stabilità dei prezzi e l’indice dei prezzi al consumo in Gran Bretagna è al 9,9%. Quindi non è pensabile che nelle prossime riunioni la Banca centrale smetta di alzare i tassi come e più di quanto abbia fatto sinora. Ciò rischia di mettere ulteriore pressione un mercato immobiliare che già corre sul filo del rasoio.

Sul fronte dei risparmi l’aumento dei rendimenti è positivo, perché i tassi d’interesse sui depositi cresce, sebbene le banche siano molto meno rapide ad adeguare i rendimenti ai depositi rispetto ai tassi che applicano per i mutui alle famiglie e i finanziamenti alle imprese. Ad ogni modo, se un risparmiatore è disposto a bloccare i propri fondi in un conto di deposito per un anno in Gran Bretagna riesce a ottenere un rendimento medio di oltre il 3%, rispetto al 2,5% del 23 settembre, quando Kwarteng ha annunciato il piano, e all’1% di un anno fa. Tuttavia, occorre sempre tener presente che nel frattempo l’inflazione è aumentata e quindi il rendimento reale risulta essere negativo.

Per quanto riguarda gli investimenti azionari e obbligazionari, i tempi sono duri. Rendimenti più alti significano che le azioni valutate attraverso il meccanismo dell’attualizzazione dei flussi reddituali futuri perdono di valore. Inoltre, le società dovranno affrontare oneri di finanziamento maggiori per sostenere i propri investimenti, soprattutto se si tratta di aziende legate alla crescita. Tra l’altro, quando il rendimento del reddito fisso cresce, diminuisce il vantaggio di detenere in portafoglio titoli a rischio come le azioni, perché a quel punto queste richiederebbero un premio al rischio maggiore. Sul versante obbligazionario, la salita dei tassi implica un calo dei prezzi delle obbligazioni quotate, perché i titoli di nuova emissione hanno un ritorno superiore in termini economici. Inoltre, vi è da valutare l’impatto dell’inflazione sul rendimento reale, a meno che non si parli di Gilt indicizzati.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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