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Gran Bretagna: Governo cambia rotta sul piano fiscale, sterlina e Gilt fuori pericolo?

Gran Bretagna: Governo fa passo indietro sul piano fiscale, sterlina e Gilt salgono

Il Governo britannico guidato da Liz Truss ha fatto un’incredibile retromarcia sul piano fiscale da lui stesso proposto solo dieci giorni fa. La misura che tagliava l’aliquota del 45% sui redditi più alti, portandola al 40%, è stata eliminata dal provvedimento. Il primo ministro il cancelliere dello Scacchiere della Gran Bretagna, Kwasi Kwarteng, hanno dovuto cedere alle pressioni esercitate in Parlamento dai Tory che si opponevano fermamente al piano, considerato iniquo e troppo oneroso per i conti dello Stato. Per giorni i vertici di Downing Street avevano ribadito l’intenzione di andare avanti con i provvedimenti annunciati, senza mostrare intenzione di voler compiere alcun passo indietro. A sostenere la valuta britannica era dovuta intervenire la Bank of England, con un piano di acquisto di titoli di Stato a lunga scadenza per due settimane, in modo da frenare la speculazione.

Nella giornata di ieri, tuttavia, il Governo ha realizzato che non ci sarebbe stata alcuna possibilità di far passare il piano alla Camera dei Comuni e così il cancelliere ha dichiarato oggi che l’esecutivo ha deciso di dare ascolto all’opinione prevalente che rigettava l’idea di tagliare le tasse all’1% di sudditi più ricchi della Gran Bretagna. “Ciò che è emerso parlando con molte persone in giro per la Gran Bretagna, parlando con i parlamentari e con gli elettori, è che la riduzione dell’aliquota del 45% stava diventando una distrazione su quello che era un piano molto forte”. Attualmente, l’aliquota si applica a chi ha guadagni superiori a 150 mila sterline l’anno. La sua abolizione avrebbe comportato un mancato introito di 2-3 miliardi di sterline per le casse dello Stato.

 

Gran Bretagna: altre inversioni in arrivo?

L’inversione a U del governo avrà delle repliche?  Tra le misure nel mirino ci sono la riduzione di 13 miliardi di sterline nell’assicurazione nazionale – anche in questo caso a essere maggiormente favorite sarebbero le classi abbienti – e 17 miliardi di sterline per invertire l’aumento dell’imposta sulle società. Secondo gli economisti di Bloomberg Jamie Rush e Dan Hanson, l’autorevolezza di Kwarteng è ormai compromessa e ulteriori cambiamenti netto potrebbero essere in arrivo”. Di certo da ora in avanti il premier e il suo cancelliere dovranno muoversi con i piedi di piombo: da un lato dovranno cercare di non perdere consensi tra gli elettori, ma dall’altro avranno bisogno ora più che mai di conservare la credibilità a un mese dall’insediamento a Downing Street. Anche perché i cambi di direzione improvvisi creano volatilità nei mercati finanziari.

 

La reazione dei mercati al passo indietro del governo britannico

Dopo la notizia che il duo Truss-Kwarteng aveva tolto dal pacchetto fiscale la riduzione dell’aliquota del 45%, la sterlina e i Gilt hanno riguadagnato posizioni. La valuta britannica è cresciuta fino a oltre 1,12 sul dollaro dopo aver toccato un minimo storico a 1,0350, tornando dove si trovava prima del terremoto scatenato dal piano . Il rendimento dei titoli di Stato del Regno Unito è crollato di 6,5 punti percentuali al 4%, mentre quello dei bond a 10 anni è scivolato di 360 punti base al 3,95%. I livelli sono lontani rispetto ai massimi pluridecennali registrati all’inizio della scorsa settimana nel mercato delle obbligazioni.

Analisti e investitori rimangono cauti in quanto la cifra risparmiata sui conti dello Stato dal salvataggio dell’aliquota del 45% è minima e non elimina le difficoltà di bilancio dello Stato, messo sotto pressione dall’intero pacchetto. Secondo Jordan Rochester, stratega valutario di Nomura, questo rappresenta “il più piccolo passo per riconquistare la credibilità fiscale, ma è solo un atto simbolico in quanto non risolve il baratro creato dal partito conservatore con un allentamento fiscale totalmente slegato”. A suo giudizio, il ritorno delle quotazioni della sterlina ai livelli precedenti al provvedimento del governo rappresenta un’occasione per entrare nuovamente short, poiché “difficilmente la valuta si rialza in un contesto di rallentamento della crescita globale”. James Athey, gestore di portafoglio di Abrdn, ha affermato: “Le fragilità non sono scomparse e nulla è fondamentalmente cambiato”. Tuttavia, ha ridotto la posizione ribassista nei confronti dei Gilt dopo l’intervento della BoE sui mercati durante la scorsa settimana. Infine, secondo Vasileios Gkionakis, responsabile della strategia valutaria di Citigroup, “la decisione di abolire il taglio dei tassi è stata la meno costosa e potenzialmente la più popolare politicamente tra i parlamentari Tory”. Ad ogni modo, l’esperto raccomanda di vendere la sterlina, in quanto “gli investitori internazionali saranno sempre più riluttanti a finanziare il deficit delle partite correnti del Regno Unito”.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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