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I risparmi in USA sono finiti, cosa significa per l’economia?

USA: i risparmi sono finiti, cosa significa per l'economia?

I 2.100 miliardi di dollari di risparmi accumulati  dagli americani nel 2021 durante la pandemia si sono esauriti. È quanto risulta da uno studio della Federal Reserve di San Francisco, che mette in luce come le famiglie americane siano sempre più in ritardo con i pagamenti delle carte di credito, incrementando l’indebitamento complessivo a livelli record. Tra l’altro, nella pubblicazione dei recenti dati trimestrali i dirigenti aziendali hanno segnalato che le vendite  al dettaglio sono rallentate, mentre nel mese di maggio le vendite complessive hanno registrato una leggera crescita.

In un sondaggio recente realizzato dal Census Bureau è emerso che un terzo delle famiglie fatica a sostenere le spese domestiche e che il tasso di risparmio è diminuito. Il direttore finanziario di Walmart, John David Rainey, ha infine segnalato che la maggior parte delle spese dei consumatori è rivolta ai beni di prima necessità e solo una quantità minima ad altre merci più generiche.

 

USA: quali conseguenze del calo dei risparmi

Tutti questi segnali sono la fotografia di quello che è accaduto in questi anni all’economia americana. La sua forza ha poggiato molto sui risparmi, che hanno permesso di tenere alta la domanda di beni e servizi anche quando l’inflazione ha raggiunto i 9 punti percentuali su base annua e i tassi di interesse sono arrivati al 5,5%. Il punto è ora capire cosa succederà ai prezzi e all’economia USA nei prossimi mesi. Di riflesso, quanto la Federal Reserve aspetterà prima di tagliare i tassi di interesse. Se gli americani non hanno più risparmi ai quali attingere e fanno fatica a finanziarsi con tassi così alti, giocoforza rallentano i consumi, come sta avvenendo, portando l’inflazione a raffreddarsi e la crescita economica a ridimensionarsi. Che poi è l’obiettivo perseguito dalla Fed con le strette monetarie attuate a partire da marzo 2022: raffreddare l’economia per calmare i prezzi, senza provocare danni gravi all’economia.

L’economia degli Stati Uniti ancora regge grazie al mercato del lavoro in salute, ma anche là si avverte qualche scricchiolio. Nel mese di maggio, ad esempio, sono stati creati 272 mila posti di lavoro, oltre le previsioni degli analisti, ma il ritmo delle assunzioni è rallentato e il numero dei disoccupati ha iniziato a salire. Se le persone lavorano hanno capacità di spesa e possono sostenere i prezzi. Quando ciò non avviene, non ci sono più altre fonti diverse dal reddito da lavoro, come i risparmi, alle quali far riferimento per spendere. “Quel cuscinetto in eccesso su cui le famiglie sono state in grado di ripiegare nel periodo immediatamente successivo alla pandemia per la maggior parte non è più disponibile” ha affermato Stephen Stanley, capo economista statunitense di Santander US Capital Markets LLC. “E quindi le loro fortune sono fondamentalmente legate al loro reddito attuale, che è inevitabilmente una funzione del mercato del lavoro”.

Non vale più il discorso di prendere a prestito per effettuare gli acquisti, perché farlo è diventato molto costoso a causa degli elevati costi di finanziamento. Secondo i dati del Dipartimento del Commercio USA, i pagamenti degli interessi non ipotecari, tipo quelli per le carte di credito e i prestiti auto, negli Stati Uniti hanno raggiunto il 2,4% ad aprile in rapporto al reddito disponibile, ossia la quota più alta dal 2008. “I consumatori potrebbero continuare a spendere, ma questo sta avendo un costo, che sta mordendo i redditi delle persone in un modo che non accadeva dalla grande crisi finanziaria”, ha affermato Tim Quinlan, economista senior di Wells Fargo.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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