Il dollaro Usa è stato sotto pressione negli ultimi giorni a causa delle tensioni legate alle prospettive di una nuova guerra commerciale e alle pressioni sulla Federal Reserve. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva minacciato alcuni Paesi europei di imporre dazi al 10% a partire dal 1° febbraio se la Groenlandia non fosse passata sotto il controllo americano, con aliquote che sarebbero salite fino al 100% nel caso di invio di soldati a difesa del territorio. L’allarme, tuttavia, è rientrato dopo l’incontro a Davos, in occasione del World economic forum, tra Trump e il segretario generale della Nato, Mark Rutte. I due leader hanno concordato di definire un quadro per un futuro accordo. A far scendere le quotazioni del biglietto verde hanno contribuito anche i rinnovati attacchi dell’amministrazione Trump alla Fed, che mettono a rischio l’indipendenza della Banca centrale.
In questo articolo:
- La leadership nel commercio globale
- Il dollaro Usa sarà ancora protagonista?
La leadership nel commercio globale
Da diverso tempo si discute del fatto che il dollaro americano abbia perso appeal nelle transazioni commerciali, a vantaggio di altre valute come yuan ed euro. Alcuni analisti hanno persino ventilato l’ipotesi che il biglietto verde possa essere rimpiazzato in futuro come divisa di riferimento. La realtà, però, racconta un’altra storia.
Secondo gli ultimi dati elaborati da Swift (Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication), il servizio globale di messaggistica finanziaria, la quota della moneta americana nelle transazioni internazionali nel mese di dicembre è risultata pari al 50,5%, in netto aumento rispetto al 46,8% del mese precedente. L’ultima volta che la quota del dollaro nei pagamenti globali aveva superato il 50% risaliva al gennaio 2025. Inoltre, si tratta del livello più alto dal 2023. La seconda valuta, l’euro, è molto distanziata, con una quota di circa il 22%.
Altri dati forniti dalla Banca dei Regolamenti Internazionali mostrano che il dollaro è presente nell’89% di tutte le transazioni sul mercato dei cambi ad aprile 2025, mentre le stime della Federal Reserve indicano che circa il 60% del debito complessivo in valuta estera è emesso in dollari. Questi numeri dimostrano come il dollaro Usa continui a “dominare le transazioni valutarie e l’utilizzo internazionale delle valute”, hanno scritto in una nota gli strategist di JPMorgan Chase.
Il dollaro Usa sarà ancora protagonista?
Lo scorso anno la divisa a stelle e strisce è stata tra le più vendute nel contesto delle principali valute internazionali, come dimostra la perdita del Dollar Index — il paniere che riproduce l’andamento del dollaro rispetto alle principali monete globali — pari al 9,46%. I venti contrari per il dollaro nel corso dell’anno in corso sono diversi, ma alcuni osservatori dei mercati ritengono che l’indebolimento futuro non avrà la stessa intensità di quello registrato nel 2025.
“I motivi per cui si è deprezzato erano più legati a un tema di rotazione – ha affermato Pierluigi Ansuinelli, portfolio manager di Franklin Templeton -. Chi dà per morto il dollaro dimentica qualcosa di fondamentale: è possibile smontare il dollaro come valuta dominante a livello internazionale, ma è molto difficile farlo in un breve periodo”, ha precisato. Il motivo è che “ancora oggi, nonostante molti comprino oro come riserva, il 57% delle riserve valutarie è detenuto in dollari”. Questo significa che “il dollaro perderà centralità in anni, non in mesi”.
L’esperto sottolinea inoltre come il sistema dei pagamenti internazionali sia ancora dominato dal dollaro americano, con la maggior parte dei contratti commerciali regolati in dollari. Anche le emissioni sui mercati internazionali restano appannaggio del biglietto verde, perché “la maggioranza di chi emette lo fa ancora in dollari”, osserva Ansuinelli. “Smontare questi tre pilastri è possibile, ma ci vuole tempo”.









