Il petrolio crolla del 5%, la risposta di Israele all’Iran è contenuta

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Le quotazioni del petrolio sono crollate all’esordio settimanale, dopo la rappresaglia contenuta di Israele verso l’Iran. Il Brent e il West Texas Intermediate sono scivolati oggi di circa il 5%, rispettivamente a 72 e 68 dollari al barile. Nella notte di sabato, una serie di raid aerei partiti da Israele hanno colpito obiettivi militari di Teheran. L’attacco, durato più di tre ore, non è stato condotto contro le infrastrutture petrolifere, nucleari e civili.

Il mondo intero era rimasto con il fiato sospeso in attesa della reazione dell’esercito dello Stato ebraico al lancio di 200 missili effettuato dall’Iran il 1° ottobre scorso. Se fossero stati colpiti alcuni siti chiave o si fossero registrate vittime civili, probabilmente si sarebbe creata un’escalation pericolosa allontanando definitivamente le speranze per una pace in Medio Oriente. Un’incursione più ragionata ha forse calmato le acque dissuadendo l’Iran da una controreplica. Lo Stato Maggiore delle Forze armate iraniane ha enfatizzato il sostegno a un cessate il fuoco a Gaza e in Libano, facendo capire di voler minimizzare quanto accaduto sabato notte.

Sul fronte del petrolio, il fatto che non siano stati colpiti gli impianti per la produzione del greggio evita una contrazione dell’offerta da parte di uno dei più importanti esportatori della materia prima al mondo. L’Iran infatti fornisce circa il 4% della produzione globale di oro nero.

 

Petrolio: dove arriveranno i prezzi?

Con il rischio di una recrudescenza della situazione almeno per ora scongiurato, gli analisti ritengono che il prezzo del petrolio rimarrà sotto pressione al ribasso nei prossimi mesi. Secondo Citigroup, “è improbabile che la recente azione militare israeliana sia vista dal mercato come un fattore in grado di portare a un’escalation tale da avere un impatto sull’offerta di petrolio”. Per questo, la banca americana ha tagliato le previsioni sul Brent da 74 a 70 dollari al barile nei prossimi tre mesi.

Andy Lipow, presidente di Lipow Oil Associates, ha detto che “il mercato petrolifero è tornato a guadare a un eccesso di offerta”, dopo che Israele, incoraggiato probabilmente dagli americani, ha evitato di prendere di mira gli impianti del greggio. “I prezzi del petrolio rimarranno sotto pressione per il resto di quest’anno, potrebbe essere difficile vedere il Brent raggiungere gli 80 dollari nel prossimo futuro”, ha affermato.

L’aver evitato di colpire le infrastrutture petrolifere “ha suscitato speranze per un percorso di de-escalation e ha visto il premio di rischio scendere di qualche dollaro al barile”, ha detto Saul Kavonic, analista energetico con sede a Sydney presso MST Marquee. A giudizio di Harry Tchilinguirian, capo del gruppo di ricerca presso Onyx Capital Group, “la rappresaglia di Israele di sabato è stata per lo più vista come deludente e proporzionata”. Quindi, “la realtà macroeconomica negativa della Cina prenderà di nuovo il sopravvento e spingerà il prezzo del petrolio più in basso”.

Un po’ meno convinto di una discesa dei prezzi del petrolio è Vivek Dhar, analista della Commonwealth Bank of Australia, che si aspetta un’attenzione del mercato ora concentrata sui colloqui di pace ripresi durante il fine settimana. “Nonostante la scelta di Israele per una risposta misurata all’Iran, dubitiamo che Israele e i suoi alleati – cioè Hamas e Hezbollah – siano sulla buona strada per un cessate il fuoco duraturo”, ha detto in una nota.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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