Dal 1° dicembre 2025 è attivo il sistema digitale europeo di indicazione geografica per l’artigianato e l’industria, un piano di tutela della qualità nato con l’obiettivo di proteggere i due settori e rilanciare il lavoro di botteghe e Pmi attive nei territori. La certificazione funziona allo stesso modo dell’Igp per i vini e l’agroalimentare, le indicazioni geografiche protette più diffuse: salvaguarda i prodotti artigianali e industriali che sono legati a una specifica area geografica, garantendo che la loro produzione (almeno una fase tra fabbricazione, trasformazione, lavorazione, taglio, preparazione e così via) avvenga in quella determinata zona.
L’artigianalità, strettamente legata alla cultura e alla creatività, è la caratteristica fondamentale di un comparto come quello del made in Italy: con le indicazioni geografiche per i prodotti artigianali e industriali, le imprese italiane – soprattutto quelle micro, piccole e medie – avranno la possibilità di proteggersi da contraffazioni e frodi e di rafforzare un sistema produttivo diffuso e radicato nei territori. Per fare qualche esempio, è il caso del vetro di Murano, del marmo di Carrara e della ceramica faentina.
In questo articolo:
- Cigi, l’indicazione geografica per artigianato e industria
- Come funziona l’Igp e la procedura per avere il marchio
Cigi, l’indicazione geografica per artigianato e industria
Il nuovo quadro normativo si chiama Cigi, acronimo di Craft and Industrial products as Geographical Indications: un’etichetta che fa da marchio di garanzia per il consumatore, assicurando che il prodotto con l’indicazione geografica di qualità abbia caratteristiche, reputazione o proprietà riconducibili all’origine indicata da un luogo, una regione o un paese specifico. L’indicazione Cigi punta a migliorare la consapevolezza degli utenti in merito a origine, qualità e autenticità dei prodotti.
La Commissione europea, che ha proposto l’applicazione di questo sistema ai prodotti artigianali e industriali nel 2018, ha identificato centinaia di prodotti potenzialmente idonei alla protezione Cigi nell’Unione. Tra questi spiccano soprattutto gioielli, vetro, calzature, tessuti, porcellane e strumenti musicali. Un’unica registrazione garantisce una protezione illimitata in tutta l’Unione europea. Il sistema vuole rafforzare la competitività dell’Ue e sbloccare importanti opportunità territoriali, legate soprattutto alla promozione del turismo culturale e storico.
Una volta che il nome di un prodotto artigianale e industriale viene registrato come Cigi, i produttori possono utilizzare il simbolo Ue dell’Igp sfruttando “un’opportunità economica unica” che contribuisce a “salvaguardare l’autenticità dei loro prodotti, prevenendo le imitazioni e migliorando l’accesso a mercati di alto valore”. In ambito sociale, i marchi “sostengono l’occupazione locale, promuovono l’imprenditorialità, forniscono un notevole impulso alle Pmi e rafforzano l’orgoglio per il territorio”, mentre dal punto di vista culturale, “preservano e tramandano le tecniche tradizionali, assicurando che le competenze affinate di generazione in generazione vengano tramandate con uno scopo”.
Come funziona l’Igp e la procedura per avere il marchio
Dallo scorso 1° dicembre è possibile presentare le domande con le richieste di riconoscimento all’Euipo (l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale) oppure alle autorità nazionali competenti, a seconda del tipo di procedura. Nel primo caso, occorre accedere a Giportal creando un account personale e procedere con la registrazione. Per gli Stati membri dell’Ue, c’è una distinzione tra chi è tenuto a passare per la procedura standard e chi ha accesso alla registrazione diretta.
Nel caso dell’Italia, le domande di registrazione delle Igp per i prodotti artigianali e industriali devono pervenire da parte delle associazioni di produttori esclusivamente attraverso il portale di deposito online dell’Uibm, l’Ufficio italiano brevetti e marchi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. La domanda deve includere il disciplinare di produzione, il documento unico e la documentazione di accompagnamento. L’accesso alla piattaforma dell’Uibm avviene unicamente tramite Spid, Cie o Cns.
Il costo dell’operazione è di 16 euro, ovvero il pagamento dell’imposta di bollo come avviene per tutte le istanze depositate online alla pubblica amministrazione. Al momento della presentazione della domanda, il portale rilascia via mail una ricevuta che comprende il numero della domanda e la data del deposito. A domanda inoltrata, la Dgpi-Uibm effettua le verifiche di ricevibilità e completezza della richiesta depositata e concede o meno il marchio. L’adeguamento della normativa nazionale a quella comunitaria non è immediato: l’esame di merito delle domande e l’espletamento delle azioni amministrative sono attesi per febbraio 2026, quando entrerà in vigore il decreto legislativo che introduce nell’ordinamento italiano le disposizioni europee.









