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Inflazione: 4 indicatori che mostrano perché ha raggiunto il picco

Inflazione: 4 indicatori che mostrano perché ha raggiunto il picco

L’inflazione globale potrebbe aver raggiunto il picco e questa è una buona notizia anche per le Banche centrali, poiché potranno finalmente tornare a essere meno rigide nella gestione della politica monetaria, allontanando lo spauracchio di una recessione. A sostegno dell’ipotesi che l’aumento forsennato dei prezzi al consumo sia arrivato al capolinea vi sono alcune indicazioni.

 

  • La prima in assoluto è che negli Stati Uniti per il mese di ottobre si è registrato un calo dell’inflazione al 7,7% rispetto all’8% atteso dagli analisti e questo è il primo segnale importante da quando la Federal Reserve ha iniziato a inasprire la sua politica monetaria da marzo di quest’anno. La maggior parte degli economisti si aspetta che il ritmo di crescita dei prezzi raggiungerà il picco in questo trimestre nel Regno Unito, nell’Eurozona e in Australia.
  • Un altro indicatore importante deriva dai prezzi alla produzione. In Germania sono scesi a ottobre del 4,2% rispetto al mese precedente, segnando il più grande calo mensile dal 1948. Mentre negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, la crescita annuale dell’indice dei prezzi alla produzione è in fase calante da questa estate. A ottobre, inoltre, quasi tutte le principali economie del G20 hanno riportato un aumento degli indici dei prezzi alla produzione più contenuto rispetto al mese precedente.
  • Un terzo parametro chiave è dato dai prezzi delle materie prime. Il gas europeo alla Borsa di Amsterdam è finito sotto 130 euro, mentre questa estate viaggiava sopra i 340 euro. Anche il petrolio ha rallentato notevolmente la sua corsa, stazionando intorno agli 80 dollari al barile, dopo un massimo quest’anno che ha sfiorato i 140 dollari. A ottobre, l’indice dei prezzi alimentari della Fao è cresciuto appena dell’1,9%, mentre a maggio del 2021 ha avuto un balzo del 40%.
  • Infine, vanno considerate le tariffe di spedizione, che sono tornate ai livelli pre-pandemici, dopo un incremento di oltre cinque volte durante tutto il periodo delle restrizioni e dei vincoli alla catena di approvvigionamento.

 

Inflazione 2023: ecco cosa pensano gli economisti

Per il 2023 ci sarà da aspettarsi una caduta libera dell’inflazione? Secondo Jennifer McKeown, capo economista di Capital Economics, gli effetti alimentari ed energetici abbatteranno in media di 3 punti percentuali l’inflazione dei prezzi al consumo nelle economie avanzate nei prossimi sei mesi. Questo grazie a una più debole domanda rispetto al 2022. Anche secondo Mark Zandi, capo economista di Moody’s Analytics, l’inflazione ha probabilmente raggiunto il suo apice. “L’allentamento delle pressioni sui prezzi e i colli di bottiglia nelle forniture presagiscono l’imminente moderazione dei prezzi al consumo”, ha affermato l’esperto.

Alcuni economisti, però, procedono con maggiore cautela. Ad esempio, Susannah Streeter, analista senior di investimenti e mercati presso Hargreaves Lansdown, ritiene che gli alti costi energetici smorzeranno il declino dei prezzi. “Il petrolio è destinato a rimanere altamente sensibile ai vincoli di approvvigionamento e l’incombente divieto dell’Ue sul greggio russo continuerà ad alimentare l’inflazione complessiva nel Regno Unito e nell’Eurozona”, ha dichiarato. Dello stesso avviso risulta essere Katharine Neiss, capo economista europeo di PGIM Fixed Income: “Non aspettatevi che l’inflazione scenda al 2% molto rapidamente”, ha detto. Ricordiamo che il 2% è il tasso obiettivo perseguito dalla maggior parte delle Banche centrali dei Paesi più sviluppati, in quanto viene considerato il livello di inflazione che favorisce la crescita in maniera sana senza il rischio di creare disordini nell’economia.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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