Inflazione: 2 bond per domare l'aumento del costo della vita

Inflazione: 2 bond per domare l’aumento del costo della vita

Il Dipartimento del Tesoro negli USA

L’inflazione negli Stati Uniti ha raggiunto tassi che per un investitore a reddito fisso sono diventati insostenibili. Un livello dell’8,5% abbatte i rendimenti reali e soprattutto crea prospettive di rialzo dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve in maniera aggressiva, facendo diminuire il prezzo delle obbligazioni. Per poter battere l’inflazione e ottenere rendimenti più adeguati alle strette della Banca Centrale USA è necessario assumersi qualche rischio e sovente pagare commissioni più elevate. 

In questo contesto, vi sono 2 tipologie di bond che soffrono molto una situazione di questo tipo. Una è quella della obbligazioni con una duration alta, sensibili ai tassi d’interesse. Queste costituiscono l’asse portante di un portafoglio classico costruito sul modello 60/40. In questo 2022 hanno subito parecchie perdite perché i rendimenti dei T-Note decennali sono saliti dall’1,5% a oltre il 2,8%. 

Un’altra è costituita dalle obbligazioni con qualità creditizia e rating inferiori. È vero, tali asset hanno fatto meglio dei bond con merito creditizio più elevato assegnato dalle società di rating, ma è altrettanto evidente che hanno un rischio insito maggiore di insolvenza qualora la politica aggressiva della Fed dovesse innescare una recessione. Inoltre, i fondi che gestiscono un debito rischioso con tassi più elevati comportano commissioni più alte per il rischio di liquidità che sostengono.

 

Inflazione: le possibilità d’investimento

Uscire da questo pantano non sarà una cosa semplice, anche perché è difficile giustificare il pagamento di commissioni su obbligazioni a breve termine che hanno un’inflazione complessiva dell’8,5%. I rendimenti dei fondi monetari, ad esempio, potrebbero non aumentare nemmeno in un ambiente favorevole dei tassi, perché magari proverebbero a recuperare le commissioni perdute durante tutto il periodo in cui i rendimenti generali erano a zero. 

Una strada potrebbe essere quella di fare a meno, almeno per il momento, di fondi gestiti professionalmente per eliminare intermediari, risparmiando sulle commissioni. In altri termini considerare di acquistare direttamente dal Dipartimento del Tesoro USA. In tal caso vi sarebbero 2 opzioni. 

La prima consiste nell’acquisto dei Treasury Series I, che questo mese pagano rendimenti del 7,12%, in quanto agganciati all’inflazione. Tali rendimenti sono fissati 2 volte l’anno, con un intervallo di 6 mesi dopo la loro emissione. La scadenza è di 30 anni, ma chiaramente è possibile riscattarli subendo delle penali in termini di interessi corrisposti se lo si fa prima di 5 anni. Un’altra limitazione sta nel fatto che ogni persona potrà investire al massimo fino a 10.000 dollari, con altri 5.000 dollari in aggiunta se le obbligazioni vengono acquistate nell’ambito della loro dichiarazione dei redditi. 

La seconda opzione riguarda l’acquisto di buoni del Tesoro direttamente dal sito di aste TreasuryDirect, possibile senza alcuna commissione di intermediazione. La scadenza ideale sarebbe tra 6 mesi e 1 anno, con gli investitori che manterrebbero i conti fino alla fine subendo meno l’inasprimento del costo del denaro da parte della Banca Centrale USA. Se un risparmiatore è disposto a sostenere scadenze un po’ più lunghe, i rendimenti possono essere più soddisfacenti. Queste 2 tipologie d’investimento alla fine non batteranno l’inflazione, ma quantomeno ne limiteranno gli effetti con un livello di sicurezza alto e commissioni molto contenute o inesistenti, che finiscono sempre per avere un peso nella performance generale.

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