L’inflazione europea ha dato chiari segnali di raffreddamento. Nell’ultima rilevazione, relativa al mese di gennaio, si è attestata all’8,5% su base annua contro il 9,5% di dicembre e un consensus al 9,2%. Il percorso per fermare la crescita dei prezzi al consumo è molto lungo e il target del 2% della Banca centrale europea ancora lontano. Per questo la politica monetaria dell’Eurotower rimarrà sul percorso di stretta sui tassi d’interesse ancora per qualche tempo. Su questo il governatore della BCE Christine Lagarde è stato molto chiaro. Nelle sue ultime uscite ufficiali ha ribadito il concetto che l’istituto monetario continuerà a rialzare con decisione i tassi di interesse fino a quando l’inflazione non avrà dato evidenti e stabili segnali di discesa. Il costo del denaro sui depositi è ora al 2,5% e le attese sono per un aumento di 50 punti base nella prossima riunione e di 25 punti base in quella successiva, con un tasso terminale al 3,25%. Non sono attesi tagli dei tassi prima del 2024.
All’interno del Consiglio direttivo della BCE prevalgono infatti le pressioni dei falchi e il pericolo di una recessione in Eurozona passa in secondo piano. In particolare preoccupa l’inflazione core, che esclude le voci volatili dell’energia e dei beni alimentari. Sulla base delle proiezioni della BCE, l’indice dei prezzi al consumo core dovrebbe raggiungere il picco del 5,2% nel primo trimestre, prima di scivolare al 3,6% negli ultimi tre mesi del 2023.
Inflazione europea: secondo gli economisti rimarrà alta
Gli economisti intervistati da Bloomberg non sono ottimisti sull’evoluzione dell’inflazione europea. Secondo gli esperti, il costo della vita si manterrà ancora al di sopra della soglia massima fissata della BCE al 2% nel 2025. Ciò rende più interessante il dibattito su come saranno le nuove previsioni trimestrali di Francoforte che verranno rese note il mese prossimo, anche alla luce del crollo del prezzo del gas. A dicembre la BCE aveva previsto un’inflazione core del 2,4% nel 2025, il che ha giustificato un atteggiamento ancora molto aspro sul versante del costo del denaro.
Tra l’altro, l’istituto guidato da Christine Lagarde potrebbe avere meno preoccupazioni ad agire sui tassi visto che l’economia del Vecchio continente si è mostrata più resiliente di quanto si temesse di fronte alla guerra Russia-Ucraina. Gli economisti del sondaggio hanno stimato per l’Eurozona una contrazione del PIL dello 0,2% nel primo trimestre, ma poi un rimbalzo fino a chiudere il 2023 con una crescita dello 0,4% e il 2024 in aumento dell’1,2%.









