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Inflazione Giappone al massimo dal 1991, cosa farà ora la BoJ?

Inflazione Giappone al massimo dal 1991, cosa farà ora la BoJ?

L’inflazione in Giappone è balzata al 3% su base annuale relativamente al mese di settembre, segnando il livello più alto dal 1991, se si fa eccezione per quella del 2014 allorché i prezzi furono influenzati da un aumento dell’imposta sulle vendite. A contribuire in maniera determinate all’aumento del carovita stavolta non sono stati i beni energetici, ma quelli alimentari e per la casa. Questo dimostra come l’inflazione stia viaggiando ad ampio raggio diffondendosi ovunque. “A ottobre, l’inflazione potrebbe raggiungere il 3,3% o il 3,4% poiché molti prezzi alimentari stanno salendo, le tariffe di telefonia mobile stanno dando un aumento e i prezzi dei servizi sono in salita”, ha dichiarato Mari Iwashita, capo economista di mercato di Daiwa Securities Co. Nel frattempo, però, la crescita dei salari procede molto a rilento e questa è una grande preoccupazione per i cittadini giapponesi e quindi per il Primo Ministro Fumio Kishida, che per questo motivo ha perso consensi.

 

Inflazione Giappone: la BoJ proseguirà con l’accomodamento monetario?

L’aspetto più interessante in questo contesto è che i rendimenti degli assets giapponesi sono in ascesa, nonostante lo yen abbia violato quota 150 sul dollaro USA. Questo perché gli investitori stanno scommettendo che la Bank of Japan alla fine cederà, inasprendo la sua politica monetaria. La prossima settimana l’istituto centrale si riunirà per le decisioni sui tassi, ma finora dalle parole del Governatore Haruhiko Kuroda non filtrano messaggi che possano far pensare ad alcuna forma di restrizione. Più volte il numero uno della BoJ ha rimarcato il fatto che i salari devono ancora crescere prima di considerare l’inflazione un allarme, sebbene quest’ultima si collochi ben al di sopra del target del 2%. Le previsioni della BoJ per i prossimi anni sono di un calo notevole dell’indice dei prezzi al consumo, per questo l’istituto non vede alcuna urgenza di intervenire attraverso un aumento del costo del denaro.

Intanto, l’Autorità monetaria continua ad effettuare operazioni di emergenza nel mercato obbligazionario nel tentativo di frenare l’aumento dei rendimenti. Dopo la mossa di ieri, oggi si è ripetuta con l’acquisto di 100 miliardi di yen, pari a circa 665 milioni di dollari di obbligazioni le cui scadenze sono comprese tra 10 e 25 anni. Secondo Ataru Okumura, strategist di SMBC Nikko Securities, “la Banca del Giappone dovrà ripetere le operazioni di emergenza per contenere un forte aumento dei rendimenti sui JGB super-lunghi”. Tuttavia, “la pressione al rialzo sui rendimenti obbligazionari a 10 anni sta diventando più forte, perché non solo i rendimenti super-lunghi, ma anche i rendimenti sui titoli a più breve termine stanno aumentando”.

Il mandato di Kuroda scadrà ad aprile 2023, quindi rimane l’incognita di come sarà la politica monetaria del suo successore. “L’inflazione al consumo dovrebbe rallentare nel 2023. Se è così, qualsiasi modifica alla politica monetaria accomodante della BoJ sarà minore anche sotto il cambio alla leadership della banca il prossimo anno”, ha affermato Yasunari Ueno, capo economista di mercato di Mizuho Securities.

In questo contesto, è difficile quindi immaginare che la BoJ possa abbandonare la sua politica ultra-accomodante. Rimane il tassello dello yen che continua a perdere quota nei confronti del superdollaro. Qui entra in gioco anche il ruolo del Governo. Un intervento diretto sui mercati è stato fatto alcune settimane fa, per la prima volta dal 1998. Adesso, dopo la sostanziale inefficacia della mossa e vari avvertimenti di un nuovo intervento, non è escluso che il Giappone scenda nuovamente in campo per cercare di arrestare le vendite sulla valuta.

 

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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