Inflazione: le strategie per non farsi trovare impreparati - Borsa e Finanza

Inflazione: le strategie per non farsi trovare impreparati

Inflazione, se la conosci la eviti. Ecco come con i bond

L’inflazione è un fenomeno difficile da gestire, prova ne sia che anche le Banche centrali rischiano di farsela scappare di mano e cercano di fermarla a suon di rialzi dei tassi di interesse. Manovra che non è indolore per i mercati finanziari e lo si è visto con il forte sell-off registrato sia sull’azionario che sull’obbligazionario. Un contesto molto difficile per chi investe. Come difendersi? Lo spiega Nicolas Forest, Global Head of Fixed Income di Candriam, secondo cui

“il modo migliore per contrastare l’inflazione in un portafoglio obbligazionario consiste nel ridurre la sensibilità ai tassi di interesse e di essere ultra-selettivi”.

 

L’errore delle Banche Centrali: sottostimare l’inflazione

“L’inflazione è un fenomeno complesso. Spesso autoavverante, tende a rafforzarsi quando gli operatori economici credono che sia presente. Questo rende difficile la sua previsione, tanto che sono state le banche centrali le prime a sbagliare le stime nel corso degli ultimi anni” riprende Forest.

Per la Governatrice della BCE Christine Lagarde infatti l’idea di un’inflazione temporanea e prossima a scemare nella zona euro è stata una convinzione costante per la seconda metà del 2021 e l’inizio del 2022. Ha ammesso l’errore solo pochi giorni fa il vicepresidente dell’Eurotower Luis de Guindos, intervenuto allo Young Factor a Milano:

“Nella vita bisogna imparare dagli errori e cercare di non ripeterli e cambiare strada se è giusto farlo. Io personalmente ero fra quanti pensavano che l’inflazione fosse temporanea e destinata a rientrare. Così non è stato. Ma abbiamo preso atto del mutamento di scenario e abbiamo cambiato la nostra politica”.

 

Inflazione: 3 motivi per cui non sarà temporanea

Oggi il mercato prevede un’inflazione che tornerà al 3% negli Stati Uniti entro la fine del 2023 e le previsioni delle Banche centrali proiettano un rientro dai picchi di quest’anno (a maggio +8,6% negli Stati Uniti e +8,1% in Eurozona) nella parte finale dell’anno e nel corso del 2023. Tuttavia, proprio perché l’inflazione è un fenomeno complesso, potrebbe sorprendere ancora.

Sono 3 le motivazioni addotte dagli analisti di Candriam che sostengono questa possibilità:

  • Spirale salari-prezzi: le massicce iniezioni di liquidità, associate agli stimoli fiscali, hanno ampiamente contribuito al clima inflazionistico. Con tassi di disoccupazione ai minimi e una popolazione che invecchia, il rischio di rinegoziazione dei salari potrebbe continuare ad alimentare la spirale inflazionistica;
  • Deglobalizzazione e colli di bottiglia nelle catene di approvvigionamento: la deglobalizzazione, già presente durante la presidenza Trump, con l’acuirsi delle tensioni commerciali in particolare con la Cina, è stata amplificata “dall’effetto” Covid e questo trend sembra proseguire in modo inevitabile. Insieme al cambiamento climatico, il rischio di una crisi alimentare potrebbe avere un impatto più duraturo sulle previsioni inflazionistiche;
  • Il costo della transizione energetica alimenterà i rincari delle materie prime: da alcuni definito “greenflation”, le aziende devono investire pesantemente sulla transizione ecologica in una fase di costi in aumento. Per costruire una turbina eolica da 3 megawatt, per esempio, sono necessarie 2 tonnellate di terre rare, 3 tonnellate di alluminio, 3,5 tonnellate di rame, 335 tonnellate di acciaio. Una domanda tale peserà in maniera strutturale sul costo delle materie prime e la transizione energetica potrebbe influire anche sulle prospettive inflazionistiche di medio termine.

 

Come difendersi dall’inflazione

Per Candriam sono due gli strumenti principali da inserire in un portafoglio obbligazionario per fare fronte all’incremento dei prezzi al consumo: le obbligazioni a tasso variabile e le obbligazioni indicizzate all’inflazione, con una preferenza per il tratto a breve termine della curva. Le prime offrono una naturale protezione contro l’aumento dei tassi nominali grazie all’azzeramento periodico della loro cedola, sulla base di un tasso di riferimento (il tasso interbancario a tre mesi) maggiorato di un differenziale di credito determinato dal mercato, e alla correlazione negativa con il rendimento delle obbligazioni sovrane. Secondo Forest, oggi è realistico prevedere un premio medio di credito di quasi 120 punti base. Le seconde sono uno strumento interessante per proteggersi dal rischio di sorprese inflazionistiche e, dopo il recente calo delle aspettative d’inflazione, sembrano un’alternativa valida alle obbligazioni nominali, soprattutto sul segmento a breve termine della curva.

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