L’intelligenza artificiale mette sotto pressione le infrastrutture energetiche

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L’intelligenza artificiale sta trasformando la vita delle persone e i processi produttivi delle industrie. In entrambi i casi, l’accumulo di dati necessario al suo funzionamento e utilizzo sta portando a un’impennata del fabbisogno energetico. Attualmente, l’IA rappresenta circa il 4,5% della produzione totale di elettricità negli Stati Uniti, un dato che equivale al consumo di circa 20 milioni di abitazioni americane o alla domanda energetica complessiva della Spagna.

Maggiore richiesta di energia non significa solo maggiore consumo di materie prime, ma anche la necessità di ripensare intere infrastrutture energetiche, che si trovano sotto pressione per rispondere alle esigenze di potenza crescenti. Per gli asset manager si tratta di un’opportunità di investimento strategica. “Sono necessarie soluzioni innovative per soddisfare le crescenti richieste, stimolando investimenti in nuove fonti di energia e sistemi di rete intelligenti” sottolinea Michael Browne, global investment strategist di Franklin Templeton, in un recente commento sul tema.

 

In questo articolo:

 

  • L’aumento del fabbisogno energetico dell’intelligenza artificiale
  • Le risposte per sostenere le necessità energetiche dell’IA

 

L’aumento del fabbisogno energetico dell’intelligenza artificiale

Secondo le stime, entro il 2035 l’intelligenza artificiale potrebbe rappresentare il 5% del consumo energetico mondiale. Il cuore di questa crescente domanda sono i centri dati, veri nodi critici della potenza di calcolo dell’IA. Man mano che i modelli si fanno più complessi, con trilioni di parametri e capacità di inferenza in tempo reale, la capacità richiesta probabilmente raddoppierà già entro il 2030.

Questa situazione rappresenta un banco di prova per investitori istituzionali come Franklin Templeton, che cercano di capitalizzare sul cambiamento infrastrutturale e tecnologico in atto. “Nei prossimi cinque anni, le infrastrutture energetiche necessarie per sostenere la crescita dell’intelligenza artificiale si svilupperanno in tre aree: espansione e ottimizzazione dei data center, generazione di energia e modernizzazione della rete” riprende Browne, che cita l’esempio degli Stati Uniti, patria delle più grandi società tecnologiche globali. “Negli Stati Uniti – spiega – si prevede che i ‘Big four’ – Microsoft, Amazon, Alphabet e Meta – spenderanno più di 3 trilioni di dollari in intelligenza artificiale entro la fine del decennio. Gran parte verrà dedicata allo sviluppo e alla trasmissione sicura dell’energia richiesta da enormi banche di processori AI”.

Franklin Templeton, tra gli attori di spicco nel settore degli investimenti finanziari, osserva con interesse questa tendenza. “Saranno necessarie innovazioni nell’efficienza e nelle fonti alternative di energia” scrive lo strategist.

 

Le risposte per sostenere le necessità energetiche dell’IA

Davanti a una crescita energetica così rapida e significativa, l’incremento della produzione energetica non è sufficiente. È essenziale orientarsi verso l’efficienza energetica e l’adozione di fonti alternative. Inoltre, aggiunge Browne “l’hardware per l’IA, come i TPU (unità di elaborazione tensoriale) e le GPU (unità di elaborazione grafica), richiede sistemi di raffreddamento calibrati e software di gestione energetica. Innovazioni come il raffreddamento a immersione o il riutilizzo del calore di scarto possono ridurre il consumo energetico per calcolo e diventeranno più importanti man mano che la domanda di energia aumenta”.

In questo contesto, le centrali alimentate da fonti rinnovabili, come solare, eolico e idroelettrico, si affermano come soluzioni chiave, mentre in alcuni casi emergono reattori nucleari di piccola scala dedicati a sostenere infrastrutture dell’intelligenza artificiale. Contemporaneamente, la modernizzazione delle reti di trasmissione energetica è imprescindibile. Le reti tradizionali, centralizzate e rigide, non sono adatte alle esigenze decentralizzate e dinamiche generate dall’utilizzo massivo di IA. Nascono così le reti “smart”, che implementano controlli in tempo reale, aggiornamenti delle linee di trasmissione e integrazione di diverse fonti energetiche, anche locali. Queste reti intelligenti permettono un’allocazione istantanea e continua dell’energia, aiutando a fronteggiare meglio i picchi di domanda tipici di infrastrutture IA.

Un altro aspetto fondamentale sottolineato da Browne è lo stoccaggio energetico. Le batterie su scala industriale diventano cruciali nel garantire la continuità di fornitura, immagazzinando energia prodotta in eccesso da fonti rinnovabili e rilasciandola quando la domanda aumenta. L’uso dell’IA stessa per ottimizzare previsioni, bilanci energetici e risposte alla domanda è un elemento di innovazione che accelera l’evoluzione del sistema energetico.

“La convergenza dell’IA e delle infrastrutture energetiche non è uno scenario lontano: è una trasformazione attiva che sta già rimodellando i mercati. Per gli investitori, crediamo che i prossimi cinque anni rappresentino un’opportunità per capitalizzare questo cambiamento” conclude lo strategist di Franklin Templeton.

Immagine di Redazione

Redazione

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