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Investimenti: ecco 4 soluzioni alternative all’intelligenza artificiale

Investimenti: ecco 4 soluzioni in alternativa all'intelligenza artificiale

Wall Street

sta viaggiando sui massimi storici grazie alla spinta degli investimenti legati all’intelligenza artificiale. Nvidia ha aumentato del 161,73% la sua capitalizzazione di mercato quest’anno, consacrandosi come punto di riferimento mondiale per la produzione di chip AI (Artificial Intelligence) di fascia alta. Microsoft, Alphabet, Meta Platforms e Amazon sono in prima linea nella nuova tecnologia, investendo miliardi di dollari e siglando partnership con startup innovative nel settore.

Da pochi giorni si è aggiunta Apple in cerca di recuperare il ritardo accumulato. Alla Worldwide Developers Conference – la conferenza annuale degli sviluppatori in cui la società presenta le principali novità – il colosso di Cupertino ha annunciato alcune importanti operazioni. Tra tutte l’accordo con OpenAI per integrare ChatGPT nei dispositivi di Apple come iPhone, iPad e Mac, nonché nell’assistente vocale Siri. Questa settimana le azioni Apple hanno aggiornato il massimo storico e portato la società a riprendersi il trono di azienda più capitalizzata del mondo.

 

Investimenti: ecco dove puntare

In un contesto in cui sono i big dell’intelligenza artificiale a condurre le danze a Wall Street, esistono alternative? Secondo i gestori patrimoniali il mercato dovrebbe guardare altrove sia in ottica di diversificazione sia nella prospettiva che il clamore intorno all’intelligenza artificiale si affievolisca. Al riguardo esistono 4 strade percorribili.

La prima è quella dei titoli di Stato USA, una soluzione caldeggiata da Russ Koesterich, gestore di portafoglio per il BlackRock Global Allocation Fund. Attualmente i Treasury a due anni rendono poco sotto il 5%, o il 2,6% reale, considerando le aspettative di inflazione per il prossimo biennio. Si tratta di un ritorno vicino ai massimi degli ultimi 15 anni e che potrebbe essere preso in considerazione per gestire la volatilità di portafoglio.

Una seconda strada, indicata da Jitania Kandhari, vicedirettore degli investimenti del Solutions & Multi-Asset Group di Morgan Stanley IM, è il petrolio. Secondo l’esperta, la transizione energetica non significa una perdita di interesse totale verso i combustibili fossili come qualcuno pensava, considerando che attualmente le rinnovabili rappresentano appena il 15% del consumo totale di energia. Affinché il passaggio sia completato, occorre tempo: “Le transizioni energetiche sono una maratona piuttosto che uno sprint” ha affermato Kandhari.

La terza via conduce alle azioni della difesa e dell’industria. A giudizio di Ian Harnett, chief investment strategist di Absolute Strategy Research, l’escalation dei conflitti militari e gli sforzi per rilocalizzare la produzione statunitense potrebbero essere degli ottimi catalizzatori.

Infine c’è la possibilità di puntare sulle società di servizi IT, anche per l’impatto nelle aziende dell’intelligenza artificiale. Secondo Sarah Ketterer, amministratore delegato di Causeway Capital Management, si tratta di “società relativamente sottovalutate nonostante siano in una buona posizione per trarre profitto dalla rivoluzione AI”.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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