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Investimenti: i gestori scelgono le obbligazioni alle azioni come nel 2008

Investimenti: i gestori scelgono le obbligazioni alle azioni come nel 2008

Gli investitori confermano quest’anno la loro preferenza per l’investimento in obbligazioni. Secondo un sondaggio di Bank of America condotto tra il 6 e il 13 aprile, su 249 gestori di fondi comuni con 641 miliardi di dollari di asset in gestione, l’allocazione verso le azioni rispetto alle obbligazioni è scesa al livello più basso dalla grande crisi del 2008. A orientare le scelte degli investitori sono in questo momento soprattutto le turbolenze bancarie che hanno scosso i mercati il mese scorso e hanno alimentato la paura di una stretta creditizia, nonché le aspettative di un’economia più debole. “La svolta ribassista del sentiment è un segnale contrarian per gli asset rischiosi” ha scritto lo stratega di BofA, Michael Hartnett in una nota: “Se il forte consenso attuale a favore di una recessione non sarà soddisfatto, nel secondo trimestre potremmo assistere a un rally dei rendimenti obbligazionari e dei titoli bancari” ha proseguito.

A livello regionale, il 21% degli investitori globali dichiara di sottopesare le azioni britanniche, rispetto al 6% del mese scorso. Ciò si confronta con le azioni europee sulle quali c’è un sovrappeso dell’1%. Peggio del Regno Unito fanno gli Stati Uniti, dove il 34% degli investitori sottopesa le azioni. Hartnett è stato a lungo pessimista sulle azioni americane. La settimana scorsa ha raccomandato di vendere l’S&P 500 nell’intervallo tra 4.100 e 4.200 punti. In particolare, lo strategist è negativo sulle azioni tecnologiche, le quali pagano una maggiore pressione a livello normativo e uno scenario di tassi d’interesse più elevati.

 

Azioni vs obbligazioni: l’importanza della Fed

Quanto deciderà la Federal Reserve in tema di tassi d’interesse nelle prossime riunioni probabilmente sarà la chiave di lettura delle dinamiche future dei mercati. Dal sondaggio di BofA risulta che il 35% dei gestori si aspetta l’inizio di un ciclo di allentamento solo nel primo trimestre del 2024, mentre il 28% pensa che ciò possa avvenire nell’ultimo trimestre del 2023. Il mercato degli swap ha previsioni simili e sconta che la Banca centrale statunitense termini la serie di strette verso la metà dell’anno per poi iniziare a tagliare i tassi entro la conclusione del 2023.

Sulle dimensioni dei ritocchi, quasi il 50% degli intervistati reputa che l’ultimo rialzo sarà da 25 punti base e avrà luogo nel meeting della Fed del 2-3 maggio. A quel punto i funzionari di politica monetaria dovrebbero fermarsi, con il tasso terminale dei Fed Funds che si collocherebbe tra il 5% e il 5,25%.

Tutto ciò ovviamente dipenderà dalle dinamiche inflazionistiche, che andranno inevitabilmente a condizionare le scelte dell’istituto guidato da Jerome Powell. Nell’ultima lettura riferita al mese di marzo, il carovita è scivolato al 5%, in deciso calo rispetto al 6% di febbraio e soprattutto al di sotto del 5,2% atteso dal consensus. Circa l’84% degli interpellati al sondaggio vede un calo dell’inflazione globale nei prossimi mesi.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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