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Investire in sostenibilità? Ecco come fare con gli ETF

Tre vasi di terra con piantina

Investire in sostenibilità? Un tema must to have in portafoglio per molti investitori. Un tema facilmente cavalcabile grazie a numerosi ETF. Lo si può fare acquistando uno dei numerosi prodotti “sostenibili” lanciati negli ultimi anni dall’industria del risparmio gestito. Tra i più graditi agli investitori ci sono gli ETF, per il loro costo contenuto, la semplicità di acquisto/vendita e la trasparenza. Oggi sui mercati sono disponibili più di 600 ETF “sostenibili” per un totale di masse amministrate pari a 378 miliardi di dollari a febbraio 2022. Bisogna però stare attenti a non incappare nel “greenwashing” ossia in prodotti che abbiamo la sostenibilità solo nell’etichetta. Vediamone tipologie e caratteristiche principali.

 

La sostenibilità in una sigla: ESG

Tutto ruota intorno a un acronimo entrato ormai nella quotidianità dei mercati finanziari: gli investimenti ESG. Sta per Environment, Social and Governance e indica, rispettivamente: attenzione per i temi ambientali, sociali e di buona amministrazione di impresa. Sono questi i concetti che stanno alla base dei criteri di sostenibilità degli investimenti. A parità di performance, gli investitori hanno espresso una chiara preferenza per gli investimenti ESG, a cui gli asset manager hanno risposto inondando il mercato di proposte. Oggi si possono trovare ETF che si concentrano su uno dei tre aspetti della sostenibilità appena elencati, prodotti che li considerano tutti insieme o che si concentrano sull’impatto che l’investimento ha nel migliorare uno dei tre criteri.

Il regolatore ha riconosciuto l’importanza degli investimenti ESG ma anche il rischio, per gli investitori, di incappare in proposte poco trasparenti e la difficoltà nel selezionare, tra le tante, quella di suo interesse. È per questo che nei questionari Mifid che chi propone un investimento finanziario deve sottoporre all’investitore è stata aggiunta un’intera sezione dedicata agli investimenti sostenibili. Inoltre l’Unione europea ha predisposto una normativa dedicata a partire dal dicembre 2019, la Sustainable Financial Disclosure Regulation, con l’obiettivo di armonizzare gli standard di informativa e stabilire linee guida comuni su cui gli investitori possono basarsi per valutare le caratteristiche di sostenibilità di un fondo e per effettuare dei confronti.

Una delle distinzioni più importanti che la normativa Sfdr propone è quella tra articolo 8 e 9. In base a questa suddivisione i prodotti di investimento come gli ETF possono ricadere in una delle due categorie. I fondi articolo 8 sono costituiti da portafogli che promuovono caratteristiche ambientali o sociali o una combinazione delle stesse. Inoltre, le società che effettuano gli investimenti devono rispettare prassi di buona governance. I fondi articolo 9 fanno invece della sostenibilità il loro obiettivo principale e puntano a perseguire, in questo senso, risultati specifici e misurabili.

 

Investire in sostenibilità: i tre fondi più capitalizzati

Gli ETF ESG replicano uno dei numerosi indici ESG creati negli ultimi anni. Quasi tutti gli indici tradizionali, come per esempio l’MSCI World, hanno una versione ESG. La composizione dei portafogli di questi indici viene effettuata o escludendo le società che operano in settori controversi (armi, tabacco, scommesse, pornografia e altri), o selezionando quelle che si impegnano in investimenti che generano miglioramenti ambientali e sociali, oppure infine inserendo in portafoglio le società che dichiarano degli obiettivi di sostenibilità misurabili.

In Europa i 3 ETF ESG con la capitalizzazione maggiore sono l’iShares MSCI USA Sri, con oltre 7 miliardi di euro di masse in gestione. Lo SPDR Us Corporate ESG a quota 6 miliardi circa, l’iShares Global Clean Energy con 5 miliardi di patrimonio gestito. L’ampia disponibilità di prodotti sostenibili rende oggi possibile la costruzione di vere e proprie asset allocation “sostenibili” con prodotti caratterizzati da ottimi livelli di capitalizzazione, liquidità, basso costo e naturalmente sostenibilità.

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