Ancora non si è concretizzata, eppure l’Ipo di SpaceX ha già innescato una disputa istituzionale di primo piano sul funzionamento dei mercati. I responsabili degli investimenti di quattro grandi Stati americani, New York, Illinois, Maryland e Oregon, hanno inviato lettere formali al Nasdaq e a Ftse Russell chiedendo ai due fornitori di indici di sospendere le recenti modifiche alle regole di ammissione, introdotte con l’obiettivo implicito di aprire la porta alla quotazione della società spaziale di Elon Musk. L’ha rivelato Reuters sulla base delle lettere visionate.
In questo articolo:
- Ipo SpaceX, la disputa politica
- La risposta del Nasdaq
Ipo SpaceX, la disputa politica
Come specificato dall’agenzia, il nodo centrale è la valutazione. SpaceX punta a una IPO da 75 miliardi di dollari, un’operazione di scala inedita (anche e soprattutto in termini economici) ma è proprio questa grandezza a suscitare allarme tra i gestori dei fondi pensione statali. Una volta avviata la negoziazione, l’ingresso di un titolo così pesante negli indici di riferimento obbligherebbe i fondi passivi ad acquistare automaticamente miliardi di dollari in azioni SpaceX, indipendentemente da qualsiasi valutazione discrezionale del rischio.
In questa direzione, sia il Nasdaq che il Ftse Russell hanno già allentato i propri criteri di ammissione – riducendo, tra l’altro, i requisiti relativi alla storia di negoziazione – mentre l’S&P Dow Jones ha scelto di non muoversi, mantenendo i parametri tradizionali. Le lettere, firmate tra gli altri dal controllore dello Stato di New York Thomas DiNapoli e dal tesoriere dell’Illinois Michael Frerichs, non si limitano a sollevare dubbi tecnici. Chiedono esplicitamente che le modifiche vengano sospese fino a quando non sarà condotta un’analisi formale dell’impatto sugli investitori, e che i risultati di tale analisi vengano resi pubblici.
La lettera indirizzata a Ftse Russell – e alla sua controllante London Stock Exchange Group – è netta: le società di indici non devono anteporre gli interessi delle aziende quotate e dei loro sottoscrittori a quelli dei fondi passivi, che si troverebbero a sostenere il costo di eventuali errori di valutazione. Tra questi errori potenziali figurano anche le prossime Ipo di OpenAI e Anthropic, citate esplicitamente come casi a rischio. Alla lettera destinata al Nasdaq si aggiunge anche la tesoriera dell’Oregon Elizabeth Steiner, che ha dichiarato di essere “profondamente preoccupata” dalle azioni delle Borse. Il timore concreto è che le istituzioni vengano costrette ad acquistare azioni – attraverso i fondi indicizzati – di società che non hanno ancora dimostrato il proprio valore né sono state sottoposte alla correzione di mercato. I firmatari chiedono inoltre al Nasdaq di spiegare come abbia bilanciato le tensioni interne e se SpaceX o i suoi consulenti abbiano avuto un ruolo nello sviluppo della nuova norma.
La risposta del Nasdaq
Come evidenziato da Reuters, la risposta del Nasdaq è arrivata via e-mail: i mercati pubblici sono cambiati strutturalmente rispetto a dieci anni fa, con società che restano private più a lungo, si quotano su scala più ampia e presentano strutture azionarie più complesse. Gli aggiornamenti alla metodologia del Nasdaq-100, spiega il portavoce, sono stati elaborati attraverso una consultazione pubblica formale e non sono stati pensati per una singola società. LSEG, da parte sua, ha scelto il silenzio: nessun commento.
La vicenda mette in luce una tensione strutturale che attraversa sempre più spesso il mondo della finanza passiva: quanto potere hanno i fornitori di indici nel ridisegnare le regole di accesso ai mercati, e chi tutela gli investitori istituzionali quando quelle regole vengono modificate in corsa? Con oltre 1.400 miliardi di dollari di patrimonio coinvolto secondo i firmatari delle lettere, la risposta a questa domanda non è più rinviabile.









