Iran-Usa verso la tregua, petrolio e dollaro in calo

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​Il canale diplomatico tra Iran e Usa registra un’accelerazione dopo che una bozza d’intesa preliminare, con la mediazione del Pakistan, delinea una tregua armata di due mesi. Il compromesso punta a congelare le ostilità militari, introducendo come misura immediata la riapertura formale dello Stretto di Hormuz. L’accordo rappresenta un primo ponte diplomatico dopo numerosi tentativi andati a vuoro, volto ad allentare la morsa sui corridoi energetici mondiali, sebbene molti nodi strutturali restino irrisolti sul tavolo dei negoziati, a cominciare dalla rinuncia dell’Iran al nucleare. Lo stesso Trump ha raffreddato l’entusiasmo iniziale rendendo noto che l’accordo non verrà firmato in giornata. 

 

In questo articolo: 

 

  • I dettagli della bozza: sanzioni, beni congelati e il rebit nucleare
  • Mercato dell’energia ancora lontano dalla normalizzazione
  • La reazione dei mercati alla riapertura

 

​I dettagli della bozza: sanzioni, beni congelati e il rebus nucleare

​I documenti filtrati tramite le emittenti mediorientali Al Arabiya e Al Hadath rivelano un memorandum d’intesa strutturato in nove punti principali. Il pilastro centrale prevede il cessate il fuoco immediato e la garanzia della libera navigazione nelle acque del Golfo Persico. In cambio del rispetto di queste condizioni, l’amministrazione Trump si impegna a concedere un allentamento delle sanzioni economiche e a sbloccare circa 25 miliardi di dollari di beni iraniani attualmente congelati all’estero, consentendo a Teheran di riavviare la vendita di greggio sui mercati internazionali.

​Rimangono esclusi dall’accordo i dossier più complessi e divisivi, sui quali proseguiranno le trattative. Nel testo non compare alcuna clausola sul programma nucleare di Teheran né sul destino dell’uranio altamente arricchito che si vorrebbe portare fuori dal paese. Le linee rosse tracciate dall’Iran sulla difesa del proprio diritto all’energia nucleare a scopi pacifici e le pressioni del premier israeliano Benjamin Netanyahu — il quale esige lo smantellamento totale degli impianti di arricchimento — mantengono il memorandum in una fase di estrema vulnerabilità. Il presidente israeliano ha espresso preoccupazione sulla mancata discussione di questi due importanti temi, nonostante ci sia l’impegno ad affrontarli nei prossimi giorni. 

 

Mercato dell’energia ancora lontano dalla normalizzazione

L’annuncio della riapertura dello Stretto di Hormuz per 60 giorni promette di calmare la sete di energia che affligge diverse aree del globo, il Vecchio continente in primis. Tuttavia gli analisti avvertono che il ritorno dei flussi di merci attraverso lo Stretto richiederanno tempi lunghi. ​Secondo le stime diffuse dalle agenzie di monitoraggio dei trasporti energetici, l’effettivo ripristino del transito regolare delle superpetroliere richiederà almeno un mese dalla firma dell’accordo. Tempistiche ancora più dilatate si registreranno per il comparto chimico e per i prodotti raffinati, i cui flussi commerciali potrebbero necessitare da tre a sei mesi per normalizzarsi completamente. Di conseguenza, le catene di approvvigionamento europee e asiatiche rimarranno parzialmente congestionate nel breve periodo, costringendo i grandi importatori a mantenere attive le costose rotte alternative o attingendo alle riserve strategiche.

 

​La reazione dei mercati alla riapertura

​La notizia dell’accordo, ancora da siglare è bene ricordarlo, è giunta nel corso del fine settimana ma ha già influenzato le contrattazioni del petrolio. Il Brent è tornato sotto la soglia dei 100 dollari al barile, con una riduzione di quasi il 6% nelle prime ora di scambi della nuova settimana. Contrazione simile è stata subita dal Wti che scambia in area 90 dollari. Il dollaro è arretrato dello 0,3% nei confronti dell’euro. IChiusura al rialzo, infine, per le Borse asiatiche, con il Nikkei in guadagno del 3%, lo Shanghai composite dello 0,55%, il Sensex indiano dell’1% circa. 

 

 

 

 

 

Immagine di Redazione

Redazione

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