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Israele: S&P abbassa il rating sul credito sovrano, ecco i motivi

Israele: S&P abbassa il rating sul credito sovrano, ecco i motivi

L’escalation in Medio Oriente è costato un downgrade del debito sovrano a Israele da parte di S&P Global Ratings. L’agenzia di rating americana si è unita a Moody’s e ha abbassato il giudizio di una tacca ad A+, con outlook confermato negativo. Il giudizio sarà rivisto il 10 maggio, ha comunicato S&P. Dopo il taglio, Israele risulta il quinto Paese al mondo con il rating più alto, alla pari con Cina e Bermuda. L’agenzia ha motivato la decisione evidenziando l’aumento dei rischi geopolitici per effetto dell’inasprirsi delle tensioni con l’Iran dopo i fatti recenti. Rischi che erano già elevati per Israele a causa della guerra in corso con Hamas, ha sottolineato S&P.

La società di rating ora prevede che la nazione vedrà un deficit pubblico allargarsi all’8% del PIL nel 2024, ben superiore alle stime del 6,6% del governo, in quanto le spese per la difesa appesantiranno i conti del Paese. Inoltre, S&P prevede un picco del 66% del debito pubblico/PIL nel 2026. L’agenzia a stelle e strisce osserva come da decenni lo Stato ebraico si giovi di una posizione di forza sul fronte della bilancia dei pagamenti grazie al surplus delle partite correnti. Tuttavia, la crescita economica quest’anno sarà appena dello 0,5%, nell’ipotesi di base che la guerra contro Hamas si prolunghi per tutto il 2024 ma non arrivi a estendersi ad altri Paesi.

 

Israele: la reazione del governo al downgrade di S&P

Da quando è cominciato il conflitto sulla Striscia di Gaza a ottobre 2023, le tre principali agenzie di rating avevano avvertito della possibilità di declassamenti sul merito creditizio di Israele. La prima ad agitare l’ascia è stata Moody’s a febbraio, ora è arrivato il turno di S&P che per giunta si è espressa prima dell’attacco di Israele all’Iran di questa notte in risposta al bombardamento iraniano di meno di una settimana fa.

La reazione del governo all’annuncio del downgrade di S&P non si è fatta attendere. Il ragioniere generale del Ministero delle finanze, Yali Rothenberg, ha garantito che i titoli di Stato israeliani rimangono “un asset sicuro e liquido nonostante i rischi delineati da S&P, mentre l’economia interna è diversificata, innovativa e fondamentalmente forte”. Ciò non toglie che la gestione del bilancio debba essere effettuata con cautela, ha precisato il responsabile del debito israeliano. “Dobbiamo agire con responsabilità fiscale al fine di garantire la crescita a lungo termine dell’economia e ridurre il rapporto debito/PIL. Israele affronterà con successo tutte le sfide che ha di fronte”, ha detto.

 

Cosa comporta il downgrade di S&P sui mercati

Quanto deciso da S&P potrebbe avere delle ripercussioni sui mercati finanziari, soprattutto sulle obbligazioni israeliane e sullo shekel. Il rischio è che i bond a 10 anni possano vedere il rendimento salire verso la soglia del 5%, mentre la valuta domestica potrebbe incrementare le perdite sul dollaro USA a oltre il 4% accumulato da inizio anno, con gli investitori che vendono in preda a una crisi di fiducia.

Secondo Brendan McKenna, economista dei mercati emergenti e stratega valutario presso Wells Fargo & Co. a New York, “il declassamento di un notch e il mantenimento dell’outlook negativo sono più che giustificati”, in quanto “le relazioni geopolitiche sono peggiorate e il budget di guerra probabilmente sarà in vigore per un lungo periodo di tempo”.

Yaniv Pagot, responsabile del trading presso la Borsa di Tel Aviv, osserva che gli ultimi mesi segnano la prima volta in vent’anni in cui la determinazione del prezzo del debito israeliano viene condizionata dai rischi geopolitici. “L’espansione del conflitto militare o altri danni economici possono comportare un ulteriore declassamento entro un periodo di 12-24 mesi”, ha avvertito.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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