Italia-Francia, il derby del rating: ecco chi vince

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Il derby Italia-Francia sul rating entra nel vivo. Dopo aver declassato i titoli di Stato francesi da AA- ad A+ la scorsa settimana, l’agenzia americana Fitch stasera, a Borse chiuse, si esprimerà sul debito italiano. La decisione arriva in un momento cruciale per il governo Meloni, alle prese con la manovra di bilancio 2026. Palazzo Chigi presenterà la bozza entro fine mese, per poi inviarla alla Commissione europea prima della metà di ottobre per un giudizio di valutazione. In questo articolo:

 

  • Italia-Francia: cosa aspettarsi dal rating di Fitch
  • Quali effetti da una promozione
  • Italia-Francia: chi la spunterà sul rating?

 

Italia-Francia: cosa aspettarsi dal rating di Fitch

Diversamente da quanto è avvenuto in Francia, il rating di Fitch per l’Italia arriva in un clima di maggiore ottimismo. Parigi è devastata da una crisi politica senza precedenti, con uno stallo governativo che dura da più di due anni, mentre il debito avanza pericolosamente. Il downgrade della scorsa settimana è sembrato ai più una mossa inevitabile.

In Italia c’è un contesto differente. La maggioranza che sostiene il governo appare solida, pur con alcune divergenze di veduta. Ad esempio, nella prossima legge finanziaria, Fratelli d’Italia e Forza Italia vorrebbero tagliare l’aliquota Irpef dal 35% al 33% estendendo lo scaglione di reddito da 50.000 a 60.000 euro. La Lega fa invece pressione per l’ampliamento della flat tax al 15% alle partite Iva con un fatturato fino a 100.000 euro, oltre a spingere per la rottamazione delle cartelle esattoriali. Il partito guidato da Matteo Salvini intenderebbe trovare le risorse necessarie a mettere in atto questa manovra attraverso la tassazione degli extra-profitti delle banche.

Il braccio di ferro prosegue da settimane ma, come avvenuto in passato, alla fine le forze politiche che rappresentano l’esecutivo troveranno un compromesso, secondo gli osservatori di mercato. Se la stabilità di governo non è in discussione, le agenzie di rating sono più predisposte a promuovere il rating del Paese. Ad aprile, Fitch ha migliorato l’outlook da “stabile” a “positivo”

 

Quali effetti da una promozione

Se fino a qualche tempo fa ogni evento che vedeva scendere in campo un’agenzia di rating sull’Italia veniva vissuto con apprensione, ora si respira aria di promozione. In tal caso, il giudizio per i titoli di Stato italiani salirebbe da BBB a BBB+. Si tratterebbe di un passo importante, perché la valutazione si allontanerebbe dal livello “junk e avrebbe effetti positivi sul mercato. In sostanza, scongiurerebbe l’eventualità che la Banca centrale europea non acquisti più i bond italiani – come accadrebbe nel caso in cui il rating diventa “spazzatura” – mentre i fondi di investimento sarebbero maggiormente attratti dal debito del Belpaese.

L’aspetto è tutt’altro che banale, perché uno scenario del genere contribuirebbe a tenere bassi i tassi di interesse sui titoli di Stato italiani. Ciò equivarrebbe a un risparmio di miliardi di euro ogni anno, considerando che il debito pubblico della nazione è il secondo più alto d’Europa e staziona al 137% rispetto al Pil. Le risorse liberate potrebbero essere destinate alla sanità, alla sicurezza, alla scuola e alle infrastrutture del Paese.

 

Italia-Francia: chi la spunterà sul rating?

Se solo ci si volta per lanciare lo sguardo a un decennio fa, ci si rende conto di come la situazione Italia-Francia si sia completamente rovesciata. Durante la crisi del debito sovrano di inizio anni ’10, gli investitori erano in fuga dagli asset italiani e le obbligazioni francesi venivano considerate le più sicure dopo quelle tedesche nel Vecchio continente. Il divario di rendimento tra i Btp decennali e gli equivalenti Oat francesi era schizzato a circa 400 punti base. Oggi lo spread è praticamente nullo.

L’Italia ha dato prova negli ultimi anni di affidabilità, anche grazie al sostegno della Bce che ha acquistato i Buoni del Tesoro italiano tenendo bassi i costi di finanziamento. Gli investitori hanno apprezzato l’approccio del governo nei rapporti con l’Europa, specialmente in tema di bilancio, e la solidità della maggioranza parlamentare. Al contrario, l’affidabilità della Francia si è sfaldata, mentre il Paese è tormentato dall’instabilità politica, da un’economia claudicante e da un debito pubblico che desta preoccupazioni crescenti.

Sarà interessante seguire gli sviluppi con il nuovo governo di Sébastien Lecornu, il quinto primo ministro degli ultimi tre anni. Le aspettative non sono delle migliori, considerando che tutti i capi di governo vicini al presidente della Repubblica Emmanuel Macron in questi anni sono scivolati per lo stesso identico motivo: non sono riusciti a mettere d’accordo un parlamento estremamente frastagliato sulle importanti riforme economiche e fiscali del Paese.

I prossimi appuntamenti delle agenzie di rating fino alla fine dell’anno verosimilmente terranno conto di questo contesto e il loro giudizio – chiaramente con pendenza a favore dell’Italia almeno per ora – designerà il vincitore del derby tra la seconda e la terza potenza economica dell’Unione europea.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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