JPMorgan Chase apre alle criptovalute come garanzia di prestiti. Secondo quanto riportato oggi dal Financial Times, che cita persone a conoscenza della questione, la più grande banca americana starebbe valutando l’ipotesi di offrire prestiti ai clienti prendendo in garanzia gli asset digitali da essi detenuti. Si tratterebbe di un clamoroso cambio di rotta rispetto a quanto dichiarato dall’amministratore delegato Jamie Dimon pochi mesi fa e aprirebbe a uno scenario nuovo nell’approccio al mondo crittografico da parte delle grandi banche americane. In questo articolo:
- JPMorgan Chase: inversione a U sulle criptovalute?
- La posizione delle altre banche Usa
JPMorgan Chase: inversione a U sulle criptovalute?
Alcune criptovalute come Bitcoin ed Ethereum potrebbero far parte delle garanzie dei prestiti che JPMorgan Chase concede ai propri clienti a partire dal 2026. Se ciò dovesse avvenire, segnerebbe una svolta inattesa stando a come si era espresso a maggio l’amministratore delegato Dimon.
In una comunicazione agli investitori, il top manager aveva detto di non essere un fan delle valute digitali, in quanto questi asset presentano forti rischi legati alla leva finanziaria, all’uso improprio e al riciclaggio di denaro. Al riguardo, Dimon aveva escluso il servizio di custodia per i clienti o di espandersi nel settore anche in caso di un’attuazione di normative crittografiche favorevoli. Al massimo, JPMorgan potrebbe permettere ai propri clienti di comprare le criptovalute, ma non le custodirebbe.
La posizione di Dimon nei confronti degli asset digitali non è mai stata molto tenera, per la verità. Nel 2017 minacciò di licenziare i dipendenti scoperti a fare trading sulle criptovalute. Più di recente, ad aprile 2024, ha bollato Bitcoin come una frode, senza alcun valore e simile a uno schema Ponzi. Ha poi rincarato la dose all’inizio del 2025, definendo la principale criptovaluta “assolutamente priva di alcun valore intrinseco”.
La nuova apertura verso le monete virtuali riportata dal Financial Times rappresenterebbe quantomeno un cambio di tono da parte di JP Morgan nei confronti del mondo crittografico, forse anche per effetto della nuova legge approvata pochi giorni fa dalla Camera degli Stati Uniti che stabilisce una regolamentazione del settore.
La posizione delle altre grandi banche Usa
Nel frattempo, alcune altre grandi banche Usa stanno lavorando al lancio di stablecoin. Tra di esse, Bank of America. La scorsa settimana il’a.d. di BofA, Brian Moynihan, ha dichiarato che l’istituto di credito sta andando avanti per arrivare alla meta, senza però dare una tempistica precisa. Il manager ha sottolineato che la banca sta cercando di capire quale potrà essere la domanda dei clienti, attualmente non elevata, e quindi “lancerà una stablecoin al momento opportuno, probabilmente con altri operatori”.
Anche Morgan Stanley sta seguendo da vicino gli sviluppi delle valute digitali ancorate ad asset come il dollaro Usa. “Stiamo esaminando sia il panorama, sia i potenziali usi per la nostra base di clienti. Ma è davvero un po’ presto per dire come funzionerebbe una stablecoin”, ha affermato il direttore finanziario della banca Sharon Yeshaya.
Jane Fraser, amministratore delegato di Citigroup, ha anche affermato che l’istituto finanziario di cui è alla guida potrebbe emettere una stablecoin per facilitare i pagamenti digitali, parlando di “una buona opportunità” per l’azienda di credito statunitense.









