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JPMorgan Chase, Investor Day: Dimon chiude all’acquisto di azioni proprie

JPMorgan Chase: ecco cos'è successo all'Investor Day

L’Investor Day di JPMorgan Chase ha riservato interessanti spunti di riflessione, a partire dal fatto che l’esperienza di Jamie Dimon alla guida della più grande banca del mondo si avvicina alla fine. Non c’è una data precisa ma dalle parole dell’attuale amministratore delegato risulta chiaro che non manca molto. “Il calendario non va oltre i cinque anni” ha risposto Dimon a una domanda del pubblico. La decisione spetterà in ultima analisi al Consiglio di amministrazione di JPMorgan.

Da diverso tempo è partito il “toto-scommesse” su chi prenderà il suo posto. Tra i candidati più forti vi sono Jenn Piepszak e Troy Rohrbaugh, attualmente al vertice delle sezioni Commercial Banking e Investment Banking; Marianne Lake, che guida l’unità Consumer & Community Banking; Mary Erdoes, al comando della divisione Asset & Wealth Management.

 

JPMorgan Chase: gli altri spunti interessanti dell’Investor Day

Il dopo Dimon non è stato l’unico argomento che ha catturato l’attenzione degli investitori all’evento svoltosi nella giornata di ieri. Un tema molto interessante sono state le previsioni sulla redditività della banca in relazione al margine di interesse. JPMorgan Chase ha alzato la guidance sulla redditività netta da interessi per quest’anno a 91 miliardi di dollari, rispetto agli 89 miliardi stimati il mese scorso. Le nuove proiezioni sono motivate dal fatto che la Federal Reserve, secondo la banca, effettuerà tagli dei tassi di interesse inferiori rispetto alle attese. Nel frattempo sono meno del previsto i clienti che stanno spostando denaro dai conti di JPMorgan ad altri rendimento più alto.

All’Investor Day si è parlato poi delle proposte della Fed di rendere i requisiti patrimoniali per le grandi banche (Basilea III Endgame) più severi. La Banca centrale USA ha annunciato una nuova versione che verrà finalizzata probabilmente ad agosto e che conterrebbe regole meno rigide, ma Dimon ha dichiarato che se anche così non fosse, il rendimento sul capitale ordinario tangibile nel medio termine di JPMorgan si attesterebbe al 17%. Il top manager ha criticato le proposte ritenendole un danno per il settore bancario e i consumatori. A suo avviso, i clienti si troverebbero a pagare una commissione mensile più alta per i loro conti correnti se le indicazioni della Fed venissero implementate. Dichiarazioni in linea con quelle della collega Marianne Lake, secondo cui “queste regole non sono state adeguatamente studiate e finiranno per colpire di più gli americani, in particolare quelli che meno possono permetterselo”.

Un ulteriore spunto è emerso quando gli investitori hanno chiesto informazioni sui progressi di JPMorgan come banca commerciale e di investimento, dopo un periodo in cui le operazioni di finanza straordinaria come IPO e M&A sono rallentate. Rohrbaugh ha risposto che la banca prevede una ripresa di queste operazioni, il che porterà alla crescita su base annua delle commissioni di investment banking nel secondo trimestre.

Altro argomento caldo è la tecnologia, e in particolare l’intelligenza artificiale. JPMorgan ha riferito che la spesa tecnologica passerà dai 15,5 miliardi di dollari del 2023 ai 17 miliardi di dollari dell’anno in corso, con l’intelligenza artificiale che coprirà un budget di 1,5 miliardi di dollari. La nuova tecnologia “cambierà ogni lavoro”, ha detto Dimon.

Infine, è stato trattato un punto estremamente caro agli azionisti: i riacquisti di azioni proprie.  Dimon ha deluso le aspettative affermando che le azioni di JPMorgan in questo momento sono troppo care e quindi “non verranno riacquistate”. Attualmente il titolo della banca è scambiato a circa 2,4 volte il suo valore tangibile, una metrica molto utilizzata nel settore. “Riacquistare azioni di una società finanziaria di gran lunga superiori al doppio del valore contabile tangibile è un errore. Non lo faremo” ha detto Dimon. Tra l’altro, l’amministratore delegato ha dichiarato di essere “cautamente pessimista” sui rischi economici degli Stati Uniti, inclusi quelli relativi all’inflazione, ai tassi di interesse, alla geopolitica e ai programmi di riacquisto delle obbligazioni da parte della Fed. A suo giudizio, i mercati stanno sottovalutando questi rischi. “Siamo stati molto coerenti – ha concluso -. Se le azioni salgono, compreremo di meno. Quando scenderanno, ne compreremo altre”.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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