L’oro corre, e l’argento? Anche, ecco perché

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C’è sempre un momento nei mercati in cui i riflettori sembrano tutti concentrati su un solo protagonista. In queste settimane quell’attore indiscusso è l’oro, che è riuscito a infrangere per la prima volta nella storia anche la soglia psicologica dei 4.000 dollari l’oncia. Una cavalcata continua dettata da un rally inarrestabile: da inizio 2025 le quotazioni del metallo giallo sono cresciute di oltre il 50%. Dimostrazione evidente di un fin troppo complesso contesto geopolitico e macroeconomico. Tra conflitti, inflazione, debito, crisi di governo – l’ultima in Francia che sembra non finire mai – e politiche monetarie che vacillano, l’oro ha trovato la sua benzina e ha trascinato con sé il suo fratello minore: l’argento, il metallo che ha sempre avuto il destino di seguire il giallo, ma che oggi si trova in una condizione particolare: quella di poter correre, forse persino di inseguire i massimi storici, e di ridisegnare il suo ruolo all’interno del palcoscenico delle commodity.

 

In questo articolo:

 

  • La corsa dell’oro e dell’argento
  • Fino a che punto l’argento seguirà l’oro?

 

La corsa dell’oro e dell’argento

Il tema non è nuovo. Da sempre l’argento viene considerato una copia minore dell’oro, una sorta di metallo rifugio di seconda fascia, ma al tempo stesso dotato di caratteristiche proprie, come il suo uso industriale, la volatilità più marcata, i costi più bassi che lo rendono appetibile a una platea più ampia. Quando l’oro si muove in modo deciso, l’argento tende a seguirlo con un effetto leva: più rapido, più nervoso, più capace di amplificare i movimenti. Ed è proprio questo che oggi attira l’attenzione degli analisti.

Hsbc ha recentemente alzato le sue stime sul prezzo dell’argento, e non di poco. La banca britannica, che segue da vicino i mercati delle materie prime, ha parlato apertamente di un possibile test dei massimi storici intorno ai 50 dollari l’oncia raggiunti nel 2011, spinto dal cosiddetto “spillover” dell’oro. In altre parole, la corsa del metallo giallo non resta confinata a se stessa ma tracima, si riversa anche sull’argento, alimentando acquisti, nuove posizioni e aspettative crescenti. Secondo Hsbc, la media dei prezzi del 2025 non si fermerà più a 35 dollari ma salirà oltre i 38, mentre per il 2026 si guarda a una fascia tra 40 e 55 dollari l’oncia. Sono numeri che, se confermati, ridisegnano il profilo di una materia prima spesso sottovalutata e relegata in secondo piano.

Peraltro sono diversi gli elementi concreti a sostegno di queste previsioni. La domanda di investimento è rimasta forte anche in presenza di prezzi già elevati, segno che l’interesse non si esaurisce ma anzi cresce mano a mano che la narrativa dell’oro come rifugio si rafforza. Le forniture fisiche, al contrario, restano deboli, quasi silenziose, incapaci di rispondere con prontezza a un incremento così rapido della domanda. Si crea così una frattura tra domanda e offerta che inevitabilmente si riflette sul prezzo.

Ma non è solo Hsbc a credere che l’argento sia destinato a giocare un ruolo da protagonista. Un’analisi pubblicata da ZeroHedge ha messo l’accento su un altro aspetto suggestivo: la possibilità che l’argento sia pronto a sfidare non uno ma tre massimi storici. Il tema è tecnico ma potente. Nel corso degli anni Ottanta e nei decenni successivi, l’argento ha segnato picchi diversi a seconda dei mercati di riferimento, con prezzi che oscillano tra 49,45 dollari a Londra, 50,35 dollari sul Comex e addirittura 52,50 dollari sul Chicago Board of Trade. Non esiste un unico massimo universalmente riconosciuto, ma tre picchi distinti che negli ultimi quarant’anni hanno costituito altrettanti muri psicologici. L’idea che l’argento possa infrangerli tutti in sequenza non è solo un esercizio numerico, è una narrativa che galvanizza il mercato e che alimenta aspettative speculative.

Quello che colpisce, leggendo insieme le due analisi, è la convergenza di prospettive. Da un lato la banca che alza le previsioni con argomentazioni basate su fondamentali, dall’altro la voce indipendente che evoca il fascino di un superamento dei massimi storici. È come se due correnti diverse, quella della razionalità e quella della suggestione, si incontrassero nello stesso fiume, trascinando con sé l’argento verso un destino che fino a pochi mesi fa sembrava improbabile.

 

Fino a che punto seguirà l’oro?

In questo contesto, la domanda che si pone l’investitore è semplice ma cruciale: fino a che punto l’argento seguirà l’oro, e in quali condizioni potrà persino brillare di luce propria? Per rispondere bisogna guardare oltre le previsioni numeriche e considerare i fattori che tradizionalmente influenzano il mercato. Innanzitutto la doppia natura dell’argento.

A differenza dell’oro, che è quasi esclusivamente bene rifugio, l’argento è anche un metallo industriale. Viene utilizzato nei pannelli solari, nei semiconduttori, nell’elettronica, in diverse applicazioni tecnologiche che rendono la sua domanda più strettamente legata all’andamento dell’economia reale. Questo è un vantaggio e uno svantaggio insieme. Se l’economia globale tira, l’argento beneficia di una domanda aggiuntiva rispetto a quella puramente finanziaria. Ma se la congiuntura rallenta, quella componente industriale può trasformarsi in un fardello. Oggi, con il mondo che naviga tra rallentamenti, incertezze energetiche e transizioni tecnologiche, la bilancia è difficile da leggere. Alcuni settori come il fotovoltaico garantiscono domanda strutturale, altri invece dipendono dal ciclo economico. La sfida per l’argento è quella di mantenere un equilibrio tra queste due anime, senza farsi sopraffare da una delle due.

Poi c’è la questione dell’offerta. Non si tratta solo di produzione mineraria, ma anche di disponibilità fisica sui mercati, di logistica, di costi di stoccaggio. È noto che nei momenti di forte domanda l’argento fisico può diventare difficile da reperire, con conseguente impatto sui premi di mercato. È un aspetto meno raccontato ma decisivo: la scarsità percepita crea tensioni, spinge gli operatori a trattenere scorte, riduce la disponibilità immediata e innesca un effetto autoalimentante sui prezzi. Questo fenomeno è stato osservato anche nel recente passato, quando l’argento ha registrato picchi di prezzo a causa di situazioni di offerta limitata. La capacità di risposta dell’offerta fisica è un elemento chiave per determinare la sostenibilità di un rialzo dei prezzi.

Non va dimenticato l’elemento psicologico e speculativo. L’argento è più volatile dell’oro. Significa che quando parte un rally può correre più velocemente, ma allo stesso modo può precipitare con brusche correzioni. Chi scommette sull’argento lo fa spesso con un approccio più aggressivo, cercando di cavalcare movimenti ampi. E questo rende il mercato più vulnerabile a oscillazioni improvvise.

Infine, il contesto macroeconomico. I tassi di interesse, le politiche delle banche centrali, l’inflazione e il debito pubblico sono tutte variabili che influenzano il metallo giallo e, di riflesso, l’argento. Se i tassi reali restano bassi o negativi, i metalli preziosi hanno campo libero. Se invece le banche centrali stringono troppo, il costo opportunità di detenere beni che non producono reddito come oro e argento aumenta e i flussi possono invertirsi. Anche qui, l’argento è più sensibile, più fragile, più incline a reazioni estreme. Le decisioni delle banche centrali, soprattutto quelle della Federal Reserve e della Bce, avranno un impatto diretto sul comportamento degli investitori nei confronti dell’argento

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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