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LA CINA MOSTRA I MUSCOLI, WALL STREET A RILENTO, EUROPA DEBOLE

Pechino mette i paletti agli USA, l'Europa perde smalto

Avrebbero potuto chiudere sopra la parità, magari sostenute da una buona apertura di Wall Street trainata da una sessione, la seconda consecutiva, di dati macro positivi per gli Stati Uniti. E invece i rumors da Pechino, secondo cui la Cina avrebbe già deciso di non voler proseguire le trattative commerciali con Washington dopo l’ordine di Donald Trump di inserire Huawei in una lista nera per le importazioni di strumenti di telecomunicazioni, hanno causato esattamente l’effetto contrario: dunque, mercati americani a rilento, e borse europee deboli.

L’incertezza delle elezioni europee, ma anche la stessa guerra dei dazi tra il colosso asiatico e gli Usa tengono sotto pressione l’Euro, in frenata nei confronti del Dollaro, sotto la soglia dell’1,12. La valuta più in sofferenza resta però la Sterlina dopo l’annuncio di Corbyn, leader dei laburisti, che la trattativa sulla Brexit con la premier May si è definitivamente interrotta.

Quarta seduta di rialzi per il prezzo del petrolio, anche se non di molto, il greggio infatti adesso viaggia poco sopra i 63 dollari al barile.

Scende lo spread, dopo le impennate dei giorni scorsi, e anche il rendimento del Btp decennale si è riposizionato attorno al 2,65%.

EQUITY

Dax a 12.247 punti (-0,62%).
Francoforte è la peggiore, e paga il calo degli ordini all’industria nel mese di marzo: -0,8% rispetto al mese precedente, stando ai dati preliminari forniti da Destasis. Giù anche gli ordini interni non ancora completati: -0,7% rispetto a febbraio e sono diminuiti anche gli ordini esteri, -0,8%. Non aiuta la crisi del comparto auto, che registra un’ulteriore flessione delle vendite ad aprile dello 0,5%.

Ftse Mib a 21.087 punti (−0.30%).
Il listino milanese chiude in rosso ma in generale poco mosso, con il comparto bancario, tecnologico e assicurativo a fare da principale zavorra.

Cac40 a 5.442 punti (−0.11%).
Nessun dato macro di rilievo per Parigi, che è la piazza europea a registrare meno perdite in una seduta in generale fiacca per tutto il vecchio continente.  Da segnalare lunedì le aste di collocamento dei Btf a 3, 6 e 12 mesi.

Ibex a 9.280 punti (−0.26%)
Andamento analogo per Madrid, a metà mattinata la migliore in Europa, per poi perdere qualcosa in più rispetto al listino francese. Il trend positivo di brevissimo periodo è ancora vivo grazie all’impulso rialzista del 13 maggio scorso.

 

VALUTE
Si indebolisce l’Euro, sotto pressione per l’incertezza delle elezioni europee. Un calo che si registra soprattutto nei confronti del dollaro, dopo la pubblicazione dei dati macro sull’inflazione nell’Eurozona: +1,7% ad aprile a fronte dell’1,4% di marzo. Inoltre, l’escalation delle tensioni commerciali tra Cina e Usa tiene sotto pressione anche la moneta unica. Ma è la Sterlina la valuta più in sofferenza, come detto, dopo la chiusura delle trattative tra governo e opposizione inerenti alla Brexit.

Euro Dollaro a 1.115 (-0.12%), Euro Franco a 1.1286 (+0.01%), Euro Sterlina a 0.8768 (+0.42%).

 

COMMODITIES
Il prezzo del petrolio sale ancora ma limitatamente. Basti pensare che per la prima volta nel mese di maggio il greggio ha superato quota 63,50 dollari al barile. Alla chiusura dei mercati europei siamo a 63,25 $ al barile (+0,25%).

Scendono le quotazioni dell’oro, che vale 1.276 dollari l’oncia (-0,81%), e sul quale sta prevalendo l’impulso ribassista del 14 maggio scorso a seguito del massimo del mese a 1.303.

Le contrattazioni del rame rimangono invece negative e a ridosso dei minimi dell’anno, attorno ai 2,73 dollari l’oncia (−0.33%). La seduta di oggi va a creare un nuovo impulso ribassista, che potrebbe affossare il prezzo sotto i 2,700.

RENDIMENTI

Stabile anche il Bund tedesco, il cui rendimento negativo rimane sul −0.110%. Scende il tasso di interesse del Btp che si attesta sul 2,66% (-0,18%), dopo il picco del 2,8% raggiunto mercoledì. Stamattina il vicepremier Luigi Di Maio ha dichiarato la ferma intenzione non votare in alcun modo una legge di bilancio per aumentare il debito pubblico. Piccolo particolare, il riferimento era al Movimento Cinque Stelle, non al governo.

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Redazione

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