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La SNB taglia i tassi a sorpresa, cosa significa per le altre Banche centrali?

La SNB taglia i tassi a sorpresa, cosa significa per le altre Banche centrali?

Non è nuova a sorprendere i mercati la Swiss National Bank (SNB), soprattutto sotto la guida del dimissionario Thomas Jordan che a fine settembre lascerà la carica di governatore dopo 12 anni. Anche oggi la Banca centrale svizzera non si è smentita, tagliando a sorpresa i tassi di interesse di un quarto di punto all’1,5%, mentre gli analisti si aspettavano una conferma all’1,75%. L’istituto monetario ha giustificato la mossa con il fatto che l’inflazione sia prevista rimanere al di sotto del 2% nei prossimi anni, mentre l’economia sarà destinata a una crescita modesta.

Secondo le proiezioni della SNB, l’indice dei prezzi al consumo raggiungerà l’1,4% nel 2024 e l’1,2% nel 2025. A dicembre la Banca centrale svizzera aveva stimato un carovita per i due anni rispettivamente all’1,9% e all’1,6%. Per il 2026, invece, l’istituto guidato da Jordan prevede un’inflazione media dell’1,1%. Sul fronte della crescita, l’autorità centrale stima un’espansione del PIL di circa l’1% nel 2024. “Le nostre previsioni per la Svizzera, come per l’economia globale, sono soggette a una forte incertezza. Il rischio principale è l’indebolimento dell’attività economica all’estero. Lo slancio dei mercati ipotecari e immobiliari si è notevolmente indebolito negli ultimi trimestri”, ha affermato la SNB.

La reazione dei mercati finanziari alle decisioni di politica monetaria è stata forte, soprattutto in campo valutario. Il franco svizzero ha perso all’incirca un punto percentuale sia sul dollaro USA che sull’euro mentre le azioni sono salite alla Borsa di Zurigo, con l’indice SMI che guadagna lo 0,9% a 11.720 punti. In particolare, l’EUR/CHF si è portato sui livelli di luglio 2023 in area 0,9782.

Per Enrico Lanati, cambiavalute professionista di CambiaValute.ch (società leader nel cambio valutario online nell’area del Ticino che fa parte dello stesso gruppo che edita Borsa&Finanza, la svalutazione del franco svizzero dopo la decisione della SNB “è un evento normale e potrebbe estendersi ancora. Tuttavia nel lungo periodo la valuta elvetica mantiene sempre il suo ruolo di valuta rifugio e pertanto ci aspettiamo che torni ad apprezzarsi come ha fatto negli ultimi dieci anni”.

 

Cosa faranno ora le altre Banche centrali?

Quella svizzera è la prima tra le Banche centrali delle economie avanzate a tagliare i tassi di interessi. L’istituto elvetico è riuscito a battere sul tempo la Federal Reserve, la Banca centrale europea e la Bank of England nella vittoria contro l’inflazione. In questo contesto, ha dovuto sfidare un settore bancario che lo scorso anno ha rischiato di sfaldarsi con la crisi di Credit Suisse e il salvataggio di emergenza di UBS.

Molti ora si chiedono se la SNB possa fare da apripista nel taglio dei tassi per altre Banche centrali. Tuttavia, la situazione svizzera è diversa, in particolare rispetto a quella americana. Berna ha potuto accertarsi di un’inflazione scesa ben al di sotto dell’obiettivo di lungo periodo e di una crescita vistosamente rallentata. Negli Stati Uniti, il costo della vita staziona ancora a oltre il 3% e l’economia appare in gran forma.

Jordan non ha commentato se gli altri istituti centrali prenderanno spunto dalla scelta della SNB e allenteranno la loro politica monetaria, ma ha precisato di non essere preoccupato per l’impatto sulla valuta svizzera delle loro mosse. “Trarremo vantaggio da una situazione in cui avremo una stabilità dei prezzi a livello globale. Certo, ci potrebbe essere un impatto sui differenziali dei tassi d’interesse, ma penso che una situazione in cui la stabilità dei prezzi viene ristabilita ovunque sia positiva per l’economia globale, e quindi anche per la Svizzera”, ha affermato.

 

SNB: quanti tagli ci saranno in futuro

Il dibattito ora si sposta su come si comporterà la SNB nelle prossime riunioni e quindi quanti tagli saranno previsti quest’anno. Jordan non ha fornito molte indicazioni al riguardo, limitandosi a dire che molto dipende dalle condizioni dell’economia. “Vedremo a giugno se la situazione sarà diversa, se la pressione inflazionistica continuerà a diminuire, poi prenderemo una nuova decisione”, ha detto. Tuttavia, ha precisato che la Banca è pronta a intervenire sul mercato dei cambi se necessario per difendere il franco svizzero. “Possiamo utilizzare questo strumento per assicurarci che le condizioni monetarie rimangano appropriate”, ha asserito.

Gli analisti di Capital Economics si aspettano altri due tagli dei tassi quest’anno. “Riteniamo che l’inflazione sarà ancora più bassa di quanto implicano le nuove previsioni della SNB e rimarrà intorno all’attuale livello dell’1,2% prima di scendere al di sotto dell’1% l’anno prossimo. Di conseguenza, prevediamo che la SNB taglierà i tassi nelle riunioni di settembre e dicembre, portando il tasso di riferimento all’1%, dove pensiamo che rimarrà per tutto il 2025 e il 2026”, hanno dichiarato.

Philipp Burckhardt, Fixed Income Strategist e Portfolio Manager di Lombard Odier IM, ha affermato che la mossa di oggi sia stata frutto delle condizioni attuali e abbia segnalato ulteriori tagli in futuro. “Questo è anche un regalo d’addio ideale da parte di Thomas Jordan, che ora può chiaramente impostare la direzione per il suo successore”, ha detto.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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