Larry Fink e rischi dell’AI, investire per non restare esclusi dalla crescita

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Nella sua lettera annuale agi investitori, Larry Fink sostiene che l’intelligenza artificiale rischia di allargare ancora la distanza tra chi possiede capitale e chi vive del proprio reddito. L’amministratore delegato di BlackRock riporta così al centro una questione che attraversa da tempo il capitalismo contemporaneo, ossia che la crescita continua a creare valore, ma questo valore tende ad accumularsi soprattutto nei mercati e negli asset.

Per questo Fink insiste sul lungo termine e sul risparmio come condizione per entrare negli investimenti: nella nuova fase economica, la vera frattura passerà sempre di più dalla possibilità di partecipare o meno alla ricchezza generata dalla trasformazione in corso.

In questo articolo:

  • L’intelligenza artificiale come nuovo spartiacque della ricchezza
  • Il lungo termine come chiave della crescita
  • Educazione finanziaria, il ruolo del risparmio per Larry Fink

L’intelligenza artificiale come nuovo spartiacque della ricchezza

Larry Fink inserisce l’intelligenza artificiale dentro una riflessione più ampia sul modo in cui il capitalismo ha distribuito i benefici della crescita negli ultimi decenni. Nella lettera osserva che la gran parte della ricchezza si è riversata su chi possedeva beni e attività finanziarie, molto più che su chi ha costruito il proprio reddito principalmente attraverso il lavoro. Per rendere questa idea più concreta richiama un confronto di lungo periodo: dal 1989, scrive, un dollaro investito nel mercato azionario statunitense ha aumentato il proprio valore di oltre quindici volte rispetto a un dollaro legato al salario mediano. È dentro questa traiettoria che colloca l’IA, definita “la tecnologia più significativa almeno dai tempi del computer” e come una forza capace di “concentrare la ricchezza nelle mani delle aziende e degli investitori in grado di appropriarsene”. La trasformazione tecnologica in arrivo non riguarda solo produttività, software e modelli industriali, ma il modo in cui il valore verrà distribuito lungo l’economia. Per Fink, la questione centrale riguarda chi riuscirà a prendere parte a questa crescita e chi invece continuerà a osservarla dall’esterno.

Il lungo termine come chiave della crescita

Su questo sfondo Fink difende con forza l’investimento di lungo periodo e lo fa contrapponendolo a un ecosistema finanziario dominato dalla velocità. Nella lettera scrive che “troppo spesso, tutto questo viene filtrato attraverso una lente a breve termine” e aggiunge che “la velocità può distorcere la prospettiva, soffocando la capacità di pensare a lungo termine”. Il riferimento riguarda il modo in cui guerre, tensioni commerciali, grandi discontinuità tecnologiche e movimenti quotidiani di mercato vengono compressi in una sequenza continua di reazioni immediate, con il rischio di perdere di vista i processi strutturali. Fink riconosce una funzione all’attività di breve termine, perché serve ad assimilare informazioni, valutare rischi e allocare capitale, ma la sua tesi resta un’altra: la costruzione della ricchezza si realizza nel tempo.

Per sostenerla richiama l’andamento dell’S&P 500 negli ultimi vent’anni, ricordando che ogni dollaro investito è cresciuto di oltre otto volte e che l’assenza anche solo nei dieci giorni migliori avrebbe ridotto il risultato a meno della metà. Inserita nel discorso sull’intelligenza artificiale, questa idea assume un peso ancora maggiore. La nuova fase economica, nella sua impostazione, premierà chi resterà esposto abbastanza a lungo da intercettare il valore creato da questa transizione.

Educazione finanziaria, il ruolo del risparmio per Larry Fink

La lettera lega il tema della partecipazione ai mercati a quello della sicurezza economica di base. Fink scrive che molte persone non hanno il denaro necessario per investire e descrive una condizione in cui il problema immediato resta il costo dell’affitto, della spesa o di una spesa imprevista. In questa prospettiva, l’accesso al mercato arriva dopo la costruzione di una soglia minima di stabilità finanziaria. Per questo richiama i conti di risparmio di emergenza, con contributi dei datori di lavoro e possibilità di prelievo senza penali, e cita anche i conti di investimento avviati alla nascita che alcuni Paesi stanno sperimentando. Una volta superato questo primo livello, il nodo diventa la partecipazione. Fink ricorda che negli Stati Uniti circa il 40% della popolazione resta fuori dai mercati dei capitali e che nel resto del mondo la quota è ancora più elevata. La sua descrizione è molto efficace: miliardi di persone assistono alla crescita delle loro economie “come affittuari anziché proprietari”, lasciando i propri risparmi in conti che rendono poco invece di trasformarli in strumenti capaci di seguire l’espansione economica. Qui Fink inserisce anche il tema dell’educazione finanziaria, collegandolo al potenziale della tecnologia nel rendere l’investimento più accessibile. Nella lettera osserva che metà della popolazione mondiale possiede già un portafoglio digitale sul telefono e usa questa immagine per evocare un sistema in cui lo stesso strumento impiegato ogni giorno per i pagamenti possa diventare anche una porta d’ingresso agli investimenti di lungo periodo. In questo quadro si colloca la tokenizzazione, che nella sua visione può contribuire a modernizzare l’infrastruttura finanziaria, semplificando emissione, negoziazione e detenzione degli strumenti e favorendo nel tempo un accesso più ampio anche a segmenti finora rimasti ai margini per il retail, come infrastrutture e credito privato.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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