Liquidità: nei fondi mai così alta da attacco a Torri Gemelle

Liquidità: nei fondi mai così alta da attacco a Torri Gemelle

Liquidità: nei fondi mai così alta da attacco a Torri Gemelle

Era dall’attacco alle Torri Gemelle avvenuto l’11 settembre del 2001 che i gestori dei fondi non tenevano un livello così alto di liquidità nei portafogli d’investimento. In base ai dati di Bank of America, che ha raccolto le informazioni di 288 tra fondi pensioni, compagnie assicurative, gestori patrimoniali ed hedge fund che insieme amministrano assets per circa 833 miliardi di dollari, in media il denaro in contanti è cresciuto del 6,1% annuo. 

Ad alimentare il ricorso alla cassa le prospettive sui mercati azionari che si sono gradualmente deteriorate, con una Federal Reserve che si mostra sempre più aggressiva e il quadro geopolitico che non fornisce segnali rassicuranti in tema della guerra Russia-Ucraina. Proprio nella giornata di ieri il Governatore della Banca Centrale USA, Jerome Powell, ha ribadito che l’istituto monetario non allenterà la sua politica fino a quando l’inflazione non dà segni evidenti di discesa. 

Le preoccupazioni dei fondi vertono anche sulle aspettative sugli utili aziendali. Il 66% dei gestori ha affermato di aspettarsi un calo dei profitti a un livello che non si vedeva dalla grande crisi del 2008 o dal crollo delle dot-com di inizio millennio.

 

Investimenti: più liquidità e meno azioni

Le previsioni degli utili aziendali erano state riviste dagli analisti di Wall Street all’inizio di gennaio di quest’anno. Tutto ciò ha sicuramente peggiorato il sentiment degli investitori ma ora, secondo Michael Hartnett, chief investment strategist di Bank of America, questo è diventato estremamente ribassista. Al riguardo, infatti, le azioni erano sottopesate nel 13% dei gestori ad aprile, rispetto a un 6% di quelli che le sovrappesavano. Hartnett ha precisato che basterebbe una piccola notizia positiva per innescare un breve rally di mercato, ma che il minimo per le azioni non sia stato ancora raggiunto.

Christian Mueller-Glissmann, strategist di Goldman Sachs a Londra, ha sostenuto che gli investitori sono molto preoccupati dell’impatto che l’inflazione avrà sulle azioni, dal momento che si è stabilita una correlazione negativa tra i prezzi al consumo e i titoli a rischio. La banca d’affari americana a inizio settimana ha declassato le azioni a un livello neutrale da qui a 3 mesi, mentre mantiene una posizione di sovrappeso sulla liquidità.

Un’inflazione che persiste a rimanere elevata mette seriamente in dubbio la capacità della Fed di evitare una recessione per l’economia statunitense, secondo Richard Dunbar, responsabile della ricerca multi-asset presso Abrdn. L’esperto sostiene che gli investitori ancora non abbiano scontato una recessione, ma serpeggia un certo pessimismo in merito all’atterraggio morbido indicato da Jerome Powell nell’ultima riunione della Banca Centrale a stelle e strisce.

 

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